Unioni di Comuni, Grinzane Cavour non confina. Che succederà nel 2027?

Unioni di Comuni, Grinzane nomn coinfia
Un'immagine d'archivio di via Garibaldi, a Gallo Grinzane.

di Corrado Olocco

ENTI LOCALI– In Commissione, il Consiglio regionale ha dato il via libera al disegno di legge che rinvia al 31 dicembre 2027 i termini per l’adeguamento delle Unioni di Comuni al principio della contiguità territoriale, stabilito da una legge del 2023 e scaduto il 30 giugno 2026. L’assessore agli enti locali Enrico Bussalino ha spiegato che, su 82 Unioni di Comuni del Piemonte, ventidue non rispettano il requisito e rischiano di non poter più accedere ai futuri bandi regionali. Nella nostra zona il problema riguarda l’Unione colline di Langa e del Barolo, che vede il Comune di Grinzane Cavour “staccato” dagli altri. Anche se la proroga regionale lascia un po’ di tempo agli enti locali, la situazione andrà affrontata nei prossimi mesi e non sarà semplice sciogliere il nodo.

Il presidente dell’Unione, Livio Genesio, sindaco di Monforte, osserva: «Al momento non si capisce che cosa fare. Cercheremo di chiarire la questione. L’ente è stato costituito con Grinzane Cavour e, a mio avviso, va tenuto in considerazione il fatto che quando è nata l’Unione non era prevista la contiguità territoriale». Genesio prosegue: «Si lavora insieme e l’Unione funziona. Siamo contenti che si dia più potere a queste realtà, che portano avanti attività importanti per il territorio, ma se queste si fermano il problema si ripercuote sui cittadini». L’Unione è composta da Monforte, Castiglione Falletto, Grinzane Cavour, Barolo, Novello, Sinio, Roddino e Monchiero, ma in origine i paesi erano di più. Il primo gennaio 2014 erano usciti Rodello, Montelupo Albese, Serralunga e La Morra e nel 2021 è stato Verduno a farsi da parte. L’ultima defezione è stata quella di Roddi, diventata esecutiva dal primo gennaio di quest’anno.

Sulla norma regionale è intervenuta anche l’Uncem con una nota che, pur riconoscendo la correttezza del provvedimento, amplia il discorso alle funzioni da attribuire alle Unioni, incluse quelle montane: «Va bene il Ddl varato, ma adesso cambiamo seriamente la norma, che ha creato le Unioni dopo la grave e dannosa distruzione delle Comunità montane. Una scelta folle, che ha effetti devastanti ancora oggi. I Comuni da soli sono finiti. Solo le Unioni possono aggregare funzioni, servizi e opportunità, ma vanno rafforzate con una norma regionale vera. Enti sovracomunali fragili comportano una minore tenuta economica e sociale delle zone montane». Sulla contiguità territoriale il presidente regionale dell’Uncem Roberto Colombero sottolinea: «Il principio è corretto, ma non basta. Se non fissi dei limiti, potresti arrivare ad avere dieci Unioni di due Comuni ciascuna».

A ingarbugliare la situazione si aggiunge la nuova classificazione dei paesi montani, al momento bloccata dai ricorsi al Tar da parte di numerosi Comuni, soprattutto dell’area appenninica. Prosegue Colombero: «Il problema è che a essere bloccata è anche l’erogazione dei fondi per la montagna. La politica si misura con i risultati e oggi questi non ci sono». La nuova lista dei Comuni montani include anche tre centri dell’attuale Unione del Barolo (Monforte, Sinio e Roddino) e altri centri della bassa Langa, ora fuori dalle aggregazioni. Risolvere il rebus non sarà semplice e, con la legislatura nazionale ormai agli sgoccioli, non sembra neppure una priorità.

 

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