Per Lucrezia equilibrio, tradizione e modernità

CANALE  Lo charme della donna- angelo “stilnovesca”, la solidità e sicurezza di un antichissimo lignaggio e un incarico da frontwoman in una secolare azienda vitivinicola italiana con sede a Canale. Queste sono alcune delle sfaccettature che compongono il profilo di Lucrezia Carrega Malabaila.

«Dal 2010, anno in cui è mancato mio padre, sono entrata a tempo pieno in azienda (la cantina Malabaila, ndr)», racconta, «la passione per il vino e questa terra l’ho sempre avuta, i miei genitori mi hanno lasciata libera di seguire le mie passioni e quando ti viene lasciata carta bianca presto o tardi ritorni alle tue radici». Nata a Firenze da madre fiorentina, Lucrezia ha vissuto fino a dieci anni nel maniero di famiglia, un fortilizio edificato a fine ’200 a Canale, quindi il ritorno a Firenze fino alla conclusione degli studi universitari. «Il vino era custodito, fino al 2000, proprio qui nei locali del castello, ricordo ancora perfettamente i locali ingombri di botti». Sul finire del ’500 partirono carichi di vino destinati alla corte del principe di Piemonte. «Nei nostri archivi sono conservate nove lettere, la più antica risale al 1599 (l’ultima al 1624)», spiega Lucrezia. «In alcune compare un “someliere” che prega il conte Daniele Malabaila di riservare una parte del vino perché venisse inviato a Torino».

Per Lucrezia equilibrio, tradizione e modernità

La presenza dei Malabaila nell’area di Canale rimonta alla fine del XIII secolo, quando la famiglia, parte dell’élite di nuovi nobili del Comune di Asti, capace di accumulare fortune attraverso il prestito di denaro, decide di optare per il radicamento fondiario nell’area roerina. «Il primo insediamento avviene nella zona di Madonna dei Cavalli, nel 1362 il primo rogito per l’acquisto di un terreno vocato per il vigneto»: da quella dorsale a Nord di Canale parte l’avventura che conduce i “lombardi”, come le fonti medievali indicano i banchieri astensi, alla conquista del centro abitato.

«Il castello apparteneva ai Roero, i miei avi riuscirono ad acquisirlo grazie ai matrimoni, il vino non era la loro attività principale, legata invece alla gestione delle “casane” (banchi di prestito, ndr), ma c’è sempre stata». La collina da cui tutto è partito è anche il luogo dove tutto torna chiudendo il cerchio: la vinificazione è infatti localizzata dal nuovo millennio in località Madonna dei Cavalli e la giovane nei frequenti viaggi di rappresentanza porta con sé cinque boccette di quella terra. «La porto con me in valigia, alla fine tutto parte da qui, ogni vigneto ha il suo terreno».

Il vino, prodotto dai 22 ettari di vitigni autoctoni, è anche il leitmotiv di una peculiare passione artistica capace di coniugare l’iperrealismo con una vena di astrattismo in un connubio che elegge soggetti nel mondo animale in una serie di disegni a matita su carta. «Quello per il disegno è stato il primo amore della mia vita, degli animali mi piace lo sguardo: in fondo gli occhi sono uno dei pochi modi per comunicare con noi, io cerco di catturare l’essenza dei loro sguardi. I ritratti sono un viaggio di scoperta, parti dal contorno poi unisci i vari pezzi andando avanti fino a che ti fermi soddisfatto perché hai “catturato” il tuo soggetto».

Davide Gallesio

È LAUREATA IN ECONOMIA DEL TURISMO A PISTOIA

Lucrezia Carrega Malabaila ha poco più di trent’anni, una laurea in economia del turismo all’Università di Pistoia, una vita professionale a cavallo fra due mondi (Europa e America) e oltre 700 anni di storia familiare portati con non chalance. Lucrezia fa anche parte delle “sbarbatelle” dell’Ais, gruppo tutto al femminile nel mondo del vino. Trovare un’identità salda nel mulinare vorticoso del mondo moderno
è la nuova sfida, specie per una famiglia che vanta fra gli antenati figure illustri come quel Baldracco Malabayla, che è menzionato fra gli estensori del Codex astensis (raccolta di leggi della città di Asti scritta verso il 1370).

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