Fondazione Crc: Crisi, sfida difficile. non ci sottraiamo

CUNEO La crisi sta colpendo in modo duro anche la Granda, che fino a ora era stata toccata solo marginalmente. Come reagisce la fondazione alla situazione economica e politica italiana presidente Falco?

«La fondazione Crc ha come area di interesse la provincia di Cuneo e in modo particolare alcuni suoi territori. È lì che si focalizza la sua azione. Fin dal 2009 la fondazione ha compreso la gravità dei cambiamenti che stavano avvenendo e ha adattato la propria politica erogativa: strategia di medio periodo, migliore identificazione degli obiettivi, modalità e criteri di valutazione più chiari e selettivi, privilegiando progetti di innovazione sociale. È una sfida difficile, alla quale non ci sottraiamo, convinti che chi ha delle responsabilità deve fare la sua parte. Abbiamo iniziato un buon percorso,ma molta strada rimane da fare in questa direzione; noi cerchiamo di essere conseguenti ai documenti che produciamo e ci auguriamo che anche la nostra comunità di riferimento faccia coincidere i comportamenti “privati” con le parole ufficiali».

Che prospettive vede la fondazione, dal suo punto di osservazione privilegiato, per il futuro, immediato e a media scadenza? L’Italia riuscirà a uscire dalla crisi?

«Penso che non siamo di fronte a una delle tante crisi che si sono succedute periodicamente nel dopoguerra, ma che stiano venendo al pettine nodi che si sono via via creati e che non sono stati sciolti, sperando che, come per magia, il tempo sbrogliasse la matassa. Si sta preparando l’atterraggio su “un altro pianeta” e le due domande sono: quando e come si planerà e poi, che mondo si troverà? La classe dirigente, anche quella locale, deve lavorare con maggiore impegno per contribuire a costruire il futuro, che non è ineluttabile. La fondazione Crc è una forza viva e quindi anch’essa deve fare la sua parte operando delle scelte, o meglio perseguendo con vigore quelle definite negli ultimi documenti programmatici: privilegiare la crescita dei giovani e contribuire alla coesione sociale». _

Della recente sessione erogativa stupisce la quantità di domande rimaste inevase, nonostante il surplus di disponibilità. È un sintomo della crisi, che convince sempre più enti a tendere la mano alla fondazione oppure si tratta di domande non ammissibili per eventuali errori o vizi?

«Quest’anno abbiamo deciso di accentuare l’attività proattiva, che si realizza attraverso progetti propri e bandi. Attraverso tali strumenti erogheremo più del 40 per cento delle risorse disponibili e quindi questa scelta ha portato ad avere meno denaro per la sessione generale, dedicata alle domande provenienti dal territorio, rispetto agli anni precedenti. Inoltre il Documento programmatico annuale, approvato a ottobre 2012 dal Consiglio generale, ha indicato, in modo più forte che nel passato, obiettivi e criteri di selezione; a questi il Cda si è conformato nella selezione delle domande arrivate, che sono stabili rispetto al 2012». _

Quali sono i criteri di valutazione applicati?

«L’attinenza alle linee di intervento, alle priorità indicate; la solidità finanziaria dell’iniziativa, quindi i cofinanziamenti, la cantierabilità, la sostenibilità nel tempo; la partnership dell’iniziativa, che premi le collaborazioni in rete, la loro ampiezza e qualità; l’ampiezza delle ricadute, in termini di estensione del numero dei beneficiari diretti e indiretti e di durata nel tempo degli effetti generati».

g.s.