Ultime notizie

Sanremo 2026: le pagelle dopo il primo ascolto delle canzoni selezionate da Carlo Conti

Sanremo 2026: le pagelle del primo ascolto delle canzoni selezionate da Carlo Conti

dal nostro inviato Pierangelo Vacchetto

SANREMO 2026 – Il primo ascolto delle canzoni selezionate di Carlo Conti è sempre un momento delicato, sospeso tra istinto e cautela, un esercizio di equilibrio tra emozione e razionalità. Le prove al teatro Ariston non sono soltanto un passaggio tecnico, ma rappresentano il battesimo pubblico dei brani, il loro primo vero incontro con uno spazio fisico, il primo vero contatto tra i brani e la loro dimensione scenica, tra la scrittura musicale e il respiro del palco. È qui che le canzoni iniziano a prendere corpo, a misurarsi con il silenzio della sala, con l’attesa che precede ogni attacco, con quell’energia particolare che si avverte solo quando la musica viene condivisa nello stesso spazio. È un ascolto unico, irripetibile, che porta con sé entusiasmo.

Ascoltarle per la prima volta in teatro significa lasciarsi attraversare da sensazioni contrastanti: la curiosità per ciò che verrà, la sorpresa di un arrangiamento che funziona dal vivo più di quanto immaginato, ma anche la difficoltà di mantenere una concentrazione assoluta. Essere seduti su una poltrona dell’Ariston comporta inevitabilmente una componente emotiva, il peso della storia del Festival, il contesto solenne, la consapevolezza del momento, e una parte di distrazione, fatta di dettagli, movimenti, sguardi e pensieri che si sovrappongono all’ascolto puro. Proprio per questo, anche per il ruolo che ricopro all’interno della giuria, questa non vuole e non può essere una classifica né tantomeno un giudizio espresso in voti. Sarebbe scorretto anticipare preferenze o gerarchie quando le canzoni devono ancora compiere il loro percorso naturale, fatto di ascolti ripetuti, contesto televisivo e risposta del pubblico. Quella che segue è quindi una fotografia del momento: impressioni a caldo, sensazioni istintive, spunti emersi durante un primo ascolto dal vivo, consapevoli che il Festival di Sanremo è un organismo vivo, capace di trasformare un brano sera dopo sera e di rivelarne il senso più profondo solo con il tempo, l’ascolto ripetuto e l’incontro con il pubblico televisivo saprà ribaltare certezze e confermare intuizioni.

Dargen D’Amico con AI AI

Parte in sordina per scatenarsi “Sai, se metti le canzoni giuste la festa vola come Nureyev. In Italia, troppa arte piedi più belli delle scarpe. Prendiamo un giorno di riposo dai, trova il mood, Carlos Raposo” dice tra le parole del testo. Una ballata che sicuramente potrà diventare un piccolo tormentone. Ritmo sostenuto nel pieno stile dell’autore. Piacevole ed orecchiabile con qualche riferimento al sociale da cogliere nel testo

Chiello con Ti penso sempre

Racconta quasi sottovoce il fatto di pensarsi per alzare il tono per chiedersi “Quindi amarsi a cosa serve? Se finiamo per odiarci. Quanto tempo che si perde a dirsi ti amo e dopo addio”. Un piacevole giro di chitarra per un brano che strizza l’occhio agli anni Novanta.

Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare

Il ritorno di Nigiotti a Sanremo “mentre Il tempo vola l’ho già detto anche in un orologio rotto. E mentre fuori scoppia un altro inferno, da qualche parte adesso è già domani, qualcuno è pronto e qualcun altro è perso”. Un brano in stile canzone d’autore con un grande quadrante di un orologio alle spalle. “Questa mania che deve andare solo bene, A chi mi salva ogni volta che tocco il fondo. A chi comunque vada mi rimane accanto . E se questa vita è un viaggio meno male siete qui ogni volta che non so volare”. Musica avvolgente e piacevole con un buon arrangiamento.

