Le riflessioni di Massimo Scavino (direzione regionale del Pd) dopo il voto umbro

Scrive Scavino: «Il populismo non si sconfigge tirando a campare ma con una netta alternativa di popolo e persone»

Massimo Scavino (Pd): "Il nuovo governo rappresenta un'occasione di svolta positiva per l'Italia"
Massimo Scavino (Pd)

POLITICA L’albese Massimo Scavino, già assessore della giunta Marello e ora componente della direzione regionale del Partito democratico affida le sue riflessioni sul recente voto regionale in Umbria a una lettera.

Parafrasando il verso di un noto poeta, la campana in Umbria è suonata per noi. O il centrosinistra rilancia in fretta una visione unitaria e di prospettiva strategica di Governo del paese oppure sarà giusto trarne le dovute conseguenze.
Il populismo non si sconfigge tirando a campare ma con una netta alternativa di popolo e persone archiviando per sempre la stagione di troppi sedicenti leader che antepongono i loro destini personali al progetto comune.

“Il Pd sta al governo se cambia e migliora l’Italia, se queste condizioni vengono meno viene meno anche la ragione per stare in questa compagine governativa” ha chiosato il segretario Zingaretti.

Condivido questa nettezza avendo sperato che il Governo giallo-rosso fosse l’ultima occasione per il centrosinistra per riscrivere una nuova pagina progressista per il paese in una contaminazione feconda e  competitiva  di idee con l’alleato pentastellato.

Ma per fare questo ripeto serve una nuova prospettiva, urge, a tutti i livelli, una classe dirigente capace di anteporre il progetto al soggetto.

La recente legge finanziaria, che nelle condizioni date ha comunque il grande pregio di aver scongiurato l’aumento dell’Iva , è lo spartiacque che toglie ogni alibi.

O si rema compattamente tutti nella stessa direzione o, se continuano i balletti estenuanti e i distinguo utili esclusivamente alla sterile visibilità di qualche singola forza politica, sarà giusto, opportuno e salutare reclamare al più presto il voto.

E toccherà in quel caso al popolo diffuso e disorientato della sinistra autorganizzarsi rivendicando  con nettezza un radicale cambio di gran parte della attuale classe dirigente.

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