L’analisi: aria, terra e acqua si piegano, il caldo prosciuga ogni risorsa mentre aumenta il rischio di incendi

I fiumi sono in secca, il suolo si spacca e i vigneti mostrano sofferenza. «Non è solo un’emergenza straordinaria»

L'analisi: aria, terra e acqua si piegano: il caldo prosciuga ogni risorsa

di Sara Canta

IL PUNTO –  A luglio e ad agosto, passeggiando sulle rive del Tanaro, sembrava di osservare un altro fiume. Non scorreva il solito imponente corso d’acqua, col suo vigore e la sua consueta importanza posturale. Con l’acqua ridotta a status di torrente, affioravano dal letto le pietre e la vegetazione di solito non visibile.

Nello stesso periodo, negli orti di Alba e dintorni si osservavano crepe della terra, e molti abili contadini lamentavano l’impossibilità di far crescere i pomodori – rinsecchiti dal sole troppo forte. Le uve, sulle vigne, maturavano in fretta allertando i viticoltori sulla probabilità di una vendemmia anticipata. Non si tratta di uno scenario distopico o di un ipotetico futuro, ma il frutto della prolungata siccità che negli ultimi mesi ha colpito anche il nostro territorio.

Negli scorsi giorni il consigliere regionale del Partito democratico, Domenico Rossi, in Consiglio regionale ha dichiarato: «Non possiamo continuare a gestire la siccità come se fosse un’emergenza straordinaria. I dati dimostrano che è ormai una condizione strutturale». Proseguendo: «I numeri sulla situazione idrica del Piemonte sono preoccupanti. È una condizione che ha ricadute pesantissime anche sull’agricoltura, già messa a dura prova dalla combinazione tra scarsità d’acqua, temperature estreme e fenomeni di siccità improvvisa». Alla carenza di precipitazioni si aggiungono le perdite lungo le reti di distribuzione: «L’ultimo aggiornamento Istat conferma che a livello nazionale la quota di acqua dispersa continua a rimanere su livelli superiori al 42%. Anche il Piemonte presenta situazioni di forte criticità, con alcune reti locali che registrano livelli di inefficienza e dispersione particolarmente elevati».

Tutto questo ha effetti visibili anche sull’economia, in particolare su uno dei settori più determinanti per il territorio: quello del vino. Coldiretti Cuneo già nelle scorse settimane aveva annunciato l’avvio della vendemmia già dalla prima settimana di agosto nelle zone più precoci della bassa Langa, a partire da Pinot nero e Chardonnay destinati agli spumanti. Le temperature hanno accelerato le fasi vegetative e aumentato il rischio di stress idrico. Le uve nascono prima, gli ecosistemi vengono stravolti, le patologie della pianta si moltiplicano. La relazione annuale di Ires Piemonte, pubblicata a luglio, indicava Langhe e Roero tra i territori vitivinicoli più esposti al caldo e alla scarsità d’acqua.

La terra e i suoi frutti soffrono, gli esseri umani di conseguenza. L’estate 2026 conferma che la scarsità d’acqua non può più essere trattata come evento occasionale, ma come uno sprone a inserire la tutela dell’ambiente negli scalini prioritari dell’agenda istituzionale e politica.

La pioggia non basta,  le temperature record incidono sui consumi idrici

Le piogge cadute a fine agosto hanno portato lieve sollievo, ma risultano insufficienti per incidere sul quadro generale. Gli ultimi dati pubblicati da Arpa Piemonte mostrano la portata dell’anomalia idrica.

In regione, 28 giorni su 31 hanno registrato temperature superiori alla norma. Con una media di oltre 22 gradi, è stato il secondo luglio più caldo dal 1958. Il bimestre giugno-luglio, con 21,4 gradi, è stato invece il più caldo mai rilevato da Arpa, davanti al 2022 e al 2003. Ad Alba già nel 2025 erano state registrate 28 notti tropicali, contro una media storica di 16.

