Gli anziani: maestri d’arte e tesori nazionali viventi che vanno tutelati

Lettera al giornale: «È il momento dei propositi e delle promesse di cambiamento. Sarebbe utile concentrarsi su pochi, precisi impegni, da mantenere con fermezza»

Anziani
Foto di repertorio

LETTERA AL GIORNALE Superato il picco dell’emergenza pandemica, è il momento dei propositi e delle promesse di cambiamento, individuale e collettivo. Dagli slogan pubblicitari alle riflessioni dei filosofi, i nuovi scenari sociali e comportamentali si moltiplicano.

Forse sarebbe utile concentrarsi su pochi, precisi impegni, da mantenere con fermezza anche quando ripenseremo a questo periodo come un tempo lontano. Provo a suggerirne un paio. Il primo riguarda i nostri anziani. In poco più di due mesi è stata compromessa un’intera generazione. Se ogni singola perdita è incolmabile, il rischio è addirittura lo sradicamento della memoria collettiva. Le società progrediscono grazie all’energia dei giovani, ma senza l’esperienza e la saggezza dei patriarchi, il vascello del nostro esistere come comunità, privato del suo albero maestro, è destinato a finire fuori rotta o, peggio, ad arenarsi. Urge un patto solenne tra generazioni. Il dinamismo delle nuove leve necessita del contributo di fiducia e fermezza di chi si è già trovato a dover ripartire, che fosse dopo la guerra o la malora.

Dobbiamo salvaguardare le preziose conoscenze dei nostri maestri, come già avviene in Giappone, dove si riconoscono i Tesori nazionali viventi, o in Francia, la quale tutela i propri Maître d’art. È la volta di un ampio progetto di valorizzazione dei saperi e dei gesti su cui si fonda il successo dell’Albese. Il secondo impegno riguarda i nostri cortili. La pandemia ha chiuso i confini, mettendo in allarme un intero comparto turistico-economico, votato alla ribalta internazionale. Dopo aver giocato per anni in trasferta, ci viene ora prospettato un lungo campionato di soli incontri casalinghi. Il fattore campo diventa centrale.

Quanto più sapremo guardare con occhi nuovi al territorio locale, tanto più saremo in grado di portare a casa la partita. Il nostro dirimpettaio è prezioso: promuoversi a Laigueglia o Cinisello Balsamo non è sminuente. Langhe, Roero e Monferrato possiedono una dimensione esotica, oltre che mitica, da far scoprire. Anche solo per un ligure, sono già un altro mondo. Non facciamo attecchire l’idea secondo la quale, in assenza di visitatori stranieri, «noi non esistiamo». Esistiamo, eccome! Queste colline non si perdono, scriveva Pavese, sono capaci di far fronte alle avversità. I suoi abitanti, abituati a puntare i piedi, “ricacciano” sempre, come in una perpetua sfida di pallapugno.

Andrà come vogliamo che vada, a patto di far tesoro delle nostre radici e di immaginare un’aia-mondo pronta ad accogliere chiunque, a iniziare da noi stessi.

Tiziano Gaia, direttore del comitato scientifico del WiMu di Barolo

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