Con il Risorto portiamo lo sguardo di Dio sul mondo

PENSIERO PER DOMENICA – PASQUA DI RISURREZIONE – 5 APRILE

Fedeli al titolo della rubrica, commentiamo le letture della Messa della domenica di Pasqua (At 10,37-43; Col 3,1-4; Gv 20,1-9), anche se la Pasqua è iniziata con la Veglia, in cui è risuonato l’annuncio della risurrezione, “commentato” dal suono delle campane. Nessun testo biblico ci dice “come” Gesù è risorto, ma tutti ci ricordano “come e dove” alcuni testimoni l’hanno incontrato, come hanno sparso la notizia e quali conseguenze ha la risurrezione sulla nostra vita.

Con il Risorto portiamo lo sguardo di Dio sul mondo

La fede nella risurrezione ha fatto fatica a nascere. Lo documentano i Vangeli, in cui la scoperta del sepolcro vuoto è l’unico dato “oggettivo” che accomuna i racconti della Pasqua. La visione del sepolcro vuoto, però, non genera la fede, è solo la condizione in cui essa può nascere: credere nella risurrezione di fronte a un cadavere sarebbe stato impossibile. Questa fede, pur se preparata da pagine profetiche e sapienziali che proclamavano la risurrezione finale dei corpi (diversa dall’immortalità dell’anima, credenza orientale e greca!) ha fatto fatica a nascere, anche in Maria di Magdala e nei discepoli. Lo fa capire il Vangelo di oggi. Dopo l’annotazione che Giovanni, entrato nel sepolcro «vide e credette», si ricorda che Pietro e Giovanni «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti»!

La nascita della fede nella risurrezione non viene raccontata: è una scelta personale, consumata nell’interiorità delle persone in tempi e modi diversi. Lo vedremo nelle prossime domeniche. Questi racconti non sono il resoconto di fatti accaduti una volta per sempre, ma vogliono mostrarci come noi, oggi, possiamo incontrarlo. È un messaggio importante: i cammini di fede sono diversificati; ognuno ha i suoi tempi e percorsi. C’è spazio anche per il dubbio “alla Tommaso”.

La risurrezione è stata il cuore dell’annuncio. Oltre al sepolcro vuoto, il dato che accomuna i racconti è l’annuncio della risurrezione. Un esempio in Atti è la “catechesi” di Pietro al centurione di Cesarea, Cornelio, il primo pagano approdato alla fede: «I giudei uccisero Gesù, ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno». I discepoli hanno capito che questa era la cosa più importante da annunciare, perché era il momento più importante della storia, che poteva cambiare la vita delle persone e le sorti del mondo. Per noi, il cammino è ancora lungo. Pensiamo alle parole di Paolo: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù», che non sono un invito alla fuga dal mondo, ma ad avere sul mondo uno sguardo diverso: quello di Dio e di Gesù!

Lidia e Battista Galvagno

Banner Gazzetta d'Alba