Il furto rimane la tipologia più comune di reato nella nostra zona

Intervista al procuratore della Repubblica di Asti, Alberto Perduca. In due anni ridotto il numero di processi in attesa da 2.071 a 1.424

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GIUSTIZIA  A pochi giorni dall’inaugurazione dell’anno giudiziario, avvenuta il primo febbraio, il procuratore di Asti, Alberto Perduca, ha rilasciato a Gazzetta d’Alba un’intervista, facendo il punto sull’attività svolta dalla Procura astigiana e intervenendo su temi di attualità.

Dottor Perduca, sotto il profilo della legalità, qual è lo stato di salute dei territori di competenza della Procura di Asti?

«Per una valutazione, ritengo utile partire dal volume complessivo delle notizie di reato pervenute alla Procura di Asti, il cui circondario copre porzioni, di diversa estensione, di tre province: Asti, Cuneo e Torino. Nel quadriennio 2016-2019, le notizie di reato a carico di persone identificate sono state 22.376, pari alla media annua di 5.594, con il picco di 5.880 nel 2016. Per certi reati, soprattutto quelli predatori, il numero di casi i cui gli autori rimangono ignoti è ancora elevato, ma lo sviluppo di nuove tecnologie e tecniche investigative potrà progressivamente ridurre il fenomeno».

Secondo i dati della Procura astigiana, quale tipologia di reati risulta prevalente?

«Mi richiamo alla statistica fornita dalla Procura di Asti alla Procura generale di Torino, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, che copre il periodo da luglio 2018 a giugno 2019 e comprende le notizie di reato a carico sia di persone note sia di ignoti. Sul terreno della criminalità predatoria, continuano a primeggiare i furti (5.902), seguiti da truffe (997), rapine (118) ed estorsioni (85). Quanto alla delinquenza economica, si collocano al primo posto i reati tributari (219), che distanziano riciclaggio (14), usura (5), falsi in bilancio e bancarotte fraudolente (3). Non sono poche le infrazioni in materia di stupefacenti (134), come quelle di stalking (125) e contro la libertà sessuale (51), queste ultime quasi triplicate rispetto all’anno precedente. Desta pure allarme la forte crescita degli omicidi colposi stradali (27) e da lavoro (5), più contenuta per gli omicidi volontari, tentati e consumati (8). È stabile il numero di segnalazioni per delitti contro la pubblica amministrazione (32), mentre gli illeciti urbanistici e ambientali registrano una crescita di qualche punto percentuale (338)».

Che risposta c’è stata da parte della giustizia locale?

«Lascio da parte il tema della criminalità organizzata, specie quella di tipo mafioso, perché di competenza della Procura di Torino per le regioni di Piemonte e Valle d’Aosta. Per quanto interessa il nostro circondario, nell’ultimo quadriennio, la Procura ha trattato oltre 24.600 procedimenti penali, erodendo così in misura importante le cosiddette pendenze (scese da 5.978 di inizio 2016 a 3.601 a inizio 2020). Nonostante la temporanea contrazione nel 2019 dei magistrati in servizio e la cronica carenza (40 per cento circa) del personale amministrativo. Anche il Tribunale ha dimostrato analoga capacità di governo dei flussi di entrata e uscita del carico di lavoro: nell’ultimo biennio, infatti, i giudici monocratici hanno definito 3.828 processi, riducendo quelli in attesa da 2.071 di inizio 2018 a 1.424 di inizio 2020. Sempre nell’ultimo biennio, la durata media ad Asti di tutti i processi conclusi – da quando cioè la Procura esercita l’azione penale fino alla sentenza – supera di poco l’anno. Inoltre, il tempo necessario per avviare e terminare le indagini preliminari, da parte della Procura, è inferiore, in media, a 290 giorni».

Dottor Perduca, si è tanto discusso sulla legge per l’abolizione della prescrizione in appello. Tra quanti la contestano, c’è chi sostiene anche la necessità di una riforma del processo penale, con cui avrebbe dovuto coincidere. Cosa ne pensa?

