di Elisa Rossanino
CANALE – Era il 9 dicembre del 2024 quando nel Tribunale astigiano si metteva la parola fine al procedimento che vedeva alla sbarra il titolare di un’azienda agricola con sede a Canale dove nel maggio del 2019 aveva perso la vita Giacomo Rosso (23 anni).
Il giovane dipendente stava spostando una rotoballa alla guida di un mezzo agricolo munito di forche quando sarebbe stato colpito dalle pale del mezzo. Le condizioni del ragazzo erano apparse da subito disperate. Trasportato in elisoccorso al Cto di Torino privo di coscienza, era deceduto dopo alcuni giorni di ricovero.
Una tragedia per cui la giudice Roberta Dematteis aveva condannato il titolare a un anno e sei mesi di reclusione con i doppi benefici di legge riducendo di qualche mese la richiesta mossa dalla pubblica ministera Laura Deodato.
Oggi la vicenda si riapre con nuovi sviluppi processuali. L’imputato, rappresentato dall’avvocato Roberto Ponzio, aveva impugnato la sentenza davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Torino che a gennaio di quest’anno aveva però confermato la sentenza astigiana. Una convalida che aveva dato vita a un secondo ricorso presentato dalla difesa davanti alla Corte di cassazione. La Suprema corte ha riesaminato la vicenda aprendo nuove possibilità.
In particolare, all’udienza di martedì 27 ottobre, la quarta sezione della Cassazione ha annullato la sentenza impugnata rinviando per un nuovo giudizio a un’altra sezione della Corte d’appello di Torino.
Commenta l’avvocato: «Le ragioni su cui si fonda l’annullamento saranno note quando saranno depositate le motivazioni. Allo stato si può soltanto rilevare che è stato accolto il nostro motivo di ricorso con cui lamentavamo che la dinamica dell’infortunio fatta propria dalla Corte d’appello di Torino rappresenta una ricostruzione ipotetica e contrastante con le risultanze processuali. La morte di una giovane vita è un evento angosciante e impone il massimo rigore istruttorio nell’accertamento del fatto, ma ciò non significa che comunque ci debba essere un colpevole da punire. Adesso gli atti verranno trasmessi a una diversa sezione della Corte d’appello di Torino, la quale dovrà giudicare nuovamente il fatto, tenendo conto dei principi che la Corte di cassazione indicherà con la motivazione della sentenza».

