Il consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani rompe con Piemonte land of wines

Alle dimissioni del presidente di turno Ascheri è seguita la messa in vendita delle quote detenute. Anche il consorzio del Roero ha preso questa decisione

Dalla vigna storica di Grinzane Cavour un Barolo di grande valore
Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani.

VITIVINICOLTURA Piemonte Land of wine, ente nato nel 2011 per riunire i quattordici consorzi di tutela dei vini piemontesi, non ha più un presidente: Matteo Ascheri, a capo anche del Consorzio tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, ha rassegnato le proprie dimissioni. Subito dopo, i consiglieri dell’associazione che tutela i vini albesi hanno votato in blocco la messa in vendita delle quote detenute, essendo per il Codice civile impossibile un semplice abbandono.

Ascheri: «Nostre proposte mai accettate»

I motivi riguardano principalmente differenti vedute nelle strategie di promozione, vendita e produzione. In seguito, al loro atto ne è seguito uno analogo del Consorzio del Roero, che ha condiviso in pieno quanto affermato. Spiega Ascheri: «Chiaramente tutti i membri di Piemonte land of wine hanno visioni differenti, questo lo sapevamo già prima. La produzione vinicola piemontese è molto differenziata ed è normale che ognuno abbia le proprie esigenze. Noi, ad esempio, puntiamo tutto sulla qualità e su numeri non elevati. In ottemperanza alla mia filosofia di gestione, ho sempre voluto lasciare liberi i membri di agire in maniera indipendente. Il tutto, però, subordinato a iniziative di sintesi per promuovere il vino piemontese. In questo senso, le mie innumerevoli proposte, dalla manifestazione Piemonte grapes alla scuola di formazione sui vini piemontesi, mai sono state accettate».

Che cosa vi aspettate adesso?
«Si è trattato di un atto dimostrativo per dare un segnale forte, il nostro obiettivo è di provocare una valanga: dopo il Roero, altri consorzi con le nostre stesse esigenze potrebbero seguirci. Penso all’Alta Langa o al Timorasso, tutte produzioni di qualità. Sono le decisioni forti a smuovere tutto, vedremo se arriveranno risposte anche dalla politica».

Cosa rimproverate nello specifico agli altri membri?
«Il continuare ad agire con logiche che andavano bene negli anni Settanta o Ottanta. Non possiamo pensare di continuare a puntare su, ad esempio, Douja d’or, Golosario e Vinitaly. Ora non sono più i produttori ad avere bisogno delle fiere, ma le fiere ad avere bisogno dei produttori. Il secondo punto riguarda la parte relativa alla produzione. Mentre le nostre richieste per superare le difficoltà legate alla pandemia riguardavano interventi per la conservazione e lo stoccaggio dei vini, le loro riguardavano la distillazione del prodotto. Grandi gruppi multinazionali che gestiscono l’Asti e cantine cooperative giocano ad accaparrarsi contributi di ogni tipo, non interessa più la vinificazione».

Francesco Monchiero (Consorzio di tutela del Roero): «Per i nostri soci non ci saranno cambiamenti»

Francesco Monchiero, presidente del consorzio di tutela del Roero, aggiunge: «Abbiamo le stesse idee esposte da Ascheri, purtroppo all’interno di Piemonte land of wine si è perso lo scopo con cui si era partiti, ossia la promozione e lo sviluppo di un marchio del vino piemontese, differente dal resto d’Italia per quanto riguarda al qualità. Ci tengo a rassicurare i soci dell’Albese che per loro non ci saranno cambiamenti, continueremo la nostra opera di valorizzazione anche in vista di Grandi Langhe, appuntamento che si terrà a fine gennaio».

L’effettiva uscita da Piemonte land of wine potrebbe, nella pratica, non essere così semplice. «Ci sono degli aspetti legislativi che ci obbligano a vendere le quote. Queste, però, potrebbero essere comprate solo da altri consorzi. Purtroppo c’è il rischio di dover, nostro malgrado, rimanere dentro. Anche, ovviamente, per controllare le spese, che continuiamo a dover pagare. A metà gennaio ci sarà il consiglio di amministrazione in cui verificheremo se si potrà prendere la via della liquidazione dell’ente» conclude Monchiero.

Davide Barile

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