«Nel biennio 2018-2019 le richieste di archiviazione per prescrizione, che al termine delle indagini preliminari la Procura di Asti ha avanzato al giudice, hanno interessato l’1,8 per cento circa dei procedimenti. E, dopo l’esercizio dell’azione penale, i casi definiti dal Tribunale per la stessa ragione sono stati dell’ordine del 2 per cento. Si tratta cioè di percentuali assai contenute, pur disponendo di risorse lungi dall’essere ottimali. Comprendo però che in altre realtà la situazione è ben più compromessa. Quanto all’entrata in vigore del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, l’acceso scontro politico in corso mi rende azzardata qualsiasi previsione sulla reale tenuta della riforma così com’è entrata in vigore da gennaio».

Quale messaggio si sente di dare agli sfiduciati nella giustizia?

«I risultati fin qui raggiunti dal palazzo di giustizia di Asti sono positivi e smentiscono l’idea che il nostro servizio sia ineluttabilmente destinato a fallire la propria missione. Oltre alla risposta in termini di quantità, che la Procura, insieme al Tribunale di Asti, ha saputo dare alla domanda di giustizia, il lavoro è stato di qualità, nel senso che i colleghi si sono dimostrati pienamente all’altezza nel gestire numerose indagini complesse, tra cui quelle in tema di criminalità associata. Già grazie all’impegno di chi mi ha preceduto, l’attenzione ai delitti contro le fasce deboli ha continuato irrobustendosi, mentre si è mantenuta alta la vigilanza per la tutela di ambiente, territorio e lavoro. Né è mancato il ricorso ai procedimenti di prevenzione, soprattutto per aggredire con successo patrimoni di origine delittuosa. Risultati raggiunti con la preziosa collaborazione investigativa di Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e l’assistenza del personale amministrativo».

La macchina giudiziaria come può migliorare?

«La strada verso l’optimum è ancora lunga. Non nutro grandi speranze su decisive riforme legislative, a breve, del processo penale. Auspico però la copertura almeno parziale delle vistose vacanze di personale amministrativo. Sarebbe inoltre di non poco giovamento poter contare anche su una magistratura onoraria meno precaria, meglio formata e con l’adeguato trattamento per l’attività che è chiamata a svolgere».

CHI È Alberto Perduca?

Il furto rimane la tipologia più comune di reato nella nostra zonaPrima dell’insediamento ufficiale a capo della Procura di Asti, avvenuto il 7 ottobre 2016, Alberto Perduca aveva maturato un curriculum molto prestigioso. Una lunga carriera, di grande rilievo e spessore, che l’ha visto adoperarsi, con successo, in diversi ambiti. In risposta alla domanda su quale aspetto dell’attività finora svolta l’avesse maggiormente appassionato, Perduca dichiara: «Direi che il mio curriculum è stato particolarmente fortunato, nel senso che ho avuto l’opportunità di vivere più esperienze professionali di forte coinvolgimento e arricchimento». Facendo quindi riferimento ad alcune di queste esperienze, il procuratore spiega: «Come magistrato a Torino, ho goduto del privilegio di lavorare con maestri di competenza, rigore e passione non comuni, quali Giancarlo Caselli, Marcello Maddalena e Armando Spataro. A L’Aja, il servizio al Tribunale per i crimini nell’ex Jugoslavia mi ha permesso di comprendere dall’interno i punti di forza e debolezza della giustizia penale internazionale, a fronte di fatti di indicibile violenza». Perduca prosegue: «Durante gli anni all’Ufficio europeo antifrode di Bruxelles, ho percorso insieme a tanti colleghi di vari Paesi un pezzo del lungo e non facile cammino del progetto europeo. Per tornare poi nei Balcani, con la prima missione Ue di assistenza al Kosovo; di nuovo, sul campo, ho avuto modo di provare quanto lenta e complessa sia la costruzione dello Stato di diritto». Perduca conclude: «Infine, le funzioni di procuratore ad Asti, dove, grazie all’équipe di colleghi di livello, alla stretta collaborazione con le Forze di polizia e al leale dialogo con le istituzioni, ho potuto affrontare, in modo adeguato, la sfida di dare risposte di giustizia al territorio».

Manuela Zoccola

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