PENSIERO PER DOMENICA – PALME-PASSIONE DEL SIGNORE – 29 MARZO
Commentare il trionfo di Gesù o la sua passione-morte? È il dilemma della domenica delle Palme, ben espresso dalla liturgia che inizia fuori dalla chiesa e con la processione celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, per poi cambiare registro e fissare lo sguardo sulla fine di Gesù che lì si è consumata: un dramma anticipato dal “Servo” di Isaia (50,4-7), raccontato dettagliatamente da Matteo (26,14-27,66) e oggetto di riflessione di Paolo (Fil 2,6-11).

La sofferenza ci interpella tutti. Meditare la passione di Gesù è una scuola di vita, perché tutti, prima o poi, in forme diverse, siamo toccati dalla sofferenza e rischiamo di esserne schiacciati. Gesù non si è lasciato schiacciare: ha resistito al silenzio di Dio. Il grido di Gesù – «Dio mio, perché mi hai abbandonato?» – ritorna sulle labbra di Albert Camus, adolescente, che, dopo essere stato spettatore impotente della morte di un bambino, in un incidente stradale, fugge via e puntando il dito verso il cielo, grida: «Lo vedi? Quello tace!». Il rapporto con Dio di Camus è finito lì. Gesù invece non ha perso la fede, anzi in ogni passaggio del dramma ha seminato un germe di speranza.
Nella passione di Gesù ci sono sei scene. La cena pasquale non è un pasto di addio, ma la promessa che la presenza di Gesù continuerà. Nel Getsemani, Gesù, lasciato solo dai suoi amici, si fa compagno di cammino di chi vive il duplice dramma della sofferenza e della solitudine. Al momento dell’arresto, Gesù, invitando a riporre la spada nel fodero, si fa maestro di nonviolenza e di perdono. Forse è questo che ha salvato Pietro dalla disperazione, dopo il rinnegamento. Il processo giudaico diventa l’occasione della rivelazione messianica del «Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio». Il processo romano, di fronte a Pilato, evidenzia che la vox populi, specie se opportunamente manipolata non è vox Dei! Qui l’unica che “si salva” è una donna, la moglie di Pilato!
La scena finale, la crocifissione, pare segnare il trionfo di buio e caos (tenebra e terremoto) e vede attorno a Gesù l’umanità peggiore (crocifissori, bestemmiatori, coloro che irridono senza pietà un condannato a morte). Nel momento in cui il male sembra celebrare il suo trionfo si intravede l’apparire dei nuovi credenti (il soldato romano, un pagano, che cerca di dissetare il morente) e i morti che risorgono dai sepolcri: l’umanità liberata da Cristo. Comincia l’esaltazione di Gesù, a opera del Padre, cantata da Paolo. Dio non cancella la sofferenza; la vince.
Lidia e Battista Galvagno
