Pensiero per domenica / Lo Spirito che ci aiuta nei momenti oscuri della vita

SESTA DI PASQUA – 10 MAGGIO

Nella VI e ultima domenica di Pasqua le letture della Messa ci orientano verso lo Spirito Santo, dono del Risorto. Abbiamo bisogno di lui per rispondere alla domanda che ha attraversato la storia, fino a noi: cosa significa credere nel Risorto?

Pensiero per domenica / Lo Spirito che ci aiuta nei momenti oscuri della vita
Maria e gli apostoli ricevono lo Spirito Santo, da vetrata di una chiesa a Golden in Colorado.

Le manifestazioni della fede nel Risorto. Le ha suggerite Gesù e sono state messe in evidenza nei testi neotestamentari. Giovanni nel brano di Vangelo scelto per questa domenica (Gv 14,15-21) ne suggerisce due: il non sentirsi orfani in assenza di Gesù e l’osservanza dei comandamenti. L’immagine è di rara efficacia: fa pensare a un bambino o a un adolescente che continua a rispettare le regole anche quando sa di non essere visto o controllato, o a un adulto che continua a seguire le regole di vita dei genitori anche dopo la loro morte! Così si manifesta l’amore. Pietro, nella sua prima lettera (3,15-18), aggiunge, con parole efficacissime che chi ha fede nel Risorto sa «rendere ragione della speranza» che è in lui, con dolcezza e rispetto.

Credere nel Risorto è tenere le porte aperte alla novità. Cristo risorto sconvolge i nostri schemi. Lo ha sperimentato la comunità primitiva, come leggiamo negli Atti degli apostoli (8,5-17): i Dodici avevano scelto i sette diaconi per il servizio delle mense e alcuni di loro (Stefano e Filippo) ben presto cominciano ad annunciare Cristo risorto. Addirittura Filippo esce dagli angusti confini della Giudea per andare a predicare in Samaria: terra di eretici! E incredibilmente la predicazione ha successo, al punto da stimolare l’intervento di Pietro e Giovanni, che completano la sua opera di evangelizzazione con il dono dello Spirito Santo.

Credere nel Risorto è attendere il Consolatore. Nel Vangelo leggiamo la prima delle cinque promesse dello Spirito Santo, fatte da Gesù. Qui lo Spirito viene presentato come il Paraclito, ossia l’avvocato difensore. La sua funzione – spiegherà Gesù – non è quella di difenderci da Dio come da un nemico, ma di stare vicino a noi come un consolatore. Noi, in tanti frangenti, abbiamo bisogno di un consolatore, di qualcuno che ci aiuti a dare senso ai momenti oscuri della vita, che ci apra la porta della speranza. Infatti ci sono “misteri” della vita che Gesù non ha spiegato. Nemmeno la sua risurrezione ha chiarito tutto. In certi momenti di sofferenza, in certi drammi della vita, Dio sembra nemico dell’uomo. Forse solo lo Spirito che “parla” al cuore può suggerire quella parola di consolazione che non troviamo nei testi sacri, forse perché è indicibile con parole umane.

Lidia e Battista Galvagno

Banner Gazzetta d'Alba