Dogliani: Il castello delle fate è ancora fermo a causa della burocrazia

Dogliani: Il castello delle fate è ancora fermo a causa della burocrazia 2
La struttura sarà ospitata dal complesso della Sacra famiglia, a Dogliani Castello.

DOGLIANI Doveva  essere una delle eccellenze del nostro territorio, un centro specialistico per ragazzi affetti da disturbi del comportamento alimentare. I locali erano stati individuati all’interno della Sacra famiglia, a Dogliani Castello, ma la struttura residenziale Il castello delle fate, pensata con 25 posti letto, è ancora sulla carta, per ora senza sbocchi. Il responsabile del progetto Gian Piero Porcheddu, direttore del consorzio Sinergie sociali di Alba, prova a suonare la carica e lancia un appello alla Regione: «La mancanza di una programmazione regionale sulla materia e l’arrivo della pandemia hanno bloccato tutto». Il problema è puramente tecnico, come spiega Porcheddu: «Per sbloccare la situazione occorre integrare una delibera della Giunta regionale. Tutti gli elementi mancanti sono stati evidenziati e comunicati all’assessorato alla sanità alla fine dell’anno scorso. Basterebbe mezza giornata di lavoro e si potrebbe iniziare».

I disturbi alimentari rappresentano un problema che ha numeri preoccupanti e in crescita anche in Piemonte, dove una persona su 10 è affetta da disturbo da alimentazione incontrollata e dove un ragazzo su dieci, tra i 14 e i 18 anni, è sovrappeso. Oggi nella nostra regione non esistono strutture pubbliche o private accreditate dedicate alla riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare. Spiega Porcheddu: «I pazienti in cura, dopo la fase acuta, sono dimessi e inviati in residenze extraregionali con una maggiore difficoltà nella gestione della situazione dal punto di vista familiare, sanitario, sociale ed economico. Per questo motivo è indispensabile dotare il Piemonte di una rete di strutture riabilitative. Tali centri potrebbero già oggi accogliere i quasi 80 pazienti piemontesi che sono ricoverati in strutture analoghe fuori dalla regione».

La priorità, ora, è fare presto, risolvendo i problemi tecnici e scegliendo un luogo per iniziare la sperimentazione. «È tempo che si riparta, in questa sede o in un altro luogo. Il castello delle fate è una risposta adeguata a un problema grave e urgente ed è per questo che vogliamo invitare le parti in causa ad attivarsi perché la normativa regionale venga modificata e si possa iniziare il percorso. Il nostro personale ha seguito la formazione necessaria e saremmo pronti nel giro di 5 mesi». Porcheddu conclude con un auspicio: «Sarebbe bello che in questa provincia, dove sono sorte importanti industrie alimentari, dove è nato il movimento del mangiare con consapevolezza, dove la qualità dei prodotti è un’eccellenza mondiale e l’agroalimentare è sinonimo di qualità, si potesse avviare un progetto che ha nel cibo un problema importante da affrontare e da attenuare».

Nei locali della Sacra famiglia continua, intanto, a lavorare in maniera graduale il centro diurno socio-riabilitativo (Cdsr) L’approdo, struttura semiresidenziale che si rivolge ai ragazzi dai 10 ai 18 anni con disturbi comportamentali di ritiro sociale e di natura psichiatrica. Spiega Porcheddu, tutor del progetto: «Prima dell’emergenza Covid-19 potevamo ospitare 10 giovani, ora possiamo arrivare al massimo a 4-5, anche se abbiamo più di 40 segnalazioni di ragazzi che potrebbero aver bisogno del nostro intervento. In contemporanea, con l’aiuto di enti e Amministrazioni comunali, stiamo lavorando per offrire un servizio diffuso ai ragazzi di tutta la provincia. Attualmente siamo operativi ad Alba e a Savigliano».

Daniele Vaira

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