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Sanremo 2026: in gara anche il neivese Pietro Celona, autore e produttore del brano di Elettra Lamborghini

Dal classico Govone a Milano, la musica è stata il filo conduttore della sua crescita personale e professionale

Sanremo 2026: in gara anche il neivese Pietro Celona, autore e produttore del brano di Elettra Lamborghini

di Pietro Battaglia

SANREMOÈ la grande settimana del Festival di Sanremo, il settantaseiesimo. E tra i protagonisti ci sarà anche un langhetto, Pietro Celona, autore e produttore del brano interpretato da Elettra Lamborgini, Voilà, tra i trenta big in gara.

Classe ’97, in arte “Celo”, cresciuto tra Neive e Alba, Celona si sta sempre più affermando nel panorama della musica italiana. Dopo essersi diplomato al liceo classico Govone, si è trasferito a Milano, dove ha studiato al Sae (tecnico del suono). Nel frattempo, ha iniziato la sua carriera nel campo della musica, che lo ha portato a girare l’Italia e a conoscere molti degli artisti con cui oggi collabora.

Oltre al brano per Elettra Lamborghini, Celona ha lavorato anche al pezzo per la serata delle cover interpretato da Alfa ed Enrico Nigiotti: En e Xanax, un successo di Samuele Bersani del 2013. Lo abbiamo intervistato.

Come si entra in questo mondo, Pietro?

«A 16 anni ho iniziato come Dj, poi sono passato, per passione, alla produzione. Tutto è partito come un hobby e mi sarei mai aspettato che potesse diventare un lavoro. Ho cominciato dalle collaborazioni con artisti più di nicchia, per poi passare a nomi sempre più importanti».

In cosa consiste il lavoro?

«In un primo momento mi concentravo solo sulle basi, mentre ora mi occupo anche di testi e di melodie vocali. Il mio compito è “cucire” la canzone, ordinando le idee e unendo i pezzi delle basi registrate. Serve molta creatività, ma anche pragmatismo».

Chi sono i tuoi riferimenti in questo settore?

«Nella prima fase della mia carriera, mi sono ispirato molto a Kalvin Harris. Con il tempo, mi sono avvicinato anche ad altri produttori. In questo momento, mi piace moltissimo Daniel Nigro, un americano un po’ rivoluzionario, fuori dagli schemi. Tra gli italiani, senza dubbio Andrea Lazlo De Simone e soprattutto il mio idolo di sempre: Francesco De Gregori».

Quando c’è stata la consacrazione e hai iniziato a lavorare con i grandi?

«Un progetto ha segnato la svolta: il brano Bella fregatura, di Ernia. Poi, da lì, è stato tutto in discesa. Nel 2024 ho conosciuto Alfa ed è nato un vero e proprio sodalizio: ho lavorato al suo ultimo disco e a diversi singoli, come A me mi piace, Vabbè ciao e Filo rosso. L’aspetto più bello è che siamo diventati anche molto amici, così come con Enrico Nigiotti: con loro, ho un legame speciale. Altre collaborazioni prestigiose sono state quelle avviate con Alessandra Amoroso, Rkomi, Dargen D’Amico e Francesca Michielin».

Come si costruisce una nuova canzone?

«Ognuno di questi artisti ha il suo metodo e ogni volta dobbiamo trovare la via migliore. Alcuni preferiscono ricevere delle proposte e delle idee già sviluppate, per poi modificarle mettendoci del loro. Altri, invece, preferiscono iniziare il processo creativo in autonomia. Nel creare la canzone, si cerca sempre una scintilla e il come farla scoccare dipende da molti fattori. A volte nasce da un suono, altre da una parola o da un episodio della propria vita. Non c’è una ricetta, ma una delle prime cose che ho imparato è che la scrittura musicale va allenata come un muscolo: è necessario tenerla sempre in esercizio».

Riesci a tornare in Langa?

«Ritorno spesso, anche se non riesco a fermarmi molto. Mi è capitato di portare con me anche alcuni artisti con cui ho scritto brani, per lavorarci insieme. Sto cercando di costruire uno studio di registrazione a casa mia, ma questo sogno sta procedendo a rilento, per via dei tanti impegni. L’idea è quella di attrezzarlo così da potere restare in Langa anche per tre o quattro mesi, quando possibile».

Un tuo brano (da stasera, ndr) sarà al Festival di Sanremo: che cosa provi?

«È una grandissima emozione. L’atmosfera è incredibile: mi ha stupito la grande frenesia che ruota attorno al Festival, ma allo stesso tempo la ricerca della perfezione. Si percepisce un senso di responsabilità nel voler offrire il migliore evento possibile al pubblico. Certo, l’ansia c’è, perché è un contesto nuovo, in cui dovrò imparare ad ambientarmi».

E l’Ariston?

«Quando sono entrato per la prima volta nel teatro, vuoto, l’ho percepito come piccolo, ma allo stesso tempo maestoso. Si respira tutta l’importanza dell’evento che si prepara ad accogliere».

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