PENSIERO PER DOMENICA – PRIMA DI AVVENTO – 30 NOVEMBRE
Inizia questa domenica l’Avvento, che dovrebbe essere tempo di attesa e speranza. Invece la tentazione di cedere all’angoscia del domani è forte se pensiamo agli scenari di guerra che i mezzi di informazione fanno scorrere davanti ai nostri occhi. La profezia di Isaia non s’è realizzata; la pace è sempre più lontana. Nonostante tutto, le letture della Messa ci indicano tre itinerari di speranza.

Coltivare il sogno di pace di Isaia. Non conosciamo la data precisa della profezia di Isaia (2,1-5). Sappiamo che ha conosciuto la guerra dal vivo: un anno di assedio di Gerusalemme a opera dell’assiro Sennacherib. Con la guerra alle porte, Isaia proclama: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri; delle loro lance faranno falci». Il suo sogno ha attraversato la storia. In certi momenti, è sembrato sul punto di realizzarsi. Oggi pare improponibile. Il mondo va da tutt’altra parte: nei Paesi in guerra e da noi, le industrie si convertono alla guerra. Si guadagna molto di più! Credere che la pace sia possibile è sperare contro ogni speranza, è la sfida della fede: la pace vera è dono di Dio, da invocare, accogliere e seminare nella storia.
Saper leggere i segni dei tempi, perché la speranza cammina con i piedi per terra. Tale lettura ha spinto papa Giovanni XXIII a convocare il Concilio e guidare i padri nella stesura della Gaudium et spes (n. 4, 11). Ma l’espressione risale allo stesso Gesù (Lc 12,56). Nel Vangelo di oggi (Mt 24,27-34) Gesù accusa i suoi contemporanei di non saper leggere i segni dei tempi, come i contemporanei di Noè che «mangiavano e bevevano» mentre stava arrivando il diluvio. Noi corriamo lo stesso rischio. Papa Francesco ha tentato invano di richiamare l’umanità e i credenti a cogliere la gravità di problemi quali la crisi ecologica, la fine della fratellanza, la morte del sentimento della compassione di fronte al dolore. Non lo abbiamo ascoltato da vivo: ora ci rimane il suo “testamento”.
Lasciare che il Vangelo ci dia la sveglia. Il richiamo di Paolo ai Romani (13,11-14): «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno» ha un duplice risvolto. Dal punto di vista psicologico è noto che nel dormiveglia i problemi si complicano, mentre da svegli è più facile trovare il bandolo della matassa. Dal punto di vista spirituale, agire da svegli significa evitare quei comportamenti che prediligono la penombra: disonestà, orge e ubriachezze, contese e gelosie… Il rimedio è «rivestirsi del Signore Gesù»: imitare lui, copiare lui. La strada che la Chiesa ci indica è semplice: lasciarci interpellare e guidare dal Vangelo.
Lidia e Battista Galvagno
