L’ingresso discreto di Dio nella nostra storia

PENSIERO PER DOMENICA – BATTESIMO DI GESÙ – 10 GENNAIO

È bello che la festa del Battesimo di Gesù, che nei Vangeli segna l’inizio della sua vita pubblica, sia stata collocata subito dopo il Natale, perché ne rispecchia lo spirito e ne approfondisce il significato. A Natale abbiamo celebrato l’ingresso di Dio nel mondo, nella persona di Gesù bambino. In questa domenica, le letture bibliche ci invitano a riflettere ancora su come Dio entra nella nostra storia, attraverso tre immagini: la pioggia (e la neve), la colomba e la fede.

L’ingresso discreto di Dio nella nostra storia
Il Battesimo di Cristo, miniatura armena del XIII-XIV secolo (collezione Matenadaran, museo di Yerevan).

Come acqua che irriga e feconda. Un primo modo in cui Dio entra nella nostra vita è la Parola. Il profeta Isaia (55,1-11) per spiegare il ruolo della parola di Dio usa un’immagine molto efficace per chi viveva ai margini del deserto. La pioggia era un’autentica benedizione che scendeva dal cielo. Tale è la parola di Dio: annuncio della fine della schiavitù per gli interlocutori di Isaia, annuncio di salvezza e di senso della vita per noi oggi. La parola di Dio, ascoltata durante la Messa, letta e meditata personalmente o a gruppi, è come acqua che ci disseta e che rende la nostra vita feconda. Senza quest’acqua preziosa la nostra vita – il nostro terreno umano – rischia di essere improduttiva!

Come una colomba. È l’immagine con cui l’evangelista (Mc 1,7-11) esprime la discesa dello Spirito su Gesù nel Battesimo. Siamo in piena sintonia con il Natale: l’ingresso di Dio nella nostra storia non avviene mai in modo eclatante. Il Natale ci ha ricordato che Dio è entrato nella storia attraverso il parto di una donna: un evento vissuto nel massimo riserbo possibile. Qui lo Spirito scende su Gesù in modo discreto, non con tuoni, fulmini e terremoti, ma con la leggerezza del volo di una colomba. È così tutte le volte in cui Dio entra nella nostra vita, ad esempio attraverso i sacramenti: alcune gocce d’acqua sulla fronte, un pezzetto di pane consacrato, una mano tesa sulla nostra testa, un segno di croce tracciato in aria…

Come fede che vince in mondo. Lo proclama con forza Giovanni nella sua Lettera (1Gv 5,1-9): «Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede». Anche la fede è invisibile agli occhi, ma si manifesta in gesti e scelte di vita concrete. Giovanni cita ad esempio il rispetto dei comandamenti che, per gli Ebrei, erano una cosa tremendamente seria: regolamentavano tutti i momenti della vita. Anche oggi la fede che vince il mondo non si esprime solo in qualche momento di preghiera o alla Messa, ma nelle scelte che toccano la vita: le relazioni con le persone, il rispetto di tutti, l’accoglienza, l’uso del denaro, le decisioni politiche…

Lidia e Battista Galvagno

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