Lupi: per prevenire gli attacchi ci sono le squadre di supporto

In Piemonte più lupi che nel resto dell’arco alpino

ALLEVAMENTO Le associazioni di categoria e gli allevatori, da mesi, lanciano l’allarme per la presenza incontrollata del lupo in Piemonte. Secondo i dati del progetto europeo Life Wolfalps, nella nostra regione si registrano 33 branchi e 2 coppie, ma in base a una ricognizione illustrata dal vicepresidente regionale Fabio Carosso il mese scorso, si stimerebbe addirittura una popolazione compresa tra i 450 e i 500 lupi, un numero che si avvicina a quello totale di esemplari presenti in Francia (550).

Il progetto europeo Life Wolfalps, che da anni si impegna a lavorare per favorire la convivenza fra uomo e lupo, è entrato nella fase cruciale. Sono infatti, pronte a entrare in azione le squadre di supporto alla prevenzione delle predazioni dei canidi negli alpeggi e nei pascoli. A oggi sono state formate 21 squadre in due dei quattro Paesi alpini coinvolti, Italia e Austria. Sedici squadre sono distribuite in Piemonte, tre in Valle d’Aosta, una in Austria e una nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. In tutto, gli operatori formati, tra veterinari, guardaparchi, agenti di Polizia provinciale e Carabinieri forestali sono oltre 300. Il loro compito sarà quello di intervenire per offrire un concreto aiuto agli allevatori nella prevenzione degli attacchi. In Piemonte, un’attenzione particolare è stata rivolta alla formazione dei veterinari delle aziende sanitarie locali, che sono il centro del sistema. Saranno loro ad attivare le squadre di intervento in seguito al verificarsi di un danno da canide e a stabilire il contesto in cui l’attacco si è verificato.

Su segnalazione del veterinario, la squadra si attiverà e si coordinerà in tempo reale attraverso un flusso di informazioni costante garantito da gruppi costituiti su WhatsApp. Grazie alle indicazioni del medico, gli operatori porteranno il materiale di prevenzione (tra cui vari componenti delle recinzioni elettrificate) che verrà fornito in prestito all’allevatore per un tempo massimo di un anno, durante la situazione di emergenza. Una volta sul campo, si definirà insieme all’allevatore quali saranno i provvedimenti necessari per rendere sicuro il pascolo e si interverrà in maniera concreta per attuarli. Ulteriori compiti delle squadre di intervento saranno quelli di fornire tutta l’informazione possibile a supporto delle procedure locali per ottenere gli indennizzi e il sostegno alla prevenzione.

Daniele Vaira

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