Un pensiero per domenica / Dio non ragiona allo stesso modo degli uomini

PENSIERO PER DOMENICA  – XXV tempo ordinario – 20 settembre

«I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie»: questa frase è tratta dall’ultima pagina del secondo Isaia (55,8), un anonimo profeta del VI secolo avanti Cristo. È stata scelta dai redattori del Lezionario per commentare il Vangelo della XXV domenica (Mt 20,1-16), per spiegare il comportamento del protagonista di una parabola visibilmente paradossale. Il padrone di una vigna assume operai a ore diverse della giornata, ma giunto a sera dà a tutti la stessa paga.

Un pensiero per domenica / Dio non ragiona allo stesso modo degli uomini
Gli operai della vigna, miniatura dal Codice aureo di Echternach, XI secolo, Museo di Norimberga.

Lo sguardo di Dio va oltre la prestanza fisica e la voglia di lavorare che anima gli operai della prima ora. Gesù, che legge nel cuore delle persone, ha un occhio di riguardo anche per chi sta indietro, per chi non viene scelto o viene scelto per ultimo perché non ha la prestanza fisica, che si fa più facilmente notare. Forse scorge la paura di non trovare lavoro, l’angoscia di tornare a casa a mani vuote, la frustrazione di non essere in grado di sfamare i propri familiari. Ecco spiegato perché gli ultimi, i poveri, i meno considerati “saranno primi”. Certo, secondo la parabola, i primi a ricevere la paga!

​La parabola ha un messaggio anche per la comunità cristiana. Matteo, che scrive il suo Vangelo per una comunità di origine giudaica, conosce bene la fatica che questi credenti hanno dovuto fare per superare la mentalità rabbinica. Gli Ebrei hanno sempre avuto la “sindrome da primi della classe”, l’orgoglio di essere il popolo eletto, la prima scelta di Dio. Nei primi tempi, i cristiani provenienti dal paganesimo erano considerati di serie B! C’è un midrash che conferma appieno questa mentalità. Non sappiamo se fosse già noto a Gesù o se si tratti di una risposta alla sua parabola. Racconta di un re (Dio!) che impegna molti lavoratori e, alla fine, dice al primo assunto: «Questi lavoratori fecero per me poco lavoro e io darò loro poco salario. Per te invece devo pensare a una paga considerevole». Così ragionano gli uomini; Dio no!

​Anche Paolo è stato l’ultimo chiamato. Lo ripete più volte nelle sue lettere. Probabilmente non ha mai conosciuto il Gesù storico, ma è riuscito a stabilire un rapporto così profondo con lui da non avere eguali. Chi di noi potrebbe dire di sé con verità le parole che Paolo scrive ai cristiani di Filippi (1,20-27), la prima Chiesa da lui fondata in Europa: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno». Parole come queste, scritte da un uomo in prigione, testimoniano la profondità del legame con Cristo e la sua forza vitale.

 Lidia e Battista Galvagno

Banner Gazzetta d'Alba