Ministri che s’azzuffano sul Festival di Sanremo anziché lavorare per risolvere i problemi dell’Italia

Questa sera il concerto di Natale del liceo musicale Da Vinci

Dalla pagina delle lettere al giornale

Egregio direttore, due giorni dopo la finale del Festival di Sanremo, sfogliando i giornali o navigando in Internet, si potevano leggere numerose dichiarazioni dei due vicepremier sulla gara canterina più famosa d’Italia. Su un quotidiano è apparsa una metà pagina con un’intervista a Salvini che criticava la decisione della giuria di esperti del festival, con tanto di spiegazioni storico-amministrative.

Naturalmente, nella rincorsa che deve ormai quotidianamente affrontare, Di Maio si affrettava a pubblicare interventi on-line per dire che l’anno prossimo il vincitore sarà scelto solo dalla giuria popolare.

Devo dire la verità, mi sono trovato inizialmente spiazzato… come se si trattasse dell’ironia pungente di un film di Fellini o, più recentemente, di un film di Checco Zalone, con quelle caricature di personaggi politici quasi impossibili da immaginare.

In seguito, però, è subentrata una grande delusione: ma come è possibile che il ministro degli interni Salvini e il ministro dello sviluppo Di Maio si mettano a discutere sul risultato del Festival di Sanremo, pronti a pubblicare qualcosa sui social?

Una recessione ormai alle porte, una manovra che a detta delle diverse forze produttive non porterà alcuno sviluppo economico o miglioramento lavorativo (manovra criticata da sindacati e Confindustria). E loro cosa fanno? Pensano al televoto del festival!

Forse bisognerebbe preoccuparsi maggiormente delle problematiche del Paese e un po’ meno di apparire costantemente sui social, in un vortice di campagna elettorale prolungata fino alle elezioni primaverili. Anche perché si incomincia a parlare di una manovra correttiva, di un aumento dell’Iva e della vendita di lingotti d’oro della Banca d’Italia per far fronte al futuro deficit di bilancio.

Renzo Binello

Gentile signor Binello, sul Festival di Sanremo e le polemiche annesse, don Antonio Sciortino ha scritto un bell’editoriale sul nostro sito Internet, al quale la rimando. Come lei giustamente osserva, un conto è fare proclami sui social o anche occupare (lottizzare) i mass media; e un altro conto è governare i problemi di un Paese, tenendo presente che un vero statista non è quello che pensa alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.

(g.t.)

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