Pensiero per domenica / Il pastore che conduce alla vita e non al macello

PENSIERO PER DOMENICA – QUARTA DI PASQUA – 26 APRILE

di Lidia e Battista Galvagno

«Nessun libro, delle centinaia che ho letto, mi ha procurato tanta luce e conforto come il salmo 23, con l’immagine del buon pastore»: così scriveva il filosofo Henry Bergson. La liturgia della IV domenica di Pasqua ci propone questo salmo. È al centro delle letture: commenta le parole di Pietro (At 2,36-41) e anticipa sia la 1ª Lettera di Pietro apostolo (2,20-25) sia il Vangelo del buon pastore. La versione di Giovanni (10,1-10) è diversa dai Sinottici, ma ricchissima di messaggi.

Pensiero per domenica / Il pastore che conduce alla vita e non al macello
Gesù buon pastore, particolare da un mosaico del Quinto secolo. Ravenna, Museo di Galla Placidia.

Gesù ha con ognuno di noi una relazione personale. «Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome»: non è un paradosso. Al tempo di Gesù non esistevano gli allevamenti intensivi, con migliaia di capi di bestiame ammassati nelle stalle o dispersi su centinaia di ettari di terre recintate. Come da noi, ancora al tempo dei nostri nonni, ogni contadino dava un nome a ogni capo del bestiame domestico. Lui conosceva gli animali uno per uno; loro riconoscevano la sua voce. Un po’ come i nostri smartphone, che “riconoscono” la nostra faccia o le nostre impronte digitali! Ma la relazione con l’intelligenza artificiale è un’altra cosa!

Gesù è il buon pastore che ci guida a Dio. «Io sono la porta delle pecore»: l’immagine è solo apparentemente strana. Chi ascoltava Gesù sapeva che tra le porte che immettevano nel tempio c’era la Porta delle pecore, attraverso cui entravano gli animali destinati a essere offerti a Dio. Gesù non è stato solo uno dei profeti che hanno indicato la strada per trovare Dio, ma è stato la porta per entrare in relazione con Dio. È come se avesse detto: «Chi incontra me, incontra Dio».

Il buon pastore porta alla vita, non al macello. Gesù ha usato parole inequivocabili: «Il ladro non viene se non per rubare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». È uno degli aspetti della fede cristiana che dovremmo riscoprire, contro la mentalità sacrificale: il Dio di Gesù Cristo vuole per noi una vita piena. Gesù, parlando della vita, non parlava della vita eterna, ma di questa vita – bella e da vivere in pienezza – pur con le sue imperfezioni. Non a caso, nel Vangelo e nel Nuovo testamento, ci sono molte “istruzioni d’uso” di questa vita. Ma queste parole lasciano spazio a un’ultima suggestione. Anche se non è scritto nei Vangeli, nulla vieta di pensare che Gesù sia risorto anche perché amava così tanto la vita da volerla vivere ancora per un po’!

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