Da Azione un appello a trovare la forza per affrontare insieme il tema dell’accoglienza dei lavoratori migranti

Giacomo Prandi segretario provinciale di Azione
Giacomo Prandi segretario provinciale di Azione

Comunicato stampa 

ALBA – L’incendio scoppiato venerdì sera nell’ex centrale del latte, in via San Rocco ad Alba, riporta al centro dell’attenzione il tema dell’accoglienza e della situazione abitativa dei lavoratori migranti. L’edificio abbandonato, alle spalle della sede Egea e al confine con il parco Tanaro, era da tempo il rifugio di persone senza fissa dimora, lavoratori di origine straniera.

«Il nostro primo pensiero va alle persone che in quella struttura avevano trovato riparo», dichiara Massimo Giachino, segretario cittadino di Azione Alba. «Parliamo di uomini che spesso lavorano nelle nostre vigne, nei nostri campi e nelle cucine dei nostri ristoranti, contribuendo ogni giorno all’economia e all’immagine di un territorio conosciuto nel mondo, ma che la sera non hanno un posto dignitoso dove tornare. Un ringraziamento sincero va ai Vigili del fuoco, ai Carabinieri e ai soccorritori che hanno lavorato per ore in condizioni difficili».

«Non è la prima volta che questa realtà emerge in modo drammatico», prosegue Giachino. «Meno di due anni fa la morte di Issa Loum e Mamadou Saliou Diallo, asfissiati nel rifugio di fortuna che si erano ricavati per ripararsi dal freddo, aveva già acceso i riflettori sulla situazione abitativa della nostra città e più recentemente le minacce ricevute da don Dodo Degiorgis. Le cause sono note e si sono accumulate negli anni: affitti molto alti, pochissimi immobili disponibili, scarse tutele per i proprietari che vorrebbero affittare, difficoltà ancora maggiori per le persone straniere nel trovare casa. A questo si aggiunge un fabbisogno strutturale di manodopera stagionale per l’agricoltura, che non può reggersi su un sistema di prima accoglienza affidato quasi interamente al centro di via Pola, benché negli alti ci siano stati alcuni progressi».

«Sarebbe facile, e sbagliato, trasformare questa vicenda nell’ennesimo scontro tra chi amministra oggi e chi ha amministrato ieri», afferma Giacomo Prandi, segretario provinciale di Azione. «Il tema dell’accoglienza dei lavoratori migranti ad Alba non nasce oggi: attraversa più mandati amministrativi e chiama in causa responsabilità che non sono soltanto del Comune. Riguarda la Prefettura, la Regione, l’Asl, il consorzio socio-assistenziale, le associazioni di categoria agricole, le imprese che impiegano questi lavoratori, i sindacati, il terzo settore e il volontariato, che da anni svolge un lavoro prezioso spesso in solitudine. Nessuno, da solo, ha gli strumenti per risolvere un problema così complesso; tutti, insieme, possono farlo».

«Alba è una comunità capace di fare cose straordinarie», aggiunge Prandi. «Lo ha dimostrato nella capacità di fare impresa, di costruire eccellenze riconosciute a livello internazionale, di prendersi cura di chi è in difficoltà. Proprio per questo deve trovare anche la forza e il coraggio di guardare in faccia le fragilità che la accompagnano da troppo tempo, senza nasconderle e senza usarle come terreno di polemica».

«Le proposte avanzate da Azione – continuano Giachino e Prandi – sono già pubbliche da tempo: un fondo di garanzia per favorire l’incontro tra proprietari e inquilini, tutelando entrambi; una collaborazione strutturata con le realtà del terzo settore che si occupano di accoglienza e integrazione; soluzioni di co-housing e di accoglienza diffusa; il coinvolgimento diretto delle imprese che beneficiano del lavoro stagionale nella ricerca di alloggi adeguati; un monitoraggio degli edifici abbandonati, che oggi rappresentano un rischio per chi vi trova riparo e per l’intera città. Alcune di queste cose già vengono in parte fatte o si sta lavorando per farle ma perché siano davvero utili c’è davvero bisogno dell’aiuto di tutti e noi nel nostro piccolo cerchiamo di fare la nostra parte, sia in contributo di proposte concrete che di azioni utili».

«Serve il tempo per lavorare e serve la responsabilità di tutti», concludono Prandi e Giachino. «Le persone che hanno dormito in quell’edificio e le tante altre che vivono nel silenzio in quelle condizioni, meritano una risposta seria, non una polemica».

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