Amici di Pier e Checco: una scuola calcio per tutti

Ricominciano le attività per i bambini, mentre nasce Nessunə Fuorigioco per ricordare i Foglino: appuntamento questa sera in piazza San Giovanni

Amici di Pier e Checco: una scuola calcio per tutti

ALBAUn calcio popolare, lontano dalle logiche del profitto e accessibile a tutti, proprio come si faceva un tempo nelle piazze. Questo è l’obiettivo a cui mira l’associazione Amici di Pier e Checco, nata per ricordare Pier Luigi Naso, a lungo responsabile del settore calcio all’Europa, e Francesco Checco Foglino, cooperante albese che a El Alto, città satellite di La Paz, era stato il promotore dell’Apea (Acción por una educación activa).

Una possibilità per i bambini di fare sport gratuitamente

Di tale ente, da sempre impegnato nel promuovere politiche a favore dei bambini di strada attraverso il calcio e lo sport, l’Amici di Pier e Checco costituisce la costola italiana. Basandosi sull’esperienza di Checco, il sodalizio ha avviato, nel 2024, la scuola di calcio popolare negli impianti parrocchiali di Cristo re. Come spiega il presidente Stefano Salomone, «quest’anno riproporremo le attività al martedì e al giovedì per bambini e ragazzi dai cinque ai dodici anni».

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Lo scorso anno gli iscritti sono stati una sessantina: «Diamo loro la possibilità di giocare gratuitamente e di essere seguiti da due allenatori professionisti. Parteciperemo probabilmente a un campionato Csi con il nome di Apea Albanova, per richiamare la storica società di Cristo re legata al circolo ormai chiuso. Vorremmo anche coinvolgere una psicologa che presti assistenza ai bambini provenienti dalle situazioni più complicate». L’associazione sfida i limiti del contesto cittadino: «Sono scomparsi gli spazi per il gioco libero, dappertutto ci sono divieti e, in più, le rette per frequentare le scuole calcio hanno ormai superato ampiamente i cinquecento euro. Il calcio sta diventando un affare per i ricchi, mentre invece, almeno quando si è bambini, dovrebbe essere un gioco per divertirsi e imparare a socializzare».

Prosegue il festival Nessunə fuorigioco per rcordare i Foglino

Ieri, giovedì 10 settembre, è iniziata la prima edizione del festival Nessunə fuorigioco, nato per ricordare Paolo e Francesco Checco, fratello e nipote del Foglino attivo in Bolivia, scomparsi a gennaio. In piazza San Giovanni, si è tenuto l’incontro con Valerio Moggia, giornalista e curatore del podcast di calcio e politica Pallonate in faccia, il quale ha dialogato con Niky Boggione della libreria Milton sul calcio popolare. 

La festa proseguirà questa sera, venerdì 11. Alle 18, le associazioni Spazio dom e Ludo Inc metteranno a disposizione del pubblico un calciobalilla e una selezione di giochi da tavolo. Alle 18.30 è previsto l’intervento di Giovanni Castagna della scuola calcio popolare Esquilino football club di Roma e, alle 19.30, i ragazzi del Teatrino proporranno Non fa ridere, spettacolo comico in stile stand-up. Per concludere, alle 20.30 si esibiranno diversi musicisti locali, come Mini ottoni, Cecilia del pianeta Terra, Dish e Gest cinghiale.

Quando in città nascevano scuole calcio per dare un’alternativa ai giovani

Prosegue Salomone: «La nostra associazione sta crescendo e, per raccogliere fondi, stiamo pensando di avviare una sorta di azionariato popolare. Con una parte del ricavato della nostra cena sociale, che si svolge ogni anno in primavera, aiutiamo l’Apea boliviana. Siamo in costante contatto con Maya, la moglie di Checco, che dopo le difficoltà legate alla scomparsa del marito è riuscita a ripartire con vari progetti che coinvolgono anche gli studenti e i carcerati».

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A novembre, l’associazione organizzerà una serata in cui saranno invitati i rappresentanti della cooperativa sportiva Lebowski di Firenze. Salomone conclude: «Presenteremo il documentario che stiamo realizzando insieme al regista albese Paolo Gai. Tramite interviste ai protagonisti dell’epoca racconteremo la nascita delle scuole calcio in città, come Europa, Koala e Santa Margherita.

Interessante è il contributo di Tomaso Zanoletti, all’epoca sindaco di Alba, che ha parlato di come l’allora Amministrazione volle dare un’alternativa ai giovani che giravano per strada senza sapere cosa fare. Sono gli stessi anni in cui, tra le altre cose, il Comune promosse la costruzione di case popolari per ospitare gli immigrati che lavoravano nelle fabbriche e, a libro paga del Municipio, c’erano venti insegnanti di sostegno. Altri tempi: oggi molte cose sono cambiate in peggio».

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