Le Laudato si’ sulle minacce a don Dodo della Caritas: «Si facciano i nomi dei produttori e di chi alimenta il sistema di sfruttamento dei lavoratori stagionali»

Continua a suscitare indignazione quanto accaduto nei giorni scorsi

Un pranzo di Natale con la Caritas per stare vicino ai più fragili
Don Domenico Degiorgis direttore della Caritas albese.

ALBA – Sulle minacce nei confronti di don Domenico Degiorgis, a cui è stato intimato di non parlare più di caporalato, intervengono anche le comunità Laudato si’ piemontesi: Alba, Bra, Alpignano,  Nichelino – Stupinigi, Pinerolo, Cherasco,  Fossano, Antignano.

Questa la nota congiunta che hanno diffuso:

Le minacce arrivate a Don Dodo, responsabile della Caritas di Alba dai “caporali” che gestiscono il lavoro illegale nelle vigne dei paesi delle Langhe è lo specchio di una situazione che va avanti da anni e che diventa sempre più difficile ed insostenibile.

Ci chiediamo, noi delle Comunità Laudati Sì, come sia possibile che in una area ricca come le Langhe, dove l’economia è basata sulla produzione di vino che spesso viene venduto nelle enoteche a cifre che arrivano anche a 50-100 euro a bottiglia, non ci siano le risorse per un’accoglienza stabile e dignitosa per chi contribuisce alla ricchezza di questa parte d’Italia.

I braccianti stranieri sono necessari perché gli italiani non vogliono più lavorare nelle vigne e quei ragazzi italiani che ancora fanno le vendemmie vanno in Francia dove sono accolti e pagati bene.

Noi come Laudato Sì abbiamo precedentemente denunciato questa ingiustizia, ricordo che già 4-5 anni fa andammo di persona a vedere le “case” di cartone sulle rive del Tanaro dove “alloggiavano” i braccianti che lavoravano nelle vigne durante la vendemmia.

Certamente va tutta la nostra solidarietà a Don Dodo che si batte, anche a rischio personale, per denunciare questo stato di cose. Molti a tutti i livelli istituzionali si voltano dall’altra parte per far finta di non vedere e perciò di intervenire.

Certo ci sono molti viticultori che agiscono nella legalità e si preoccupano della situazione dei loro lavoranti ma molti altri preferiscono affidarsi a loschi figuri per avere braccianti pagati pochi euro che vivono in situazioni di fortuna. Don Dodo parla di posti affittati a 150 euro con materassi gettati per terra e con scarse strutture igieniche!

Ci piacerebbe sapere chi sono, nomi e cognomi, dei produttori e il sistema di contatto che hanno con le false cooperative e con i “caporali” che gestiscono l’immondo traffico.

I carabinieri si sono attivati negli anni ma, in considerazione delle minacce ricevute da Don Dodo, molto probabilmente c’è un muro di gomma e zone grigie che non si riesce a scalfire.

Per quanto riguarda Alba ci chiediamo come sia possibile che con il susseguirsi di varie amministrazioni comunali ogni anno ci si trovi in una situazione di emergenza e non si sia costruito un progetto per dare una soluzione permanente e definitiva a questa problematica.

Un progetto che si basi su una struttura adeguata ad accogliere dignitosamente chi lavora anche per la nostra ricchezza.

La Caritas non può da sola risolvere il problema né fare da foglia di fico per mascherare l’inettitudine delle istituzioni.

La regione, le amministrazioni non possono fare più finta di niente. Eppure sul nostro territorio strutture tipo capannoni non usati ve ne sono che potrebbero essere attrezzati all’uopo ed essere utilizzate come strutture permanenti.

Ci vuole il coraggio di fare delle scelte e investire in questi progetti. Intanto perché non usare qui ad Alba il vecchio ospedale in disuso dove vi sono camerate e servizi igienici adeguati per l’ospitalità. mentre si lavora per costruire il progetto. L’ospedale vecchio è gestito dalla Regione? Si faccia pressione perché lo metta a disposizione, non credo che sia un problema insormontabile visto che la Regione si mette sempre in mostra sulle problematiche del vino.

Si coinvolgano le associazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e Cia che si mettano in gioco attivamente e che stanzino le risorse finanziarie che non mancano, per un progetto permanente. Se non ci sono case per accogliere si usino le strutture come i capannoni.

È tempo di agire.

 

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