Lutto nel mondo del vino albese per la morte del produttore Pio Boffa

Lutto nel mondo del vino albese per la morte del produttore Pio Boffa

ENOLOGIA Poteva diventare un patriarca dei vini albesi e ne aveva la stoffa, il merito e il prestigio, ma la subdola aggressività del Covid si è portata via a neanche 67 anni Pio Boffa. Figlio di quella stirpe che ad Alba aveva dato vita alla cantina Pio Cesare, facendo le fortune anche di tanti collaboratori e conferitori di uva, Pio Boffa aveva fatto ingresso nell’azienda di famiglia all’inizio degli anni Ottanta e fin da subito si era capito che avrebbe continuato a costruire, potenziare e sviluppare una realtà produttiva che disponeva di un forte radicamento nei vini di Langa e Roero. Dinamico e intraprendente, accanito sostenitore della grandezza dei vini delle nostre colline, Pio Boffa lascia la moglie Nicoletta Gandini e la figlia Federica Rosy.

Il Rosario sarà recitato in Duomo, domenica 18 alle 20.30. I funerali avranno luogo in cattedrale lunedì 19 alle 10.

Servizio sul numero di Gazzetta d’Alba in edicola martedì 20.

Giancarlo Montaldo

Il ricordo del sindaco di Alba Carlo Bo

«Con Pio Boffa perdiamo, troppo presto, un altro protagonista importante della storia albese. Un imprenditore del vino che ha portato in giro per il mondo e dato lustro al nome della nostra città, ma anche un amico per cui nutrivo grande stima e che sapeva spesso darmi preziosi spunti di riflessione. Aveva molto a cuore la nostra città, verso cui ha sempre dimostrato grande attenzione, e per questo mancherà molto a tutti noi», dice il sindaco di Alba Carlo Bo.

Il ricordo di Roberto Cerrato, direttore del sito Unesco

«Una notizia così brutta mi ha profondamente colpito nella mattinata di oggi sabato 17 aprile.
Per ricordare l’amico carissimo Pio Boffa dovrei scrivere pagine fatte di bei momenti di riflessione a parlare di paesaggio del vino , di quella qualità e quella etica che sempre metteva prima di tutto. Uomo simpatico, onesto, appassionato del suo lavoro, profondamente legato alla sua città e la sua famiglia.
Con lui era bello dialogare: ricordo l’ultima telefonata molto recente dove mi spronava a realizzare per il territorio quel progetto di un centro ricerche sul cambiamento climatico della vigna e mi ha caldamente suggerito di perseguire i rapporti con gli altri siti Unesco del vino. Perdiamo un grande personaggio rappresentante dell’eccellenza enologica che viveva legato al territorio  e che portava avanti quella tradizione ultra centenaria di famiglia. Grazie caro Pio, ora inizia per te un viaggio che sia lieve e grazie per i preziosi consigli in tanti anni di amicizia sincera», Roberto Cerrato, direttore sito Unesco.

Il ricordo di Bruno Murialdo

«Ci sono uomini nati per lavorare seguendo le orme dei loro avi. Pio Boffa è stato uno di quelli, un personaggio che ha fatto dell’operatività vinicola la sua vita. Le sue vigne erano situate nei più importanti territori dei grandi vini, paesaggi straordinari che hanno affascinato il mondo. Al Bricco di Treiso ci sono andato con lui molto tempo fa, una collina piena di viti, un faro vinicolo che guardava il Barbaresco, con noi c’era la piccola Federica, la sua cara figlia, era tempo di vendemmia e di colori, la fotografai mentre sorreggeva un grande cesto di uva.  Pio mi spiego quanto amore provasse per quel luogo acquistato da suo padre, “aveva visto lungo” mi disse, “questo è un monumento ai vigneti, in questa casa mi sento a mio agio, vedo il Monviso e immagino il cielo”. Pio Boffa aveva un fiuto per le terra del vino, le sue vigne sono situate tutte nei luoghi più rilevanti, Barolo, Serralunga, Treiso. “Quando viaggio per lavoro – mi disse – e lo faccio spesso, non vedo l’ora di tornare, a volte mi fermo soltanto il tempo di trattare con il mio rivenditore e poi faccio subito ritorno, ho una fortuna: quella di dormire durante il viaggio, questo mi facilita molto”.

La cantina dei Pio è l’unica tra le mura vecchie della città, un luogo prodigioso, una storia unica che affascina; si percorre la cantina tra botti e barrique e bottiglie che riposano da anni in scaffali antichi come la storia di quel luogo. Tra muffe, candelabri e vecchi muri che ricordano luoghi mitici e irripetibili. Lo incontrai l’ultima volta poco tempo fa. questo tempo di Covid-19 lo aveva demoralizzato, uno come lui che non era capace a stare fermo si sentiva come un leone in gabbia. Sapeva del film che Radici e Confindustria stavano realizzando per Alba capitale d’impresa, lui era uno dei protagonisti, uno dei quelli che “un passo alla volta” aveva completato un sogno. Ci teneva molto, e noi altrettanto; avevamo lavorato cercando di non dimenticare nessuno, il materiale storico lo abbiamo riprodotto neanche un mese fa. Poi se ne è andato, ha lasciato un grande vuoto, il mondo del vino e quello dell’anima hanno perso una delle sue guide, ha lasciato un peso nel cuore della sua famiglia, degli amici, di chi lo aveva conosciuto, in tutti quelli che sanno cosa vuole dire tenere alto il nome di un marchio. La storia di questa terra e fatta di immense gioie, ed è fatta anche da immensi dolori, quelli che proviamo quando una persona cara se ne va per sempre, questo è semplicemente incolmabile».

Bruno Murialdo

 

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