Ermal Meta con Stella Stellina

Il racconto di una giovane vita stroncata dalla brutalità umana raccontata in uno stille di ballata tradizionale. “Stella stellina la notte si avvicina. Non basta una preghiera per non pensarci più. Dalla collina verrà una primavera nel vento della sera ci sarai pure tu. Non ti ho dimenticato. Aspetto il tuo ritorno come le farfalle hai vissuto solo un giorno”. Il testo è stato giudicato il migliore dall’Accademia della crusca e Ermal lo canta ripescando nelle melodie della sua terra d’origine elaborandole in uno stile etnico moderno, ma che conserva tutta la drammaticità del testo e tra i presenti in sala si sente canticchiare Stella stellina…..

Fedez e Marco Masini con Male necessario

Ognuno dei due si racconta nel proprio stile la canzone “Dal silenzio che è un rumore, da tutto questo male necessario dovrei separare l’ego dall’io. Ma non siamo fatti per essere fragili ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi. Ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene. Se è vero che siamo solo di passaggio il vero obiettivo non può essere la meta, ma imparare a godersi il viaggio”. Alla fine il risultato è piacevole e rimane. Fedez racconta la sua vulnerabilità mentre Masini è bravo e dà ampiezza al pezzo costruito bene per il festival.

Francesco Renga con Il meglio di me

Sai sono ritornato là dove le paure nascono. Non scapperò come ho sempre fatto ma se lo vorrai ti lascerò la mano che ancora non so camminare in mezzo alle piccole cose”. Un Renga che usa la sua voce in un ritornello in cui dà il meglio di sé. Ritmo accattivante scandito da un finale con la dolcezza di una chitarra classica.

Fulminacci con Stupida sfortuna

Sanremo trasforma Fulminacci che si presenta in giacca e cravatta. “Proverò dentro ad una foto sotto l’acqua mentre nuoto. Nella sabbia e nel cemento dentro un cinema all’aperto come un’allucinazione in mezzo a tutte le persone che vanno chissà dove”. Stupida sfortuna è una ballata perfetta nella sua classicità.

Arisa con Magica favola

Tranquilla ballata sentimentale quasi una ninna nanna all’inizio “A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore. A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore. Con l’adolescenza io ho capito che cos’era la passione che non c’entra con il cuore, si confonde col dolore. Se finisse il mondo … Chiamerei mio padre solamente per ridirgli che mi manca”. La voce di Arisa piano piano si apre per raccontare la sua magica favola.

Bambole di pezza con Resta con me

Parte subito il brano “E a volte per cambiare tutto basta una parola, per diventare ciò che sono ho camminato sola. Sono una donna che non guarda in faccia niente. Mi hanno guardata male ma è il giudizio della gente”. Con la voce tra un rock pieno fatto di sonorità che fanno capire che a Sanremo si può anche fare musica. “Resta con me in questi tempi di odio. Tu resta con me anche se tutto questo ci cambierà . adesso sono io a dirti che ho bisogno” Anche l’esibizione delle cinque componenti è in pieno stile rocker tra il classico e il futuro.

Lda e Aka 7even con Poesie clandestine

Se bastasse una sola canzone per vivere un attino, eternamente sarei condannato ad una folle bugia. La storia d’amore come metropoli solitaria, un luogo immenso e deserto, pieno di strade ma vuoto di compagnia. Tu verrai sempre prima di me, prima di lei perché solo così ci sentiamo a casa. Bella da farmi mancare l’aria tu se Napoli sotterranea”. Ed è proprio Napoli che emerge dal loro reggaeton, musica spinta da sei tamburi sul palco a dare ritmo e consistenza alle loro parole che potrebbe diventare un tormentone.

Ditonellapiaga con Che fastidio!

Ritmo incalzante con gruppo di ballerini l’esibizione strappa qualche applauso a tempo dai giornalisti in sala. “Io non so più cos’è normale, o un allucinazione se sono matta io non è che ho voglia di litigare La moda di Milano (che fastidio!) lo snob romano (che fastidio!), il sogno americano (che fastidio!) e il politico italiano (che fastidio!) la musica tribale (che fastidio!)”, Certamente sarà ascoltata in quanto non dà fastidio vista la bella produzione elettronica.

