Sicurezza sul lavoro: regione in zona rossa ma nell’Asl Cn2 va meglio

La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro è stata celebrata il 28 aprile. La parola al direttore dello Spresal dell'Asl Cn2, Giuseppe Calabretta

Lo Spresal dell'Asl Cn2 attiva lo sportello informativo per la salute e la sicurezza sul lavoro

di Roberto Aria

L’ANALISI La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro è stata celebrata il 28 aprile. Un momento per riflettere sulla necessità di rinforzare le politiche di prevenzione e protezione, per portare l’attenzione sulle vittime di incidenti e infortuni nelle aziende come negli uffici e nei cantieri.

Secondo un comunicato diffuso a inizio aprile dall’osservatorio Sicurezza e ambiente Vega, il bilancio delle morti sul lavoro in Piemonte nel primo bimestre del 2026 mostra forti criticità, collocando la regione in “zona rossa”. Con 8 vittime tra gennaio e febbraio, l’incidenza di mortalità si è attestata a 3,8 decessi per milione di occupati, superando la media nazionale di 3. Il dato segna un importante peggioramento rispetto a gennaio, quando la regione si trovava in zona gialla con due soli casi accertati.

Forti disparità tra le province

L’analisi territoriale evidenzia forti disparità tra le diverse province. Vercelli, Alessandria e Torino risultano le aree più colpite, tutte inserite in zona rossa con indici di mortalità elevati: Vercelli guida la classifica con incidenza di 14,3, seguita da Alessandria (5,6) e Torino (5,3). Cuneo rimane in zona bianca, non avendo registrato infortuni mortali. A livello nazionale, nel solo 2025 i casi mortali totali (sul lavoro e durante gli spostamenti) sono stati 1.093, di cui 89 in Piemonte.

I settori a rischio

Tornando ai primi due mesi del 2026, sotto il profilo settoriale a livello regionale, l’attività manifatturiera si conferma il comparto più fragile, con 714 denunce di infortunio totali. Seguono, per volume di segnalazioni, la sanità (380), il settore del trasporto e magazzinaggio (332) e il commercio (324). Mauro Rossato, presidente dell’osservatorio Vega, ha dichiarato: «I numeri confermano che la sicurezza sul lavoro non può essere affrontata come una questione emergenziale, ma richiede un impegno strutturale e continuo, mirato soprattutto ai contesti produttivi e geografici dove il rischio risulta statisticamente più elevato».

La parola allo Spresal della Cn2

A livello locale, il Servizio di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro (Spresal) dell’Asl Cn2 interviene sul fronte “culturale” attraverso “Spresal informa”, uno sportello gratuito per lavoratori e imprese (in via Vida 10 ad Alba, contattabile allo 0173-31.66.04) che fornisce orientamento nell’interpretazione delle norme vigenti. L’obiettivo è consolidare il dialogo tra istituzioni e tessuto produttivo, promuovendo una gestione attiva dei rischi professionali.

Giuseppe Calabretta, direttore Spresal, spiega: «I dati vanno analizzati con cautela, incrociando molti parametri. La loro interpretazione non è lineare. Nel territorio della Cn2 si è registrato nel tempo un costante calo degli eventi infortunistici, compresi quelli mortali e le malattie professionali. Siamo passati dai 2.300 infortuni del 2019 ai 1.896 del 2023. In questi anni si è verificata una flessione degli eventi gravi, scesi da 327 a 268».

Zero decessi nell 2024

Il 2024 si è concluso per la prima volta con zero decessi, mentre dal 2025 a oggi è stato registrato un caso in agricoltura le cui cause non sono riconducibili a violazioni o manchevolezze da parte dello Spresal. Nella nostra Asl i settori più minacciati sono agricoltura ed edilizia. I rischi prioritari sono il ribaltamento di mezzi e la caduta dall’alto.

Calabretta spiega che i dati in tempo reale di tutti gli infortuni denunciati, compresi gli incidenti in itinere e gli infortuni scolastici, sono in possesso dell’Inail: «Al proposito, bisogna fare una distinzione tra infortuni segnalati (quelli che compaiono nelle statistiche solitamente diffuse) e infortuni riconosciuti. Generalmente, sono riconosciuti due terzi degli infortuni segnalati».

L’obiettivo dell’Ue

Conclude: «Nonostante il miglioramento dei dati, non bisogna abbassare la guardia, ma adottare adeguate strategie secondo l’approccio Vision 0 (obiettivo zero infortuni mortali) dell’Unione europea. Occorre agire su vari livelli, per esempio il miglioramento dell’assistenza alle imprese e l’ottimizzazione della vigilanza e dei flussi informativi, migliorare la cultura della sicurezza nelle aziende e nelle scuole. L’attività di vigilanza è utile, ma da sola non risolve il problema».

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