ALBA – Esiste un progetto culturale trasversale che scardina luoghi comuni e ha dimostrato, in oltre 10 anni, come la cultura possa essere percepita in un modo diverso. Dinamica e capace di coinvolgere le persone, per quanto complessa. È “InPoetica”, nato come festival e poi diventato contenitore di molte iniziative.
La prossima è la mostra Grace under pressure, aperta dal 12 aprile al 10 maggio nel coro della Maddalena (sarà visitabile il sabato e la domenica, dalle 10 alle 18, con ingresso libero). L’inaugurazione sarà domenica, alle 18. La cura e l’allestimento sono opera di Alessandra Morra, anima di InPoetica, che torna nel coro a due anni da un’altra esposizione di successo, “La novella degli scacchi”. L’approccio è analogo: un’esperienza che si snoda tra letteratura, poesia, musica e architettura. «Parlerei di un percorso. Ho trovato la mia chiave in progetti improntanti sul dialogo tra i linguaggi e sui collegamenti», spiega Morra. Tutto comincia dallo studio e da alcuni punti fermi: uno su tutti è Cesare Pavese, ma anche Beppe Fenoglio, in questo caso come traduttori.
I protagonisti
Fu Pavese a spiegare a Fernanda Pivano, sua allieva, la differenza tra la letteratura americana e quella inglese. Fu lei, dopo la rinuncia di Pavese, a essere incaricata da Ernest Hemingway della traduzione delle sue opere in italiano. Fu lei a portare in Italia gli scrittori della beat generation. E Grace under pressure, la grazia sotto pressione, è una citazione di Hemingway. Per lui la grazia «si rivela supremamente nella difficoltà. Nel dolore. Nell’imminenza della fine», un concetto in linea con la poetica pavesiana.

La mostra andrà oltre: «Pivano tradusse l’Antologia di Spoon river di Edgar Lee Master, da cui Fabrizio De André, scegliendo nove poesie, trasse il mitico album Non al denaro non all’amore né al cielo». Sono il matto, l’ottico, il giudice, il suonatore Jones e gli altri personaggi indimenticabili cantati dal maestro genovese, incoronato da Pivano come poeta. La stessa Antologia è stata tradotta anche da Fenoglio. «Un’altra chiave di lettura è legata all’architettura. Hemingway nacque nei sobborghi di Chicago nel 1899. In quegli anni, la città vedeva il grande sviluppo urbano, grazie al lavoro di Frank Lloyd Wright, uno dei più grandi. La Langa di Fenoglio e di Pavese, invece, era ancora improntata alla dimensione contadina». È così che i luoghi diventano un’altra dimensione da approfondire.
Non una mostra, un percorso
Come verrà declinato tutto questo nella mostra? Ci saranno le immagini dell’archivio Pivano e di Ettore Sottsas (marito della traduttrice, uno dei maggiori architetti e designer italiani del ’900, ndr), contenute nel libro The beat goes on, a cura del fotografo albese Guido Harari. Saranno esposti anche scatti di altri due fotografi albesi: Bruno Murialdo e Michele De Vita. Non mancheranno opere pittoriche di Marco Laganà e Luis Enrique León Sánchez, in collaborazione con lo Spazio 14 di Marco Gallo, oltre al contributo di Fabio Bellitti e di Roberto Priolo del Nap art studio. Il messaggio grafico sarà curato da Lastra lab.

Nel progetto è stata coinvolta anche Gufram, con i suoi Totem, che rappresenteranno le lapidi dei nove protagonisti dell’album di Fabrizio De André. Sono loro che chiuderanno il percorso con le parole di Lee Master, Fenoglio, Pivano-Pavese e De André. Conclude Morra: «Per me ogni allestimento è una sfida architettonica, a cui dedico tutta me stessa. Sarò presente tutti i giorni della mostra per accompagnare i visitatori e percorrere insieme a loro questo viaggio».
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