di Andrea Olimpi
CULTURA – Dal 2 aprile al 2 giugno 2026 la Corte di Palazzo Carignano ospita “Torino 4×4. Fotografie di una nuova era”, progetto promosso da Fondazione Boscolo e CAMERA Torino che mette in relazione fotografia, comunicazione e impegno sociale attraverso quattro autori e quattro realtà torinesi attive nei contesti della fragilità e dell’inclusione.
L’iniziativa, presentata oggi 31 marzo 2026 nella nella Corte di Palazzo Carignano a Torino, nasce come uno straordinario racconto visivo costruito attorno a quattro storie diverse ma convergenti. Il titolo richiama volutamente la capacità di muoversi su “terreni” complessi, proprio come fanno ogni giorno le realtà coinvolte nel progetto. In mostra, gli scatti di Fabio Bucciarelli seguono il percorso di Insuperabili, che utilizza il calcio come strumento di socializzazione e inclusione; le immagini di Enrico Gili accompagnano i sogni e le speranze delle persone seguite da Progetto Tenda, impegnato dal 1999 a Torino accanto a persone in emergenza abitativa e senza fissa dimora; le still life di Deka Mohamed Osman reinterpretano gli strumenti innovativi ideati da Hackability, associazione non profit che promuove l’inclusione delle persone con disabilità attraverso la co-progettazione di soluzioni tecnologiche personalizzate; le fotografie di Marco Rubiola danno forma all’immaginazione delle ragazze e dei ragazzi di Nove ¾, progetto di Fondazione Gruppo Abele dedicato ai giovani che vivono una condizione di ritiro sociale.
La mostra nasce dalla collaborazione tra Fondazione Boscolo, che ha co-progettato, sostenuto e finanziato l’iniziativa fin dalle prime fasi, CAMERA Torino e la factory PiazzaSanMarco. L’obiettivo è valorizzare arte e cultura non solo come strumenti espressivi, ma come vere leve di trasformazione e rigenerazione, capaci di attivare consapevolezza, bellezza e cambiamento.
Questa prima edizione di Torino 4×4, curata da Marco Rubiola, fondatore di PiazzaSanMarco, insieme a François Hébel, direttore artistico di CAMERA, rappresenta anche l’avvio di una mappatura più ampia delle realtà virtuose del territorio, destinata a proseguire con una nuova tappa già il prossimo anno.
L’esposizione è allestita nella corte di Palazzo Carignano grazie alla concessione delle Residenze Reali Sabaude – Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte, in collaborazione con il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. La scelta di uno spazio aperto, nel cuore della città, punta ad allargare il più possibile il pubblico e a condividere gli esiti di un lavoro che intreccia sensibilità artistica e impegno civile. La mostra fa inoltre parte del programma di EXPOSED Torino Photo Festival 2026.
Il progetto si fonda su una visione precisa: raccontare la città attraverso uno sguardo molteplice e contemporaneo, capace di riconoscere quelle energie silenziose che ogni giorno tengono viva Torino e ne immaginano il futuro. Nella presentazione della mostra, Fulvio e Cristina Boscolo spiegano come “Torino 4×4” nasca per osservare una realtà urbana che accoglie, include e immagina una nuova era, in cui diversità e impegno sociale diventano risorse socio-economiche fondamentali.
Tra i protagonisti del percorso espositivo c’è Nove ¾, nato nel giugno 2020 per offrire occasioni di accoglienza, risocializzazione e sostegno ai giovani tra i 16 e i 25 anni che vivono una condizione di ritiro sociale, comunemente associata al termine Hikikomori. Centrale è anche il lavoro di Hackability ETS, organizzazione non profit italiana che in dieci anni ha co-progettato oltre 400 soluzioni e distribuisce ogni anno circa 1.000 ausili a persone con disabilità, anziani e caregiver. Insuperabili, nato a Torino nel 2012, oggi conta 18 sedi in tutta Italia, oltre 900 atleti e più di 250 coach, con l’obiettivo di ridurre il divario tra sport e disabilità. Progetto Tenda, attivo dal 1999, sostiene invece percorsi di autonomia per richiedenti asilo, rifugiati, persone senza dimora, persone in precarietà abitativa e vittime di sfruttamento, favorendo l’inclusione sociale ed economica attraverso casa, lavoro e salute.
