di Lino Ferrero
BRA – C’è un momento preciso, nel cuore della calda estate braidese, in cui la città rallenta per ritrovare le proprie radici più profonde. Quel momento è la memoria liturgica di Santa Chiara d’Assisi. Anche quest’anno, la chiesa del monastero delle suore Clarisse in Viale Madonna dei Fiori si è trasformata nel centro nevralgico della devozione e dell’affetto cittadino. La chiesa era stipata, gremita in ogni ordine di posti. Tra i banchi, fianco a fianco, c’erano devoti giunti per la preghiera, affezionati alla figura della santa umbra, ma soprattutto tantissimi amici della comunità. Perché a Bra la devozione verso Chiara d’Assisi non è mai una solennità astratta o formale: è un legame vivo, intessuto di affetto sincero e stima profonda per le sorelle che animano e custodiscono questo luogo.
Tra le prime file, immancabile come ogni anno, si è notata la presenza del sindaco Gianni Fogliato, grande e storico amico del monastero. Il primo cittadino — riconosciuto da tutti per la sua profonda sensibilità spirituale e cristiana — dimostra sempre una sincera e costante vicinanza alle sorelle Clarisse. Fogliato non nasconde mai la profonda gratitudine verso la comunità monastica, conscio del fatto che Bra custodisca tra le sue mura una fortuna e un patrimonio spirituale inestimabili. Una presenza viva e operosa, quella delle Clarisse, che dalle sponde di Viale Madonna dei Fiori veglia quotidianamente sulla vita dell’intera città.
La preparazione alla festa ha seguito un intenso cammino spirituale scandito dal tradizionale del Transito celebrato, ieri, 10 agosto. La giornata festiva ha vissuto il suo culmine nei gesti solenni della liturgia: dopo il raccoglimento e il canto dei Secondi Vespri, la comunità si è stretta attorno all’altare per la concelebrazione della Santa Messa solenne. Un momento di profonda commozione e silenzio orante, specchio fedele di quel carisma francescano fatto di essenzialità, luce e totale affidamento.

La Clausura sull’Uscio: la festa nel Chiostro di San Damiano
Conclusa la celebrazione liturgica, la festa ha cambiato veste, trasformandosi in una bellissima parentesi di socialità e gioia condivisa. È qui che si svela il volto più bello di questa ricorrenza. Le Clarisse sono suore di clausura, sì, ma non sono affatto isolate dal mondo: sono ben piantate nel cuore della città, partecipano ai suoi affanni e ne condividono le gioie. Così, le porte del chiostro di San Damiano — l’incantevole giardino adiacente alla chiesa, dotato anche di accoglienti locali comunitari — si sono aperte al pubblico.
“Anche per chi ha scelto il silenzio della clausura, fare festa insieme alle persone è un bisogno del cuore e un modo per restituire l’amore ricevuto”. Tra una focaccina, una pizzetta, una fetta di torta e una bibita fresca, la serata si è accesa di sorrisi, chiacchiere e strette di mano. È stato il tempo dei saluti calorosi, degli abbracci fraterni e degli auguri sentiti. Non è stato soltanto un modo per dirsi “Buona festa di Santa Chiara”, ma un’occasione autentica per augurarsi reciprocamente un buon cammino per i mesi a venire. Una vera e propria festa di mezza estate, calda di clima e di sentimenti, in cui tantissimi fedeli hanno ritrovato, oltre alla forza della preghiera, il piacere schietto dello stare insieme.

