Una fredda primavera per l’Italia nell’Ue

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Non c’è solo il meteo a raffreddare la primavera in Italia. Aria fredda, se non gelida, soffia anche sull’economia italiana: proviene da turbolenze internazionali e dalla crescente incertezza della politica italiana, il tutto segnalato dalle previsioni economiche di primavera appena rese note dalla Commissione europea.

La lista delle turbolenze internazionali sarebbe lunga, ma per quanto ci riguarda più da vicino basta citarne tre: l’aggravamento della crisi libica, l’azzardo irrisolto di Brexit e la guerra dei dazi scatenata da Trump con effetti pesanti sui mercati di mezzo mondo. Il risultato è il rischio di ulteriore frenata di un’economia già in affanno in un mercato globale non governato ed esposto agli interessi contrastanti di potenze emergenti e di prepotenze di ritorno, come nel caso di Stati Uniti e Russia.

L’Unione europea per ora incassa i colpi cercando, in questa vigilia di elezioni europee, di restare più compatta possibile sulla base di una rinnovata agenda strategica per il periodo 2019-2024, presentata dalla Commissione al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo riuniti a Sibiu, in Romania, il 9 maggio, giorno della festa dell’Europa. Per una volta il Consiglio europeo sembra voler giocare d’anticipo: non soltanto sulle priorità dell’Ue di domani, ma anche – con tutta la discrezione necessaria – sulle prospettive di rinnovo dei vertici europei chiamati a governare l’Unione nei prossimi cinque anni.

Il documento destinato a definire le priorità future resta largamente generico e non potrebbe essere diversamente per rispetto della nuova legislatura che prenderà avvio in estate. Il bilancio della legislatura che si sta per chiudere è stato denso di iniziative: delle circa 500 proposte messe sul tavolo dalla Commissione europea, 348 o sono state adottate o hanno ottenuto un accordo dai due co-legislatori, il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri.

Il Consiglio europeo punta a proseguire sulla strada già intrapresa, concentrandosi in particolare sulla realizzazione di un’Unione che protegge, competitiva, giusta, sostenibile e influente: “vasto programma”, avrebbe detto con una punta di ironia il generale De Gaulle, anche se bisogna riconoscere che, magari non necessariamente in quell’ordine, sono quelle le sfide che deve affrontare l’Ue.

C’erano una volta la Svezia e il Parlamento europeo
Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

Resta adesso da tradurle in azioni politiche concrete, dotandole delle risorse necessarie, possibilmente a un ritmo accelerato dopo mesi e anni di rinvii, in particolare per quanto riguarda la lotta alle diseguaglianze e la promozione dei diritti sociali, l’impegno per il contrasto al surriscaldamento climatico, la politica di sicurezza e di difesa comune in un’Europa esposta alle turbolenze mondiali, rafforzando il proprio ruolo di attore internazionale.

Nessuna traccia di tutto questo nella litigiosa politica italiana, assorbita dalle ripetute risse tra i due dis-alleati di governo ogni giorno più insopportabili. Eppure ci sarebbe di che riflettere per il futuro del nostro Paese, non solo a proposito delle priorità adottate dall’Ue, ma anche sulle previsioni non proprio rosee che la Commissione europea ha reso pubbliche per la nostra economia e i nostri conti pubblici.

Nulla di particolarmente sorprendente, solo la conferma che “chi semina vento, raccoglie tempesta”: se all’incertezza del quadro politico si aggiungono i risultati di politiche clientelari, è normale che il deficit esploda presto oltre la soglia del 3% e che il debito invece di rientrare continui a salire, mentre continua scendere il tasso di crescita, ormai pericolosamente vicino al rischio di recessione.

Sarà a partire da giugno che l’Ue trarrà le sue conclusioni sulla sostenibilità dell’economia italiana: per comprensibile prudenza lo farà dopo il voto europeo. Ma per gli elettori italiani è meglio che tutto questo lo sappiano subito, prima di deporre la scheda nell’urna.

Franco Chittolina

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