Ascoltando Dio si è in grado di amare il prossimo

Ascoltando Dio si è in grado di amare il prossimo

PENSIERO PER DOMENICA – XXXI TEMPO ORDINARIO – 4 NOVEMBRE

Il rapporto di Gesù con il giudaismo del suo tempo non è stato facile. Proprio a Gerusalemme, dove è ambientato il brano di Vangelo odierno (Mc 12,28-34), dopo la “purificazione” del tempio, Gesù ha vissuto momenti di scontro molto duri, premessa alla lotta finale con relativa condanna a morte in croce. La pagina evangelica odierna, pertanto, fa eccezione. Protagonista è uno scriba che dialoga serenamente con Gesù, che si sforza di capire la novità dell’insegnamento del Maestro e alla fine si trova d’accordo con lui. Questo significa dialogare. Oltre questo spunto, possiamo individuare nelle tre letture altrettante strade per camminare verso Dio.

La preghiera di ascolto. Nella prima lettura troviamo lo Shemà Israèl, la preghiera che il pio ebreo recita ogni mattina, che fa da guida alla sua vita (Dt 6,2- 6). Importante è la parola che apre la preghiera: «Ascolta». Più che l’astratta proclamazione dell’unicità di Dio e della sua signoria è l’attitudine all’ascolto che è il cuore della preghiera, oltre che orientamento di vita. L’ascolto della volontà di Dio, fatto ogni giorno, il chiedersi al mattino cosa il Signore si attende da me lungo il giorno, è guida sicura nella vita. Ascoltando Dio si è in grado di amare il prossimo

L’amore al prossimo come cifra dell’amore per Dio. Coinvolto dallo scriba nella discussione su quale fosse il primo dei 613 precetti del giudaismo, Gesù risponde combinando due norme, tratte da due testi biblici distinti. Ne deriva l’affermazione della signoria di Dio su ogni altro interesse e dell’amore incondizionato al prossimo come perfezione di tutta la legge. L’amore nei confronti di Dio non si vede; l’amore verso il prossimo sì. Di qui dunque bisogna partire. Ce lo ricorda papa Francesco nell’Evangelii gaudium, ad esempio là dove afferma che la base della società è l’inclusione sociale dei poveri (nn. 186-190): per costruire una società a misura d’uomo bisogna partire sempre dal basso.

Gesù è la guida sicura per camminare verso Dio. Potrebbe essere questa la sintesi della non facile pagina della Lettera agli Ebrei (7,23-28) proposta come seconda lettura. Gesù è il sommo sacerdote santo, innocente, senza macchia che può svolgere con verità la funzione che il sacerdote aveva presso gli Ebrei e in molti culti religiosi dell’antichità: essere il mediatore tra gli uomini e la divinità. Per noi questo suona come rassicurazione: da soli non siamo capaci di amare con verità e continuità né Dio, né il prossimo, ma con l’aiuto e la grazia di Gesù Cristo ce la possiamo fare.

Lidia e Battista Galvagno

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