Molto forte anche il contributo dei fotografi coinvolti. Fabio Bucciarelli, specializzato in conflitti e diritti umani, ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui la Robert Capa Gold Medal, e nel 2025 ha pubblicato il libro Occupied Territories. Enrico Gili, colpito dal morbo di Parkinson nel 2011, utilizza la fotografia come terapia dal 2014 e ha sviluppato un proprio metodo per scattare a mano libera. Deka Mohamed Osman, visual artist, fotografa e videomaker italo-somala nata a Torino nel 1994, ha studiato allo IED e all’International Center of Photography di New York, lavorando anche come fotoreporter per Il Corriere della Sera a Torino. Marco Rubiola, attivo da anni nel campo dell’immagine e della comunicazione a impatto sociale, è stato tra i più stretti collaboratori di Oliviero Toscani.
Tra i testi che accompagnano il progetto emergono parole che definiscono bene il senso della mostra. Enrico Giliracconta: “Il filo conduttore del mio lavoro è stato il Sogno: quello che queste persone immaginano per il futuro. Per alcune è già realtà, per altre è un percorso in costruzione. Si è creata fin da subito una sintonia autentica, hanno accolto con entusiasmo anche le pose più particolari, necessarie a rappresentare il loro mondo interiore. Ho cercato di mettere la mia creatività al servizio delle loro storie e di restituire la forza e la delicatezza dei loro sogni. Ho scelto di realizzare il photoshoot di Progetto Tenda in studio per creare uno spazio protetto e privo di distrazioni, dove il rapporto umano fosse il centro del lavoro. Ora le immagini appartengono allo sguardo del pubblico: a ciascuno il compito di entrarvi e lasciarsi coinvolgere”.
Anche Marco Rubiola riflette sul lavoro svolto con i ragazzi di Nove ¾: “Le persone in ritiro sociale (hikikomori) hanno scelto di non esserci: difficile aspettarsi che volessero esporsi. Abbiamo iniziato con un workshop sull’immagine, analizzando come i fotografi costruiscono le proprie scene e i loro personaggi. Poi abbiamo guardato a mondi a loro più familiari, Anime e Pokémon, ragionando sulla tecnologia digitale, complice silenzioso del ritiro ma spesso appiglio e unica finestra sul mondo. Sono nati alcuni collage, piccoli mondi in A3, abitati da immagini e personaggi. Alla fine del percorso, più della metà dei ragazzi seguiti da Nove ¾ si è messo in gioco in prima persona: ognuno con la propria idea di partecipazione visiva e disponibilità al ritratto”.
Per Fabio Bucciarelli, il lavoro con Insuperabili è stato un cambio di prospettiva: “Da anni documento le piaghe della guerra e il dolore di chi rimane a volte senza madre, a volte senza un arto e spesso senza futuro. Questa volta ho lavorato con Insuperabili, un progetto calcistico che utilizza lo sport come strumento di inclusione. Una realtà dove emergono altre guerre, più silenziose, che raramente trovano spazio sui giornali: quelle contro l’invisibilità. Per raccontarle ho affiancato a immagini fotogiornalistiche i ritratti degli atleti realizzati con Pinolina, una macchina stenopeica di cartone e senza lenti. L’immagine si forma lentamente e le figure appaiono evanescenti. Come le disabilità: presenze che spesso, ossessionati dalla perfezione, fatichiamo a mettere a fuoco”.
Infine Deka Mohamed Osman descrive così il suo approccio con Hackability ETS: “Questo progetto è iniziato con una sensazione precisa: quella di entrare in uno spazio fragile, sospeso, dove ogni passo va misurato. Ho sentito il bisogno di rallentare, di lasciare fuori qualsiasi urgenza fotografica. Davanti ai pazienti tetraplegici la mia prima reazione non è stata scattare, ma ascoltare. Ho capito che la distanza, a volte, è una forma di cura, ho scelto quindi di spostare l’attenzione sugli oggetti, progettati per rispondere a bisogni concreti. Non solo strumenti, ma simboli di autonomia, desideri e possibilità. Nati dalla co-progettazione di studenti di design con i pazienti stessi, sono oggetti nati dall’ascolto, dalla fiducia, da piccoli gesti condivisi. Un dialogo caratterizzato da lentezza e attenzione, la stessa che cercavo nelle mie immagini. Il risultato è un lavoro che parla di cura, tecnologia e umanità”.
Per informazioni: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, 10123 Torino – camera@camera.to
