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I primi 50 anni della cooperativa La Torre, prezioso presidio di cultura del territorio

La storica libreria taglia un traguardo importante: è l'occasione per ripercorrerne la storia attraverso le voci dei suoi protagonisti

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di Maria Grazia Olivero

ALBAEra il 22 marzo 1976, quando davanti al notaio albese Italo Ferrero, comparvero dieci persone per costituire la cooperativa libraria La torre. Si trattava, oltre che di Carlo Petrini, di Pier Giuseppe Cencio, Aldo Barberis, Francesca Pasquero, Anna Clerico, Giovanni Asteggiano, Piera Costa, Mario Castellengo, Giuseppe Rinaldi, Carlo Arpino e Mario Caraglio. Ognuno di loro versò una quota di cinquemila lire per dare avvio alla straordinaria avventura di un luogo della cultura e della socialità che oggi – dopo una serie di spostamenti – è attivo nella galleria Roberto Ponzio in via Maestra, dimostrando che la spinta ideale degli esordi non si è esaurita affatto con il tempo.

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Fulvio Prandi.

Spiega l’attuale presidente Fulvio Prandi: «La cooperativa libraria La torre di Alba è radicata su un bacino di mille e duecento soci, che le permettono di essere vitale, organizzando attività culturali in città e restando in piedi come libreria indipendente anche in questi tempi per nulla facili».

Un presidio di cultura

In effetti, le ultime ricerche di mercato delineano un quadro negativo per il comparto nel nostro Paese: nel 2025 le librerie on-line hanno perso il 3,9 per cento delle vendite a valore, la grande distribuzione il 4,2, mentre vanno meno peggio le librerie fisiche (indipendenti e di catena), che segnano meno 0,7 per cento sull’anno precedente. Tra queste ultime, però, sono in maggiore sofferenza proprio le indipendenti, che hanno ceduto su scala nazionale l’8,5 per cento.

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Il trasloco dei libri dalla sede di piazza Pertinace a quella attuale nella galleria.

Non è così per La torre. Prosegue Prandi: «Ad Alba riusciamo a chiudere i bilanci, registrando un fatturato in crescita, per la forza che viene dalla base e per l’impegno dei volontari che affiancano nel back office e nel front office i tre dipendenti a tempo parziale che abbiamo. Devo dire che occorre molto lavoro di squadra. Oltre a mettere a disposizione i volumi più aggiornati e interessanti e a organizzare incontri con gli autori, siamo presenti agli eventi, nel contempo creando sinergie, relazioni e visibilità, mentre la collaborazione con “Librerie.coop” avviata nel 2024, ci permette un maggiore margine d’azione».

Le iniziative

In occasione del primo mezzo secolo di vita – festeggiato in prima battuta con i soci sabato scorso a Fontanafredda – Fulvio Prandi resta ottimista: «Se il nostro Paese sconta uno dei più bassi indici di lettura d’Europa, noi continuiamo a credere che questo comparto possa generare un importante valore aggiunto, che non si esaurisce sul piano economico, ma guarda alla necessità di garantire anche ad Alba un luogo che promuova la lettura, l’incontro e la creazione di un legame tra conoscenza e territorio. Per questo abbiamo lanciato una campagna con l’obiettivo di arrivare a cento nuovi soci nel corso del 2026».

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La cena dei soci.
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La cena dei soci.

Prosegue il presidente: «Non sappiamo ancora con chiarezza che cosa accadrà con l’avvento dell’intelligenza artificiale, ma a mio avviso il libro di carta non è destinato a morire, anche se molte abitudini inevitabilmente muteranno. Resto convinto che i nostri elementi di forza – la base societaria, il volontariato, la spinta delle vendite esterne – ci permetteranno ancora a lungo di essere presenti e attirare interesse, nel rispetto dei nostri impegni statutari».

Si legge infatti nell’atto costitutivo del 1976, che registrava la sede in piazza Elvio Pertinace, al numero 3: «La società è retta con i principi della mutualità e si propone di dare in consultazione e vendere ai soci libri, pubblicazioni, dispense, materiale discografico e tutto il materiale che possa servire a facilitare la preparazione degli studenti e a elevare il livello di cultura».bDi passi per adempiere l’impegno la cooperativa libraria La torre ne ha fatti tanti e oggi può festeggiare in piena forma i suoi primi cinquant’anni.  