Eddie Brock con Avvoltoi

Una dolce ballata con chitarra stile anni Ottanta per poi arrabbiarsi per dire “Ma lo sai che scegli sempre quello che ti farà male e resti sola dentro un letto da rifare perché è più facile per te farti spogliare che spogliarti il cuore”. Se Sanremo vuol dire richiamare sonorità che evocano ritmi nel nostro cuore questo brano, applaudito dalla parte giovane della stampa avrà sicuramente presa.

J-Ax con Italia Starter pack

Parte con l’orchestra che batte le mani a ritmo per poi consegnare a Sanremo un attacco country con  banjo e violino e ballerine cheerleader. “Sto paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa. Meglio essere fuori che finire dentro tutti hanno qualcosa da nascondere Santi in paradiso non ce n’è al momento più che avere fede serve un complice. ”. Lui con occhiale nero bastone e cappello nero conferma, con un approccio ironico, che un po’ di cu.. serve sempre nella vita.

Leo Gassmann con Naturale

Ballata in crescendo ben interpretata con una musica da film “Non so fare le valigie e lei vuole partire. Io che sognavo strade aperte tra le gallerie, volevo una casa francese sulle Tuileries.ma lei odiava i quadri e le piramidi. E noi ci siamo trovati, lasciati poi ritrovati con altri. Riempiti di baci che mi sembravano schiaffi e non ne vale la pena”.

Levante con Sei tu

Sento che sorrido e io non l’ho deciso. La vista mi abbandona un po’. Cerco la mia postura divento la mia paura. Mi trema anche al gola la voce non mi trova le mani ora mi ingannano è così ci si innamora” canta in un crescendo di voce e musica per spiegare che cos’è l’amore. Levante dimostra di essere cresciuta sia nella voce che nella presenza scenica e i giornalisti apprezzano.

Luchè con Labirinto

Nel suo stile da rapper che cerca il pop racconta, con una bella produzione “Io non so come ci si lega ma so bene quanto vale un contratto nulla è per sempre… potevamo rimanere in contatto e invece niente siamo polvere sui mobili dentro una casa vuota l’orgoglio è un brutto vizio… Non conta l’ego contano i concetti  nessuno l’ha capito competiamo con noi stessi forse più salgo in alto più non vedo i miei difetti”. Addomestica i suoi ritmi trap per poter entrare in sintonia con l’orchestra.

Malika Ayane con Animali notturni

Samba raffinata e voce equilibrata e perfetta che mette tutti d’accordo “Siamo tutti in pace con i sensi degli altri con i nostri invece non sappiamo che farci. Anche nei vicoli vicinissimi non riusciamo a trovarci e vorrei sapere cosa fai. Lo vedi la strada è una giungla puntiamo alla luna come animali notturni”.  Si conferma una delle artiste più sensibili e raffinate del panorama musicale italiano.

Mara Sattei con Le cose che no sai di me

Sembra facile questa vita che mischia tutte le carte. Noi bambini che pensano a ridere con dentro sogni giganti e ci addormentiamo qui davanti ad un film. Tu resta qui tutte le notti a dirsi le cose che non sai di me. La voce tua nei giorni tristi guarisce il mio disordine”. Canzone sanremese in un crescendo tra voce e orchestra che parte quasi da una ninna nanna per salire in un crescendo che mette in luce la sua pregevole voce..

Maria Antonietta e Colombre con La felicità e basta

La coppia funziona ritmo e assonanze a coppie che hanno calcato con ottimi risultati il palco dell’Ariston. “E’ più facile perdonarci, se tieni a mente siamo tutti debuttanti. Sii te stessa e andrà tutto bene diceva la supermodella con la pelle splendida. Passo a prenderti baby, Che cosa credi? Credo che la felicità ce la prendiamo e basta”. Strofe alternate e ritornello cantato insieme per un buon pezzo.

Nayt con Prima che

Nayt racconta “Senza oggetti o costumi, progetti immaginare i posteri costretti al presente. Sfuggirci ubriachi o con i postumi chi aspetti? Io nessuno a salvarci. Fissare il mura e stancarsi, trovare un buco e saltarci. Io non credo a chi mi chiama, credo abbia sbagliato nome”. In un rap che rimane fedele a se stesso con un crescendo  “Prima di essere scontato o di essere scordato prima di essere qualcuno che vuol essere ascoltato. Prima che tu faccia un post, prima che controlli i like, prima che tu dia potere agli altri”. E’ quasi una preghiera il come vorrei che tu vedessi me.

