Roberto Aria
AMBIENTE –Deserto, poi foresta pluviale, stato alluvionale, aridità e ancora deserto. Le fasi dell’ambiente oscillano, ricordano scenari esotici e assumono connotazioni estreme, diventano indomiti. Anche nelle Langhe e nel Roero è difficile prevedere i movimenti naturali. Uno degli elementi che risente in modo particolare del cambiamento climatico è l’acqua: il fiume Tanaro continua a patire la prolungata assenza di precipitazioni e le temperature elevate.
I dati di Arpa Piemonte
I bollettini pubblicati negli ultimi giorni da Arpa Piemonte descrivono una situazione di deficit idrico che interessa gran parte del bacino con condizioni particolarmente marcate nel Cuneese e nell’Alessandrino. Nel dettaglio, dopo un maggio con piogge inferiori del 44 per cento rispetto alla media climatica, la disponibilità idrica è in diminuzione e i bollettini prevedono un ulteriore peggioramento proprio nelle aree occidentali della regione, comprese Langhe e Roero. Il deficit pluviometrico nell’ultimo anno resta intorno al 23 per cento.
Pure nel tratto albese nelle ultime settimane le piogge sono risultate deboli o del tutto assenti, mentre le temperature si sono mantenute al di sopra della media stagionale. Nei prossimi giorni non sono attesi cambiamenti significativi: le precipitazioni resteranno scarse e lo stato idrico è destinato a rimanere invariato. Secondo Arpa, in alcune sezioni del Tanaro le portate risultano intorno al 50 per cento inferiori rispetto alla media storica degli ultimi 30 anni.
Il punto con la Protezione civile

Laura Campigotto, responsabile per il Comune di Alba della Protezione civile, spiega: «La stazione in questo momento presenta problemi tecnici nella rilevazione dei dati sotto lo zero idrometrico (quota altimetrica di riferimento convenzionale, diversa per ogni specifica stazione di misurazione, utilizzata per monitorare i livelli di fiumi e laghi, nda), quindi non disponiamo di una fotografia esaustiva della situazione attuale. Ad aprile di quest’anno il livello è sceso in media di 94 centimetri sotto lo zero idrometrico, a maggio di un metro sotto lo zero. I dati di giugno non sono ancora disponibili, ma rispetto al 2025 risultano leggermente peggiori».
Conclude: «Negli ultimi anni nel periodo estivo abbiamo registrato livelli sempre sotto lo zero idrometrico, le portate progressivamente sono diminuite. Le piogge forti durano dieci o quindici minuti, non sono perciò significative o in grado di aumentare il livello del fiume. Il caldo non aiuta la situazione, perché fa evaporare in fretta il corpo idrico».
2025: uno degli anni più caldi
Il direttore di Arpa Piemonte, Secondo Barbero, aggiunge: «In regione il 2025 è stato tra i più caldi degli ultimi trent’anni. Se confrontiamo i dati con quelli di tre decenni fa, la temperatura media regionale è aumentata di circa un grado. Il 2025 è stato anche un anno più piovoso della media, ma il problema è la distribuzione delle precipitazioni: assistiamo a lunghi periodi di siccità intervallati da eventi molto intensi e concentrati. Sono gli effetti di cambiamenti climatici sempre più repentini, che mettono sotto pressione i corsi d’acqua».
Conclude Barbero: «Alla riduzione delle portate si aggiunge poi un altro tema fondamentale: quello della qualità delle acque. I corpi idrici risentono sempre più della presenza di contaminanti emergenti, come microplastiche e Pfas, che rappresentano una sfida crescente per il monitoraggio ambientale e per la tutela degli ecosistemi fluviali». I fiumi parlano, raccontano lo stato di salute del mondo intero: proteggerli sarà quindi prioritario.
Il geosito, un monumento naturale da proteggere

A inizio 2026 la Regione Piemonte ha riconosciuto le rocche di Barbaresco, un complesso di calanchi, pareti rocciose ed erosioni naturali che si estende per circa 4,5 chilometri tra i Comuni di Alba, Barbaresco, Castagnito e Neive, come “geosito”, attribuendo di fatto lo status di “monumento naturale” a quest’area. Ne abbiamo parlato di recente anche sulle pagine di Gazzetta d’Alba.
In futuro l’area andrà dunque protetta dal cemento, dall’eccesso di turismo, dall’incuria umana. Nelle scorse settimane la sezione albese dell’associazione ambientalista Italia nostra ha ricordato di essere stata la prima formazione a promuovere la tutela dell’area, già a partire dalla fine degli anni Settanta.

«Tra le peculiarità delle rocche figurano le erosioni naturali, gli stagni, gli ambienti umidi, la vegetazione fluviale e la ricca presenza di flora e fauna», dice il presidente Giulio Cauda. «Già dal 1978 avevamo proposto la costituzione dell’oasi fluviale delle rocche di Barbaresco, documentandone il valore ambientale e paesaggistico», aggiunge.
Un passo importante ma non basta
Italia nostra ricorda come, negli anni, si sia impegnata per contrastare interventi ritenuti dannosi per questo tratto di fiume come edificazioni, discariche, disboscamenti e attività estrattive. «Il riconoscimento come geosito rappresenta un passo importante, ma non basta. È necessario che gli enti locali, ciascuno per le proprie competenze, garantiscano una tutela efficace di questo ambiente, valorizzandone le caratteristiche e preservandolo da interventi che possano comprometterne l’equilibrio naturale».

