SANITÀ – Il Piemonte si muove sul piano internazionale per affrontare la carenza di personale sanitario. In queste ore una delegazione regionale, composta dall’Assessorato alla Sanità, dall’Ordine delle professioni infermieristiche e dall’Università del Piemonte Orientale, è impegnata a Tashkent, in Uzbekistan, nell’ambito del vertice dell’Asia Centrale.
L’obiettivo della visita è rafforzare i contatti già avviati durante il precedente incontro di Roma e sviluppare nuove collaborazioni con università disponibili ad attivare percorsi formativi anche in lingua italiana. Nella capitale uzbeka è già presente una sede del Politecnico e non mancano relazioni accademiche consolidate.
Il nodo resta quello della carenza di infermieri: in Piemonte ne mancano circa 6mila, mentre a livello globale l’Organizzazione mondiale della sanità stima un deficit di 2 milioni di professionisti. A pesare è soprattutto l’elevato numero di pensionamenti e un turnover che le attuali facoltà universitarie non riescono a compensare con i nuovi laureati.
Per garantire i livelli essenziali di assistenza e sostenere il ricambio generazionale negli ospedali, la Regione ha deciso di proseguire lungo la strada degli accordi internazionali. Dopo l’esperienza già avviata con l’Albania, l’attenzione si sposta ora sull’Uzbekistan, seguendo un modello già sperimentato in ambito agricolo dal governo italiano.
La strategia, precisano i promotori, non punta a reclutare manodopera a basso costo, ma a costruire percorsi universitari strutturati, con formazione clinica e linguistica sotto la supervisione dell’Ordine delle professioni infermieristiche. L’obiettivo è preparare professionisti qualificati interessati a lavorare nel sistema sanitario pubblico italiano.
«Non ci saranno grandi numeri nell’immediato – spiegano Luca Ragazzoni, delegato agli affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino, e Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità –. Si tratta di una strategia chiara e di lungo periodo. Dopo i risultati positivi della missione in Albania, che ha portato alla creazione di un double degree italo-albanese con l’Università di Argirocastro, affrontiamo ora con lo stesso approccio il percorso uzbeco».
Redazione