Il ricordo di Carlin Petrini

Dieci anni prima di dare vita a Slow food, era il 1976, un appena ventisettenne Carlo Petrini, mise in piedi, insieme a un gruppo di langaroli, la cooperativa libraria La torre di Alba, che in questi primi giorni della primavera ha compiuto mezzo secolo di vita.

Racconta Petrini, dipanando un pezzo di storia locale e personale: «Nel 1975 fui eletto consigliere comunale a Bra come unico rappresentante del Partito di unità proletaria, che si posizionava a sinistra del Pci. In quel periodo nacquero i comprensori – poi abbandonati, una connessione tra Comune e Provincia – tra i quali quello di Alba e Bra, dove iniziai a lavorare con Arnaldo Rivera, grande sindaco di Castiglione Falletto, uomo della Resistenza che aveva inventato la cantina Terre del Barolo».

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Nel contesto di fermento culturale e sociale di quegli anni Carlo Petrini conosce molti albesi vicini alla sinistra. Ancora Petrini: «Dall’amicizia e dallo scambio di opinioni nacque l’idea della libreria, un luogo per la cultura e l’incontro. Per trovare i fondi per aprirla ebbi l’opportunità di mettere a risorsa le conoscenze che avevo fino allora maturato: a dare manforte per la raccolta fondi della cooperativa libraria La torre arrivarono ad Alba artisti di fama, tra cui Dario Fo, Franca Rame e Francesco Guccini».

L’aneddoto su quest’ultimo va citato: «Invece del tartufo che si attendeva venendo ad Alba, a fine serata Guccini ebbe una pizza alla Bella Napoli, pure se devo aggiungere che recuperammo alla grande la trifola in un secondo momento, rinsaldando la nostra amicizia».

L’impegno di grandi persone

La cooperativa partì quindi in grande spolvero. Dieci soci, tra cui Petrini, firmarono l’atto fondativo di fronte al notaio Italo Ferrero il 22 marzo del 1976, mentre la libreria aprì i battenti al numero 3 di piazza Pertinace durante l’estate. Il gruppo intendeva proporsi come una presenza culturale e politica nuova sulla scena cittadina, uno spazio laico, democratico, progressista, di sinistra ma trasversale ai partiti, aperto ai movimenti e ai gruppi giovanili, ai comitati di quartiere, agli studenti e ai lavoratori.

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Checca Barberis.
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Piera Costa.

Riprende Petrini: «C’era entusiasmo, molte persone s’impegnarono, a cominciare da due donne straordinarie che hanno lasciato segni indelebili, Checca Barberis e Piera Costa. Anch’io lavorai per qualche tempo in libreria: socio fondatore e libraio. Ricordo il primo best seller alla Torre, Porci con le ali di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, ma anche, tra i tanti, i libri di Nuto Revelli, mentre il mondo della sinistra militante andava coagulandosi intorno a quella istituzione. Fu alla Torre che conobbi Fulvio Prandi, attuale presidente della cooperativa, Oscar Farinetti, Beppe e Pina Marcarino, con i quali collaborammo per l’Osteria dell’Unione di Treiso, dove, anni dopo, fu scritto il manifesto di Slow food. Come non ricordare, poi, l’amico barolista Beppe Rinaldi, detto Citrico, e tutta una serie di rapporti umani che fecero della libreria un centro di socialità oltre che di conoscenza».

Da La Torre a Slow food

Dopo qualche tempo Petrini lasciò il bancone ad Alba per cominciare la sua nuova avventura nel mondo del cibo: «All’inizio pochi compresero. Mi rendevo conto, però, dell’urgenza di una risposta culturale all’omologazione invasiva del fast food. Dieci anni dopo La torre, nel 1986, nacque Slow food, poi l’Università di Pollenzo e più tardi, sempre convinto delle mie idee, da uomo di sinistra instaurai un prezioso rapporto di amicizia con papa Francesco. Ho sempre incontrato persone che hanno creduto in me, ma ho realizzato tutto, a cominciare dall’avventura della cooperativa libraria albese, senza neanche disporre di fondi».

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