di Lidia e Battista Galvagno
PENSIERO PER DOMENICA – XXIV TEMPO ORDINARIO – 13 SETTEMBRE
Dopo la correzione fraterna, il perdono! Gesù non fa sconti e non ha paura di chiedere cose sempre più difficili alla comunità dei discepoli. La successione dei testi, nel capitolo 18 di Matteo, ci dà l’idea della vita non facile della prima comunità ed è un punto di riferimento per la Chiesa di tutti i tempi. Tutte le letture della Messa, compreso il salmo, affrontano questo tema.

Il perdono è tipico del Dio biblico, in particolare del Padre di Gesù. Probabilmente, nella scorsa estate, molti avranno visto il film Odissea, riportando alla memoria la mitologia classica. Gli dei dell’Olimpo non conoscono il perdono; il Dio biblico sì. Stupende le parole del salmo 102/103: «Egli perdona tutte le tue colpe… Non rimane adirato in eterno… Non ci tratta secondo i nostri peccati». È alla luce di un Dio così che si capiscono gli accorati inviti al perdono del Siracide (27,30-28,7). Gesù per spiegare fin dove arriva il perdono di Dio racconta una delle parabole più paradossali del Vangelo (Mt 18,21-35).
Ancora una volta è Pietro a fare da spalla a Gesù con la domanda: quante volte devo perdonare chi mi ha offeso, fino a sette? Il perdono era regolamentato dalla Legge, che chiedeva di perdonare tre volte. Notiamo che c’era bisogno della Legge perché il perdono non è qualcosa di spontaneo: non è nel Dna dell’uomo. Gesù risponde a Pietro non con il plauso che lui si attendeva, ma con la parabola dei due servi. Il primo, che doveva al padrone una somma enorme (oltre dieci volte il tributo che la Palestina doveva versare ogni anno ai Romani) impossibilitato a pagare, riceve il condono del debito. Subito dopo rifiuta di fare altrettanto con un suo servo che gli doveva una cifra pari a tre mesi di stipendio di un bracciante. È una fotografia spietata degli uomini: servili con i potenti e spietati con i deboli. Il padrone è il Padre: è a lui che dobbiamo guardare, come chiesto anche da Paolo che ricorda ai Romani (14,7-9) che ci sono cose che si fanno solo “nel Signore”.
Una precisazione. Gesù, che è sempre molto concreto e realista, parla espressamente di “perdono”. Il perdono è una decisione personale: non chiama in causa l’altro, come la riconciliazione. Il perdono è sempre possibile, perché dipende dalla mia decisione; la riconciliazione no, perché ha bisogno anche della decisione dell’altro: qualcosa che io non posso pretendere né tanto meno imporre. Il perdono è un balsamo che favorisce la cicatrizzazione delle ferite dell’anima: in questo senso fa del bene innanzitutto a chi lo concede. E questo è già una grazia.
