Sulle colline di Canelli il Vangelo si condivide

Sulle colline di Canelli il Vangelo si condivide

CANELLI Vivere il Vangelo quotidianamente condividendo spazi, tempi e risorse come una grande famiglia. È il progetto che porta avanti da dodici anni la comunità Balicanti, nata grazie a Marco, Katia, Flavio e Monica che, impegnandosi nell’attività di una bottega di commercio equo-solidale a Canelli, hanno pensato di unire le proprie forze per riuscire a realizzare un’esperienza più profonda. Oggi i nuclei familiari sono diventati tre, grazie all’arrivo di Claudio e Maura (a cui probabilmente se ne aggiungerà un quarto, con Davide e Paola) e il caseggiato in regione Castagnole, sul bric di Balicanti, si è ingrandito aggiungendo una zona per gli ospiti, così come sono cresciuti l’impegno e le attività all’interno della diocesi di Acqui Terme. Al gruppo si è unito anche Omar Lengle, mediatore culturale che ha facilitato il passaggio di molti rifugiati o richiedenti asilo. A loro rivolgiamo alcune domande.

Come è nato questo cammino collettivo di fede?

«Siamo partiti da un aspetto più spirituale, legato ai valori cristiani, e da uno più pratico, ovvero l’esperienza di una bottega di commercio equo-solidale. Il collante è sempre stata la fede cristiana e la volontà di viverla ogni giorno. Per questo io, Katia, Flavio e Monica abbiamo iniziato a pensare a come poter vivere concretamente la parola del Signore e nel 2004 abbiamo acquistato la casa al bric di Balicanti, dove ci siamo stabiliti nel 2007 dopo una serie di lavori. Abbiamo esposto il nostro progetto al vescovo di Acqui Terme e siamo stati seguiti prima da un monaco benedettino e poi da un gesuita. Investiamo continuamente nel far crescere la nostra struttura. Le famiglie (ognuna con il suo alloggio e ogni persona con il proprio lavoro) condividono spazi comuni come l’orto e il frutteto. Teniamo molto al contatto con la terra e alla sostenibilità ambientale».

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Le famiglie che vivono ai Balicanti in occasione del decennale della comunità.

Come è nata l’idea di comunità?
«Volevamo aiutarci nel cammino di fede e allo stesso tempo trovare un posto dove la gente potesse prendersi un po’ di tempo. Abbiamo deciso di dividere le spese strutturali in maniera equa, mentre quelle ordinarie sono autonome. La comunità è uno strumento, non il fine: perciò ognuno deve mantenere una sua dimensione singola e, nonostante ci siamo dati una carta di intenti, ognuno può sentirsi libero di uscire qualora non condividesse più il progetto, il cui centro rimane sempre la famiglia».

Quali sono le attività e gli impegni che svolgete per la comunità?
«Cerchiamo di organizzare momenti di lettura di testi sacri e di preghiera con gli amici e fin dall’inizio collaboriamo con la diocesi di Acqui Terme per il catechismo e i corsi pre-matrimoniali (Flavio è anche presidente dell’Azione cattolica diocesana, nda). Ogni anno, poi, organizziamo 3-4 incontri aperti al pubblico con uomini di Chiesa ed esperti su tematiche religiose e sociali. Inoltre, da qualche anno, ci impegniamo anche nell’ospitalità di persone che vogliono passare un po’ di tempo con noi. Dato che la prima esperienza ci era piaciuta e ci aveva arricchito molto, abbiamo proseguito in questa attività, accogliendo tante persone, anche alcuni lavoratori stagionali durante la vendemmia. Ed è così che abbiamo conosciuto Omar».

Qual è il rapporto con Omar e come è iniziato?
«È stato ospite da noi per qualche tempo; poi è diventato un membro fisso della comunità, pur non condividendo in toto la nostra carta d’intenti. È fuggito dal Burkina Faso per motivi politici arrivando a Napoli e poi qui, dove ha iniziato a collaborare con la cooperativa Crescereinsieme di Acqui, che si occupa di servizi ai migranti, ai diversamente abili e agli anziani. Per questa sua attività di mediatore culturale oggi è diventato un punto di riferimento sia per i canellesi che per gli immigrati».

Per contattare la comunità canellese è possibile scrivere a comunitabalicanti@gmail.com.

Lorenzo Germano

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