Il fascino ambivalente dell’unzione

Il fascino ambivalente dell’unzione

STORIA/2 Dagli episodi storici emerge il fascino ambivalente dell’unzione: atto sacrale per invocare l’aiuto e la benedizione di Dio o all’opposto – contrasto manicheo tra bene e male – un mezzo utilizzato
dai fantomatici untori per diffondere il contagio e fare la volontà del Maligno: «Si credeva soltanto che quei supposti untori fossero mossi dall’ambizione e dalla cupidigia; andando avanti, si sognò, si credette che ci fosse una non so quale voluttà diabolica in quell’ungere», scrive il Manzoni nei Promessi sposi.

L’unzione buona ha origine antichissima; nella liturgia della Chiesa l’amministrazione di alcuni sacramenti prevede l’unzione del capo o altre parti del corpo del fedele; lo stesso aggettivo sostantivato Cristo è la versione greca della parola ebraica messia, che significa «unto» (nel senso di «eletto, consacrato», come re e sacerdoti). L’unzione buona è legata anche a Sant’Antonio Abate – figura radicata nel mondo contadino – che nelle campagne era noto come Sant’Antoni del crin, perché quasi sempre rappresentato con accanto un porcellino. Il nesso tra l’animale e il santo eremita è ancora l’unzione, non più con gli oli profumati ma con il grasso di maiale.

d.l.

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