Raf con Ora e per sempre

Pezzo romantico in pieno stile Raf che conferma la sua classe nel proporre le sue ballate. “Un puntino in mezzo all’universo ero un alieno mi sento solo. Mi confondevo tra la gente perso dentro un astronave eternamente in volo. Mentre il mondo parlava al futuro me ne stavo fermo alla deriva e il mio viso sorrideva comunque ma il cuore no. Tra milioni di voci si nasconde la verità”. Si conferma un artista che sa catturare, un autore che ha attenzione per la sua musica e dagli anni Ottanta ora e per sempre.

Sal da Vinci con Per sempre si

Ritmo che fa ballare la sala e si prepara ad essere un tormentone “E’ cominciato tutto quanto dal principio io che per te ero solo un uomo sconosciuto poi diventato un re dal cuore innamorato Tu una regina ora vestita in bianco sposa. Abbiamo sognato figli in una grande casa e superato tutte le difficoltà perché un amore non è amore per la vita se non ha affrontato la più ripida salita”. Sono alcune frasi che hanno ritmato i giornalisti chiedendo il bis.

Samurai Jay con Ossessione

Altro classico reaggaeton che si abbina ad un intermezzo quasi cubano. “Nulla è per sempre ma il profumo tuo sulla mia pelle non passa mai, no mai. Sicuramente stai dormendo nel letto di un altro pure stasera. Scatta una foto poi mandale fammi vedere cosa indossi stasera poi facciamo l’alta marea sotto la luna piena. Non sei mai stata sincera non può durare una vita intera una storia se fa solo male”.

Saif con Tu mi piaci tanto

Sembra di avere dentro il ritmo di questa canzone, in stile Gaber nel ritmo. Pronta ad essere ben accolta con un crescendo di voce che finisce in un ritornello cantato con autotune.“Tu, figlio di un muratore l’Emilia che si allaga e la Liguria pure e intanto che si ride e che si fa l’amore le tue tasse vanno spese in un hotel a ore. Se ci armate noi non partiamo. Ho fatto una canzonetta è un fiore su una camionetta e le botte delle piazze le dimentichiamo”. Tu mi piaci e il pubblico applaude.

Serena Brancale con Qui con me

Si presenta alle prove con un abito bianco lungo con la sorella alla direzione dell’orchestra. Canzone, quasi un blues, dedicato alla sua mamma che non c’è più “C’è una canzone alla radio che suona e che parla di noi di quell’amore che resterà sempre, non passerà mai. E quando ti penso lo sento arrivare quel brivido dentro che attraversa il cuore, in questo silenzio sento la tua voce. Scalerei la terra e il cielo anche l’universo intero per averti ancora qui con me”. Completamente diversa dalla sua precedente esibizione sul palco dell’Ariston per raccontare in modo molto personale ed emozionante il suo rapporto con la madre.

Tommaso Paradiso con I romantici

Non tradisce il titolo l’interpretazione di Tommaso dicendo i romantici guardano il cielo. “Mi sveglio sotto la pioggia che cade spero mia figlia sia uguale a sua madre bellissima che non so come fa a stare con uno che di notte accende la televisione sempre lo stesso film, la stessa scena”. E’ sulla linea dell’autore un brano che non mancherà di andare bene. Classica che fa l’occhiolino a Venditti e agli anni Ottanta.

Tredici Pietro con Uomo che cade

L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo. Lo aspetto come l’ultima cena sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te”. Uno stile personale molto ben orchestrato il  brano con un ritmo che porta ad un ritornello e l’interpretazione è piena il contrario di cosa canta “E faccio un’altra figuraccia come un bambino scivolato su una piazza a volte siamo bravi a sparire per non rischiare di farci male”. Applausi convinti di una parte dei giornalisti per uno dei brani che bisognerà ascoltare con attenzione per coglierne le varie voci arrangiate con intelligenza e bravura.

Banner Gazzetta d'Alba