Senza scordare i dati relativi a precipitazioni e fiumi. Tra maggio e luglio la pioggia caduta in Piemonte ha segnato un’anomalia negativa del 55%. Nella prima decade di agosto sono stati misurati in media 18 millimetri, contro i 27 abituali. Nello stesso periodo le portate dei corsi d’acqua hanno registrato un deficit complessivo dell’83% rispetto ai valori storici. «La situazione che si sta delineando potrebbe diventare persino più grave di quella vissuta nel 2022» ha avvertito Gabriele Carenini, presidente di Cia agricoltori italiani Piemonte e Valle d’Aosta. Aggiungendo: «Le alte temperature persistenti, unite all’assenza di precipitazioni significative e alla progressiva riduzione delle disponibilità idriche, stanno mettendo sotto forte pressione le coltivazioni e le aziende agricole».

Nell’area albese gli effetti diventano visibili sul sistema idrico. A inizio agosto Egea acque ha segnalato una richiesta d’acqua «senza precedenti»: da giugno i consumi avevano raggiunto i livelli più elevati mai registrati. Falda, sorgenti carsiche e interconnessione degli acquedotti hanno garantito la continuità del servizio, ma le fonti sono state sfruttate al massimo e il Tanaro, fondamentale per Alba e i Comuni vicini, è entrato in forte sofferenza.

Da qui l’invito a evitare gli usi non indispensabili dell’acqua potabile come l’irrigazione dei prati, il riempimento delle piscine e il lavaggio dei veicoli. A livello regionale, a metà agosto erano 109 i Comuni riforniti con autobotti, per oltre 4mila viaggi, mentre 163 Amministrazioni avevano adottato delle ordinanze per il risparmio idrico.  

Condizioni ideali per i roghi

In tale contesto non dobbiamo dimenticare il rischio di incendi. A causa della siccità e della conseguente secchezza della vegetazione, si moltiplicano le fiamme soprattutto nelle aree rurali abbandonate. Dal 1° giugno alla metà di agosto sono state venti le denunce registrate dai Carabinieri forestali al termine delle indagini sui roghi che hanno interessato il territorio regionale. A ciò si aggiungono 32 sanzioni amministrative per accensioni vietate, per un importo complessivo di 91.450 euro. Nello stesso periodo i militari hanno svolto accertamenti su 129 incendi boschivi, un dato in netto aumento rispetto ai 35 registrati nello stesso periodo del 2025.

«A causa delle condizioni meteoclimatiche eccezionalmente avverse di questa stagione estiva, caratterizzata da temperature elevate e siccità prolungata, si registra sin dall’inizio di giugno un incremento progressivo e costante dei roghi sull’intero territorio piemontese», osservano dal Comando regionale dei Carabinieri forestali. «È opportuno evidenziare come, fino a tempi recenti, gli incendi estivi nell’area alpina costituissero un fenomeno raro o quasi inesistente; tuttavia, i mutamenti climatici dell’ultimo quindicennio stanno determinando un aumento significativo di tali eventi nei mesi caldi».

Come detto, le particolari condizioni ambientali hanno favorito anche gli incendi causati dai fulmini, fenomeno tipico dei periodi più caldi e siccitosi, quando l’arrivo di fronti temporaleschi innesca scariche elettriche al suolo, soprattutto nelle aree montane. Dal 1° giugno se ne contano 18, compresi i quattro incendi di maggiore estensione, contro i soli due registrati nell’intera estate 2025.

Negli scorsi giorni Marco Bozzolo, presidente provinciale della sezione cuneese di Cia, ha dichiarato: «Caldo estremo, siccità prolungata e precipitazioni insufficienti hanno creato condizioni ideali per la propagazione delle fiamme. Il clima è solo una parte del problema. L’altra, troppo spesso ignorata, è l’abbandono del territorio».

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