di Davide Barile
ITINERARI – La bicicletta sta diventando sempre più la compagna fedele di chi vuole esplorare con calma i luoghi turistici e quelli meno conosciuti. Alba è capofila del progetto della ciclovia, finanziata con oltre undici milioni dalla Regione Piemonte, che entro il 2029 collegherà la città con Canelli attraverso altri otto Comuni ricadenti nelle aree tutelate dall’Unesco.
Altro progetto in fase di andamento è la Ciclovia della pietra, promossa dal Comune di Bergolo per unire i borghi dell’alta Langa, da Cortemilia a Saliceto, il cui paesaggio è caratterizzato dall’uso, per case, muretti, terrazzamenti e infrastrutture idrauliche, della pietra di Langa. I fondi necessari, in questo caso, derivano da un bando del Ministero dello sport.
C’è però un percorso che, seppur non riservato esclusivamente alle biciclette, da qualche decennio è usato come una pista ciclabile ante litteram: è la strada dell’alta Valle Belbo, che con i suoi trenta chilometri, il traffico quasi inesistente e il suo dislivello poco accentuato, è davvero adatta a tutti, famiglie con bambini incluse.
Il punto di partenza ideale è a San Benedetto Belbo, nello spiazzo davanti al lago delle Verne. Oltre ad ammirare la bellezza dell’invaso, di recente riaperto per la pesca sportiva, e iniziare la giornata con la colazione nel bar adiacente, si possono fare alcuni passi per arrivare a un luogo molto significativo per tutti gli amanti di Beppe Fenoglio: il “gorgo” dell’omonimo racconto.
Il paese è leggermente più in alto e, per seguire il Belbo, si imbocca sulla destra la strada parallela al corso d’acqua. Merita una tappa la xiloteca, ossia l’esposizione con descrizione delle specie arboree della zona, creata da don Toiu Delpiano.
Lungo la strada, rispetto alla Langa di qualche chilometro più in là, si nota subito che il paesaggio e la vegetazione cambiano notevolmente. Accanto ai campi in cui si coltivano le patate tutelate dal consorzio che ha sede a Mombarcaro, ci sono piccoli pascoli con greggi di pecore e, a ricoprire le sponde, fitti boschi di latifoglie. Osservando i pendii, si nota la presenza dei muretti a secco che sostengono i terrazzamenti, mentre con piccole deviazioni è possibile raggiungere vecchi ponti e mulini in disuso.
Dal fondovalle, basta volgere lo sguardo in su per notare alcune delle più caratteristiche borgate di Mombarcaro, come Lunetta e Costalunga. Il capoluogo, massima elevazione delle Langhe con i suoi 897 metri, si erge qualche chilometro più in alto. La strada prosegue attraversando la frazione Bragioli e, poco dopo, si arriva al bivio con la strada provinciale e si prosegue verso il rifugio La pavoncella di Camerana, ideale per una sosta. A parte un primo breve strappo in salita, il percorso prosegue nel mezzo di un pianoro che, tra il verde dei campi e l’ombra che a tratti offrono i boschi, conduce fino al parco naturale delle sorgenti del Belbo. L’affluente del Tanaro non si origina da un unico ramo, ma da una fitta rete di risorgive, elemento caratterizzante del paesaggio.
Si è ormai a Montezemolo e il percorso prosegue, con alcune deviazioni, in un bosco. Nel centro dell’alta Langa al confine con la Liguria, celebre anche per il passaggio delle truppe napoleoniche e per la produzione di miele, ci sono diverse opzioni per fermarsi prima del ritorno. Una conclusione significativa dell’itinerario è il luogo in cui, prima che tre anni fa un fulmine lo abbattesse, si ergeva un monumentale salice bianco. In questo caso, l’assenza è in grado di far riflettere più della presenza.
