SANITÀ – Una popolazione sempre più anziana, bisogni assistenziali in continua crescita e la necessità di ripensare un sistema di welfare che fatica a rispondere alle nuove esigenze. Il Piemonte punta a sperimentare un nuovo modello di assistenza agli anziani e si propone come Regione pilota a livello nazionale, con l’obiettivo di rafforzare i servizi domiciliari e garantire l’accesso alle strutture residenziali alle persone non autosufficienti.
È quanto emerso da Vivere a lungo, vivere meglio, l’evento promosso dalla Regione Piemonte e da La Stampa alla Nuvola Lavazza di Torino, dedicato alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e al futuro dell’assistenza.
«Il modello attuale non funziona più – ha sottolineato nel suo intervento conclusivo il presidente Alberto Cirio – In questi anni abbiamo incrementato le risorse e i posti in convenzione ma i soldi, da soli, non bastano perché la platea delle persone da assistere continua ad aumentare e le strutture sono in difficoltà».
Da questa constatazione nasce la necessità di individuare soluzioni capaci di rispondere ai bisogni attuali, ma soprattutto di affrontare quelli dei prossimi anni, puntando su una maggiore integrazione tra assistenza sanitaria, servizi sociali e sostegno alle famiglie.
«Le persone non autosufficienti che ne hanno le caratteristiche devono avere le possibilità di accedere alle strutture e noi continuiamo a lavorare per ampliare la platea – ha spiegato il presidente della Regione – ma abbiamo l’esigenza di investire affinché gli anziani, che possono farlo, restino il più possibile a casa loro. Pensiamo a delle ‘Rsa dei servizi’, strutture capillari sul territorio che, insieme a progetti innovativi come la telemedicina, possono contribuire, in sinergia alle Case della Salute, nell’assistenza domiciliare degli anziani».
L’idea è dunque quella di sviluppare una rete territoriale in grado di offrire servizi e prestazioni anche al di fuori delle tradizionali strutture residenziali, favorendo la permanenza degli anziani nel proprio ambiente familiare quando le condizioni di salute lo consentono.
Risorse in crescita e più persone assistite
Nel corso del convegno, Cirio ha illustrato i dati relativi agli investimenti regionali. In Piemonte le risorse destinate alla non autosufficienza sono passate dai 273 milioni di euro del 2018 ai 335 milioni del 2025, mentre i finanziamenti complessivi al sistema delle fragilità sono cresciuti dai 576 milioni del 2023 ai 670 milioni previsti per il 2026.
È aumentato anche il numero delle persone assistite in convenzione, passato dalle 28.255 del 2018 alle 35.054 del 2025. Secondo i dati presentati dalla Regione, l’incremento indicato è del 31,14% in sei anni.
Numeri che testimoniano l’impegno economico dell’amministrazione regionale, ma anche la crescente pressione esercitata dall’invecchiamento della popolazione sul sistema assistenziale.
Altri 10 milioni per 1.500 nuovi voucher
Il vicepresidente della Regione e assessore alle Politiche sociali, Maurizio Marrone, intervenuto in apertura dei lavori, ha richiamato i risultati delle misure già attivate dal Piemonte.
Tra queste, Protezione Sociale, il programma sperimentale finanziato attraverso fondi europei che, con uno stanziamento di 18 milioni di euro, ha consentito di avviare 23.000 piani personalizzati di cura.
A questa iniziativa si affianca Scelta Sociale, che dispone di oltre 110 milioni di euro e ha raggiunto 9.400 beneficiari attraverso voucher utilizzabili dalle famiglie per l’assistenza alle persone fragili, sia a domicilio sia nelle strutture, durante l’attesa di un posto in convenzione sanitaria.
A queste risorse si aggiunge ora un ulteriore finanziamento destinato ad ampliare la platea dei beneficiari.
“Abbiamo individuato ulteriori 10 milioni di euro e a breve partirà un bando per assegnare il voucher ad altre 1500 persone in attesa del posto in convenzione” hanno annunciato Cirio e Marrone.
Il nuovo intervento punta a offrire un sostegno economico aggiuntivo alle famiglie che devono affrontare i costi dell’assistenza mentre attendono l’accesso al sistema convenzionato.
Il ministro Calderone: «Le Rsa devono essere l’ultima istanza»
Al confronto ha partecipato, in collegamento video da Roma, anche il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Elvira Calderone, che ha espresso apprezzamento per le iniziative avviate dalla Regione Piemonte.
«Sono misure che funzionano e che vanno nella direzione corretta. Oggi il nostro compito è fare in modo che le persone anziane vivano bene la loro età, possibilmente in un contesto famigliare. Le Rsa devono esistere e sono necessarie dove c’è un bisogno di assistenza che non può essere soddisfatto a casa. Però deve essere una condizione di ultima istanza».
Una posizione che conferma l’orientamento verso un modello assistenziale nel quale la residenzialità rimane una risposta indispensabile per le situazioni più complesse, mentre l’assistenza domiciliare assume un ruolo sempre più centrale.
Il confronto tra istituzioni, operatori e famiglie
Il convegno ha rappresentato anche un’occasione di confronto tra istituzioni, gestori delle strutture residenziali, organizzazioni sindacali, medici e rappresentanti del mondo della solidarietà.
Particolare attenzione è stata riservata alle testimonianze dei caregiver provenienti da diverse regioni italiane, che hanno portato al centro del dibattito le difficoltà quotidiane delle famiglie impegnate nell’assistenza ai propri cari.
Tra gli intervenuti anche Alessandra Ghisleri, sondaggista di Euromedia Research; monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Fondazione Età Grande Ets; Mariella Enoc, coordinatrice Silver Economy di Confindustria Piemonte; Mario Nava, direttore generale della DG EMPL della Commissione europea; il sindaco di Torino Stefano Lo Russo; il vicepresidente dell’Anci Roberto Pella e il direttore de La Stampa Antonio Di Rosa.
Dal confronto è emersa la necessità di accompagnare l’invecchiamento della popolazione con politiche capaci di integrare assistenza sanitaria, sostegno sociale e innovazione tecnologica.
La sfida che il Piemonte intende affrontare è quella di costruire un sistema più vicino alle persone, nel quale le strutture residenziali, i servizi territoriali e l’assistenza domiciliare possano operare in maniera coordinata, garantendo agli anziani cure adeguate e alle famiglie un sostegno concreto.
Redazione
