Alba / In via Pola o lungo il Tanaro: le risposte per gli stagionali dell’assessora Croce

Il 15 settembre è stata convocata una Commissione straordinaria, su richiesta del consigliere Domenico Boeri a nome di tutta la minoranza, per avere aggiornamenti sui progetti legati all'accoglienza dei lavoratori

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©Malò

di ​ Serena Corradi

ALBALa questione dell’accoglienza dei braccianti agricoli stagionali e del progetto Common ground 2 continua a far discutere. Gli articoli di Gazzetta d’Alba delle scorse settimane, che raccontavano di lavoratori costretti a dormire per strada o in ripari di fortuna, hanno sollecitato l’attenzione dell’Amministrazione comunale albese.

Così il 15 settembre è stata convocata una Commissione straordinaria, su richiesta del consigliere Domenico Boeri a nome di tutta la minoranza, per avere aggiornamenti sull’evoluzione del progetto.

L’assessora alle politiche sociali del Comune di Alba, Donatella Croce, ha risposto ai quesiti dei membri presenti, parlando anche della situazione della Caritas di via Pola e di quella lungo il Tanaro, dove sempre più lavoratori e persone in difficoltà sono costrette a dormire all’aperto a causa della carenza di posti letto.

L’assessora Donatella Croce

Boeri ha riferito di aver chiesto al direttore della Caritas, don Domenico De Giorgis, delucidazioni sulla questione: «Effettivamente ci sono numeri alti. La richiesta di pasti, che in precedenza era di circa 70, ora ha superato il centinaio», spiega. «Volevamo capire il modello di accoglienza pensato per queste persone», continua Boeri rivolgendosi all’assessora Croce. E prosegue: «Quale ruolo ha il Comune? Scaricare tutto sulla Caritas ci sembra veramente eccessivo».

Il Common ground

L’attenzione si è spostata sul Common ground 2, il progetto promosso dalla Regione Piemonte per agevolare la soluzione della problematica dell’accoglienza e tutelare i lavoratori con risorse europee del Fondo asilo, migrazione e integrazione (Fami) 2021-2027. Sul territorio albese le attività operative sono affidate alla cooperativa Motiva, mentre il capofila del quadrante Sud-ovest è la cooperativa Momo di Cuneo.

«All’interno della realtà comunale di Alba le iniziative adottate dalla cooperativa Motiva sono molteplici: nei locali messi a disposizione dal Comune, dal 24 giugno è attivo l’infopoint, dove è possibile avere supporto legale e sindacale. Un servizio a cui si sono già rivolte 26 persone. Poi c’è il lavoro svolto dagli operatori due volte a settimana. Insieme ad Anolf e all’équipe di bassa soglia di Motiva, gli operatori del Common ground si occupano di monitorare e aiutare i ragazzi in condizioni di sfruttamento tra zona H, il Tanaro e la stazione», spiega Croce. «Il lavoro non è semplice perché le persone fanno fatica a denunciare o a riconoscersi come vittime», precisa.

Il problema alloggi

Le tempistiche hanno condizionato il lavoro di Weco, ente incaricato di trovare alloggi. «Quest’anno la ricerca è iniziata ad agosto e non è stata semplice. È probabile che nella prossima vendemmia e in quella successiva si riesca a dare una risposta maggiore», ha spiegato Croce, precisando che a oggi tre lavoratori sono già ospitati in un alloggio, mentre altri quattro potrebbero aggiungersi a breve grazie a due trattative in corso.

«La vera forza è l’attività svolta dal tavolo d’inclusione. Nessuna delle iniziative proposte, da sola, è capace di risolvere i problemi degli stagionali. Soltanto la costruzione e il consolidamento di questa rete può permettere di contenere le difficoltà», aggiunge.

Lungo Tanaro

Le domande dei commissari sono passate alla presenza di persone accampate lungo il Tanaro. «È emerso che solo una parte, che potremmo definire “abbastanza ristretta”, è composta da lavoratori stagionali», risponde l’assessora. Dai sopralluoghi svolti dalla Polizia municipale e dai volontari degli enti – spiega sempre Croce – è risultata un’alta quota di persone, prevalentemente di origine italiana, con gravi difficoltà legate alla tossicodipendenza e a problematiche sociosanitarie, già seguite dal Sert attraverso la propria unità di strada e alle quali non basta dare una soluzione abitativa o di accoglienza. «Si tratta di realtà marginali differenti, seguite da servizi diversi proprio perché tali sono le loro problematiche», ha spiegato l’assessora sottolineando il lavoro svolto insieme all’Asl e al Sert.

La situazione è chiara: alle spalle di chi si trova a dormire tra coperte di fortuna e cartoni per le strade di Alba c’è una concatenazione di questioni. Ciò non significa che non ci siano soluzioni: le aziende, i datori di lavoro, le cantine devono essere sensibilizzate. Ne sono un esempio le attività di Saluzzo, di Mango e le aziende che provano a fare la differenza.​

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