Verduno migliorerà la sanità

COLLOQUIO Ministro, domenica visiterà il cantiere del nuovo ospedale di Verduno. Significa che ritiene la struttura necessaria – e, quindi, da ultimare – per la salute di albesi e braidesi?

«L’idea di accorpare due ospedali datati dal punto di vista strutturale in un unico presidio moderno e dotato tecnologicamente di ciò che di meglio oggi offre la medicina è importante non solo per il territorio di Alba e Bra ma per tutta la provincia di Cuneo. L’accorpamento in una unica struttura dei due ospedali di Alba e Bra è in linea con la revisione della rete ospedaliera in corso di attuazione in Piemonte con l’obiettivo di ottenere economie di scala migliorando la qualità delle prestazioni erogate, in coerenza con i percorsi di ristrutturazione della rete ospedaliera promossa dalla spending review».

Mentre si registra un trend della richiesta di cura in costante incremento, la situazione del Paese impone pesanti tagli alla spesa. Come conciliare – se è possibile – la maggiore domanda di salute con le minori risorse a disposizione?

«L’aumento delle malattie croniche dovuto al progressivo aumento dell’età impone una revisione del sistema con un progressivo spostamento della filiera delle cure dagli ospedali per acuti al territorio, sia in termini sanitari che socio-assistenziali. Il decreto recentemente approvato ne è un chiaro esempio. La riorganizzazione della rete ospedaliera secondo volumi di attività e gerarchizzazione di funzioni (fare poche cose tante volte e non tante cose poche volte) conduce alla concentrazione delle prestazioni più sofisticat e i n mani esperte con la realizzazione di economie di scala e miglioramento della qualità del servizio e degli esiti. La Regione Piemonte sta operando in tal senso».

La provincia di Cuneo è in fondo alla lista delle inefficienze pubbliche e private. Eppure anche la sanità della Granda sarà vittima delle sforbiciate. Non sarebbe opportuno premiare chi ha bene operato, usando il rigore per quanti hanno scialacquato?

«La situazione cuneese è sicuramente virtuosa ma sostanzialmente in linea con le rimanenti realtà territoriali del Piemonte. Analisi di benchmarking effettuate a livello regionale indicano che un problema di maggior efficienza è presente in tutte le regioni, anche le più virtuose. La spending review sulle attività di supporto ha individuato anomalie non sempre concentrate nelle regioni più critiche dal punto di vista economico. Il Piemonte sta uscendo dal piano di rientro grazie a un miglior controllo della spesa ma la scarsità di risorse impone una revisione delle inefficienze di sistema che coinvolgerà tutti i territori».

Gli sprechi del passato non possono significare tagli ai diritti oggi. Basta affacciarsi a uno dei nostri ospedali per comprendere la fatica quotidiana del personale, stretto tra la difficoltà a gestire la situazione e il senso del dovere verso il malato. Come si fa a fare meglio?

«L’assessore Monferino mi ha assicurato che non solo non verranno meno i diritti ma si renderanno più efficienti i servizi a parità o miglioramento dell’efficacia e cioè della qualità delle cure. Chiudere piccole realtà non più sicure e inefficienti e concentrare le cure in ospedali più attrezzati ed esperti non vuol dire tagliare,marazionalizzare per salvaguardare il nostro servizio sanitario. Chiedere ai medici di medicina generale di svolgere meglio la propria attività organizzandosi in associazione e dando risposte a necessità che spesso spingono i cittadini a cercarle negli ospedali (per esempio i codici bianchi e verdi a bassa intensità) è un altro esempio di miglioramento del servizio grazie a una maggiore appropriatezza dell’erogazione».

Che cosa può rispondere agli anziani meno abbienti, che temono di veder minacciato l’accesso alle cure?

«Le cure, anche quelle innovative pur costose, verranno assicurate essendo il nostro un sistema universale equo e solidale. Ma utilizzarlo meglio evita abusi e adottare stili di vita adeguati permetterà di salvaguardarlo pur in situazioni di crescente difficoltà economiche».

Il recente decreto conosciuto con il suo nome delinea un diverso approccio alla medicina di base,mai professionisti di famiglia non ci stanno. Che cosa intende cambiare nel delicato rapporto paziente-medico?

«I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono disponibili come sempre a cooperare al miglioramento del Servizio sanitario. Il decreto è un passo in avanti nell’ottica dell’implementazione della medicina territoriale. Razionalizzando si possono spostare risorse dagli ospedali ai distretti e al socio-assistenziale incentivando anche la medicina di famiglia e dando risposte ai bisogni degli anziani non autosufficienti e alla fragilità assistenziale. Il Piemonte sta rivedendo le eccedenze nei posti letto per acuti (minime) e post acuti (più sostanziose) per aumentare le Rsa (Residenze sanitarie assistite) e l’assistenza domiciliare, diminuendo le liste d’attesa di coloro che necessitano di cure e attenzioni continuative. Nello stesso tempo i pazienti devono imparare a non richiedere prestazioni o terapie non utili e il medico di medicina generale potrà svolgere meglio il proprio ruolo di regolatore degli accessi alle prestazioni con maggiore appropriatezza e umana attenzione alle esigenze di chi soffre».

Maria Grazia Olivero

CHI È Esperto  di diritto costituzionale

Renato Balduzzi è nato a Voghera il 12 febbraio 1955. Coniugato con tre figli, abita ad Alessandria. Laureato in giurisprudenza all’Università di Genova, il Ministro della salute èprofessore di diritto costituzionale all’Università cattolica di Milano. Presso l’Università del Piemonte Orientale è direttore del Centro di eccellenza interfacoltà per il management sanitario; è autore di oltre centodieci pubblicazioni tra monografie, saggi e note a sentenza. Balduzzi è stato consigliere giuridico dei Ministri della difesa (1989-1992), della sanità (’96-2000) e delle politiche per la famiglia (2006-2008). Esperto di diritto costituzionale della salute e di diritto sanitario, ha ricoperto l’incarico di capo dell’ufficio legislativo del Ministero della sanità dal ’97 al ’99, presiedendo la Commissione per la riforma sanitaria. Dal 2007 fino alla nomina a Ministro della salute è stato presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.