di Matteo Grasso
L’INTERVISTA – Si parla di allarme rosso per i conti della sanità piemontese. I bilanci di previsione 2026 di aziende sanitarie e ospedali indicano che il passivo totale sfiora gli 880 milioni di euro. Per l’Asl Cn2 il buco è di 43 milioni e 500mila. Per fare chiarezza su numeri e strategie della Regione, abbiamo rivolto alcune domande all’assessore, Federico Riboldi.
Lei ha definito il passivo di 880 milioni di euro per il 2026 come espressione dei desiderata delle aziende sanitarie. Cosa intende?
«Anzitutto preciso che il termine latino desiderata che ho utilizzato si riferisce alle esigenze, legittime, delle aziende sanitarie. Non significa desideri che sarebbe stato desideria. Un qui pro quo non secondario che è circolato fin troppo. Alla domanda rispondo con i numeri: lo scorso anno, 2025, in sede di preventivo le Asl indicarono a bilancio un passivo di poco superiore ai 900 milioni. Alla fine, in sede di consuntivo, il passivo si è attestato sui 203 milioni, ben al di sotto della soglia critica che ci avrebbe creato problemi».
Quali garanzie può dare che il consuntivo finale sarà sotto la soglia di guardia?
«Non è una questione di garanzie: le Asl devono rispettare il principio del pareggio di bilancio. È un obbligo di legge. Se non riescono, interviene la Regione, come è avvenuto quest’anno e anche negli anni passati».
Ha garantito dei risparmi attraverso l’azzeramento delle sedi in affitto, una nuova logistica del farmaco e la riduzione degli sprechi energetici. Si tratta di una strada percorribile nonostante la situazione internazionale che impone dei rincari energetici e delle materie prime?
«La situazione internazionale in atto impone, a maggior ragione, rigore nelle spese, prudenza nella gestione e massima efficienza. È un obiettivo che abbiamo indicato ai direttori generali che anche su questo vengono giudicati per il loro operato».
L’opposizione lamenta che, nonostante i numeri previsionali così alti, i servizi non sembrano migliorare. Qual è la posizione della Regione in merito?
«L’opposizione ogni giorno propone una contro-narrazione improntata al catastrofismo e alla ricerca spasmodica delle cose che non funzionano, a loro giudizio. Noi lavoriamo costantemente, tra mille difficoltà, per garantire l’elevato standard di servizi che il Piemonte da sempre offre. Questo non significa negare i problemi – che ci sono e spesso sono anche di non semplice soluzione – ma affrontare la realtà per quello che è, al netto della propaganda negativa di chi fa opposizione».
Si sente di poter assicurare che i tagli non andranno a toccare i servizi essenziali rivolti ai cittadini o la spesa clinica?
«Il termine tagli non è propriamente corretto. Nel caso della sanità si tratta o di investimenti o di spese che, se sforano il budget, lo fanno per garantire dei servizi essenziali. La sanità presenta un costo significativo, tuttavia lo sosteniamo, convinti che si tratti della voce più importante che ci sia all’interno del nostro bilancio regionale».
In connessione ai conti, quale sarà la ripartizione delle risorse tra le diverse aziende sanitarie con riferimento alla quota capitaria? L’Asl Cn2 ha sempre ricevuto cifre tra le più basse…
«Riguardo alla ripartizione dei fondi, la Regione Piemonte utilizza lo stesso criterio che viene adottato a livello nazionale. In sostanza, come lo Stato destina alla Regione i fondi, così noi, sulla base dello stesso principio, li destiniamo alle singole aziende sanitarie».
