AMBIENTE – Prosegue il dibattito sul progetto del nuovo termovalorizzatore previsto in Valle Bormida. In vista dell’incontro convocato per lunedì 8 giugno alle 20.30 nella Sala del Consiglio comunale di Cortemilia, Cia Agricoltori Italiani Cuneo conferma la propria netta contrarietà all’ipotesi di realizzazione dell’impianto, sostenendo le preoccupazioni espresse da amministratori locali, comunità e operatori del settore agricolo.
L’appuntamento è stato promosso dal presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, che ha invitato sindaci dell’Alta Langa e organizzazioni professionali agricole per fare il punto sull’iter del progetto.
«La Provincia – sottolinea il presidente Luca Robaldo – si è già occupata del tema nel Consiglio provinciale dello scorso febbraio e continua a seguire con grande attenzione tutti gli sviluppi della procedura. Siamo al fianco dei Comuni, delle comunità locali e degli imprenditori agricoli che hanno espresso le loro preoccupazioni, ritenendo fondamentale garantire che le ragioni del territorio siano ascoltate e adeguatamente rappresentate nelle sedi decisionali. Parliamo di un’area che sta investendo sul proprio futuro e che merita il massimo rispetto».
Per il presidente provinciale di Cia Cuneo, Marco Bozzolo, il progetto rischia di compromettere il percorso di rilancio che la Valle Bormida e l’Alta Langa stanno portando avanti da anni.
«Esprimiamo la nostra ferma opposizione a un progetto deciso senza un reale coinvolgimento del territorio e che rischia di compromettere ulteriormente un’area già duramente segnata in passato dalla vicenda Acna – afferma Marco Bozzolo–. Oggi la Valle Bormida e l’Alta Langa stanno cercando con fatica di riscattarsi, grazie all’impegno delle comunità locali e agli investimenti di tanti imprenditori agricoli che hanno scelto di credere in queste terre. Il nuovo impianto ne stroncherebbe la rinascita».
Secondo Cia, il rischio è che le aree interne continuino a essere considerate territori marginali. «Da una parte si incentivano investimenti e nuove attività nelle aree montane e rurali, dall’altra si continuano a imporre interventi che ne compromettono le prospettive di sviluppo. Sono territori che già soffrono la carenza di servizi essenziali e che invece di essere accompagnati verso un rilancio vengono esposti a nuove penalizzazioni», aggiunge il presidente provinciale.
A portare una testimonianza diretta è Marco Magliano, imprenditore agricolo dell’azienda Boschetto Alta Langa, che insieme al fratello Giovanni Magliano ha investito nel territorio tra Camerana e Monesiglio.
«Siamo due giovani ingegneri che hanno deciso di investire qui quando molti facevano la scelta opposta. C’è chi ci definisce “quelli che restano” e chi “quelli che ritornano”. Noi abbiamo creduto nelle potenzialità dell’Alta Langa e nel rilancio della Valle Bormida, avviando un progetto imprenditoriale che unisce viticoltura biologica, accoglienza e valorizzazione del paesaggio. Dal 2018 produciamo vino e stiamo recuperando una cascina storica tra Camerana e Monesiglio, trasformandola in una realtà capace di generare sviluppo, turismo e occupazione».
L’imprenditore evidenzia come il territorio stia vivendo una nuova fase di crescita dopo le ferite lasciate dall’Acna. «Siamo la prima generazione che sta costruendo nuove realtà imprenditoriali con l’obiettivo di riportare in auge la Valle Bormida. Per questo guardiamo con preoccupazione a un progetto che rischia di compromettere il percorso di rinascita in corso. Oggi il territorio si promuove attraverso il paesaggio, i vigneti, i percorsi cicloturistici, il Cammino del Deserto patrocinato dal Cammino di Santiago di Compostela e un’immagine di natura incontaminata. La presenza di un termovalorizzatore a ridosso di un’area così vocata all’agricoltura e al turismo rischierebbe di vanificare lo sviluppo in queste direzioni».
Tra i temi sollevati anche quelli ambientali e infrastrutturali. «Anche il più moderno degli inceneritori produce emissioni e residui da smaltire. Mio fratello Giovanni ha lavorato per anni nella manutenzione di un grande impianto e conosce bene le problematiche legate alla gestione delle ceneri. Inoltre, non esistono infrastrutture dedicate per sostenere il traffico aggiuntivo che deriverebbe dal trasporto dei rifiuti. Le nostre strade sono già fragili e la conformazione della valle favorisce il convogliamento delle correnti, e quindi delle ceneri e delle micropolveri, dalla costa ligure verso le Langhe Unesco di Barolo e Barbaresco. Sono elementi che non possono essere sottovalutati».
A chiudere la posizione dell’organizzazione agricola è il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini: «La nostra contrarietà nasce da una visione di sviluppo che mette al centro il territorio, l’agricoltura e la qualità della vita delle comunità locali. Le aree interne hanno bisogno di investimenti, servizi, infrastrutture e opportunità per i giovani, non di nuove fonti di preoccupazione. La Valle Bormida e l’Alta Langa stanno dimostrando di saper costruire un futuro fondato sull’agricoltura di qualità, sul turismo sostenibile e sulla valorizzazione delle proprie eccellenze. Per questo chiediamo che le istituzioni ascoltino la voce dei cittadini, dei sindaci e delle imprese agricole e che si individuino soluzioni coerenti con la tutela dell’ambiente e con le prospettive di crescita di questi territori».
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