di Sara Canta
L’ANALISI – «Devo ammettere che per risolvere i compiti a casa di matematica – questa estate ho dovuto affrontare il corso di recupero per un debito nella materia – ho usato ChatGpt. A volte la piattaforma svolge il compito intero, a volte mi faccio spiegare i passaggi e apprendo il metodo di risoluzione». Andrea ha 15 anni, vive ad Alba e frequenta il liceo scientifico. Racconta così la sua relazione con le nuove tecnologie. «Per me è rassicurante avere un “compagno” di studi. Mi sento meno solo, più motivato. I miei genitori sono arrabbiati perché uso troppo il cellulare, ma il mio rendimento nelle materie non ne risente».
L’Ai sta dilagando anche sul fronte scolastico. Il portale Openpolis a inizio settembre ha pubblicato dati significativi a riguardo: il 51,9% dei giovani italiani nella fascia di età 16-19 anni dichiara di aver usato l’intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l’indagine, svolta nel 2025; la media europea è del 66,4%. Il 40,5% del campione la utilizza a fini scolastici, contro il 49,9% europeo. In Piemonte, tuttavia, soltanto poco più della metà delle strutture scolastiche statali è dotata di aule informatiche. Questo genera un gap significativo tra un mondo esterno che “corre veloce” e un universo formativo rallentato. Ad Alba la percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche sale al 63%.
I rapporti di Ires
Secondo il rapporto Ires (Istituto di ricerche economico sociali del Piemonte) dal titolo Il benessere nel primo biennio dei percorsi IeFp, pubblicato a settembre e che coinvolge 5.435 allievi della formazione professionale regionale, il 40% degli intervistati usa spesso o molto spesso tablet e computer per apprendere, il 28,2% mai. A livello nazionale, un’indagine di Indire rileva che il 94% usa l’Ai per studiare e il 44% teme una riduzione dell’autonomia di pensiero.
Insomma, il mondo della tecnologia sta mutando la quotidianità di milioni di studenti. Ires Piemonte al riguardo ha anche pubblicato nel 2025 una ricerca dal titolo Intelligenza artificiale e settore educativo da cui emerge come le nuove tecnologie possano arrivare a mutare l’organizzazione della scuola, il rapporto con le imprese e le scelte su come distribuire le risorse educative. La ricerca individua tre piani sui quali leggere il cambiamento: gli studi sulle applicazioni educative, il crescente coinvolgimento delle aziende private e le politiche pubbliche. Gli investimenti imprenditoriali, i Governi e le istituzioni decideranno quali strumenti dovranno entrare nelle classi e questa potenziale “ingerenza” va monitorata con attenzione.
Una delle trasformazioni messe a fuoco da Ires riguarda il rapporto commerciale con le scuole. In passato le aziende vendevano soprattutto programmi amministrativi: con le piattaforme di intelligenza artificiale, ad accesso gratuito, il mercato si riempie di oggetti che possono attirare studenti, docenti e istituzioni, ai quali vengono poi proposte funzioni aggiuntive attraverso l’acquisto di abbonamenti. L’impresa assume così una presenza stabile nella quotidianità scolastica.
Il rapporto distingue due categorie di operatori: editori e nuove imprese che sviluppano piattaforme educative, e grandi gruppi che forniscono le infrastrutture informatiche, tra cui Google, Amazon e Microsoft. Anche le aziende più piccole possono dipendere dai loro servizi per far funzionare i prodotti. Per l’istruzione il rischio è dunque quello di sviluppare una dipendenza crescente da queste tecnologie e dai relativi proprietari, grandi multinazionali e player internazionali.
Le criticità
La ricerca pubblicata da Ires Piemonte Intelligenza artificiale e settore educativo non nasconde le criticità sotto il profilo etico apportate dall’introduzione dell’Ai applicata all’istruzione. «La preoccupazione principale riguarda la potenziale discriminazione algoritmica. Se i dati utilizzati per addestrare i sistemi di Ai riflettono pregiudizi preesistenti, come la sotto rappresentazione di determinate categorie di studenti, l’Ai potrebbe perpetuare e amplificare queste disuguaglianze. Per esempio, un sistema di valutazione basato su dati occidentali potrebbe svantaggiare studenti provenienti da culture diverse», scrivono i ricercatori. Una problematica a cui si aggiunge la questione della privacy e la protezione dei dati sensibili degli studenti. A entrare in crisi sarebbe anche la figura del docente. «La troppa fiducia nell’Ai potrebbe minare il ruolo dell’insegnante e la sua capacità di giudizio e adattamento. Deve essere usata come strumento di supporto, mantenendo l’insegnante al centro del processo educativo».
Non destano minore preoccupazione le intrusioni di aziende e investitori privati che potrebbero influenzare l’intero processo. La direzione del cambiamento dipenderà dalle condizioni poste dall’ingresso delle nuove tecnologie e dalla capacità di mantenere equità e inclusione tra gli obiettivi dell’istruzione.
Il servizio completo è sul numero di Gazzetta d’Alba in edicola da martedì 22 settembre
