Giordano: situazione paradossale per i lavoratori del call center

Dalla padella alla brace: i 41 lavoratori della Giordano trasferiti a Brescia e non a Ivrea
La protesta delle lavoratrici Giordano a fine marzo in piazza del Duomo ad Alba.

VALLE TALLORIA Una storia infinita? Sicuramente ricca di protagonisti, quella scritta da Giordano vini (gruppo Iwb), Koinè e  Comdata da un parte, e i 41 lavoratori del settore call-center assistenza clienti. In questi ultimi tre mesi, dopo varie vicissitudini che abbiamo raccontato sulle nostre pagine e sul sito web, possiamo riassumere la situazione come segue.

Partiamo dai lavoratori: sono rimasti in 34 e dal 15 aprile sono “in sospeso” a zero ore e senza stipendio perché non hanno accettato la proposta di presentarsi a lavorare a Brescia presso la Koinè. Peccato che nella città lombarda non ci sia neanche lo spazio fisico per lavorare, come ci fa sapere l’avvocato Simona Ferrero, che difende i lavoratori.

«In questa situazione i lavoratori hanno richiesto la risoluzione consensuale del contratto, proponendo anche rateizzazioni di pagamento. Una soluzione che può essere vantaggiosa anche per la Koinè, ma che non è stata accettata. Una mossa che fa ricadere il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori: una situazione assurda e paradossale, nata anche dal fatto che la richiesta di trasferimento è stata una chiara mossa per non spendere soldi per il licenziamento», afferma il legale dei lavoratori.

Ma perché è accaduto questo? Continua Simona Ferrero: «La mossa della Koinè srl è stata fatta anche perché la stessa azienda si sente “vittima” del comportamento della Giordano vini che aveva subappaltato il lavoro alla Comdata. Un intrigo che sta penalizzando oltremodo i lavoratori che, in questo modo, non possono neanche accedere alla Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego,  indennità mensile di disoccupazione, ndr). Dietro la proposta di trasferimento si cela un comportamento veramente scorretto da parte della Koinè».

Capitolo Sindacati: «Dopo che i lavoratori hanno impugnato il trasferimento, non accettandolo, sembra che i sindacalisti siano passati da una tattica attendistica a una votata alla richiesta di conciliazione, anche se i tempi e i modi non sono ancora chiari». Infine, il capitolo aziende: «In tutto questo di evince come i movimenti delle aziende interessate, inclusa la Comdata, siano per lo meno sospetti, per arrivare a un ridimensionamento del personale. Ma quello che fa irritare sono i modi che non rispettano il valore della risorsa umana, e che attualmente hanno portato a una situazione di stallo e di blocco dei diritti dei 34 lavoratori alla Naspi», conclude l’avvocato Ferrero.

Nelle prossime settimane nuove azioni, in accordo con i Sindacati, dovrebbero smuovere un po’ questo scenario paradossale.

Livio Oggero

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