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Il Vangelo di oggi: un cammino di liberazione che parte dal deserto

PENSIERO PER DOMENICA – SECONDA DI AVVENTO – 5 DICEMBRE

Incontriamo oggi la figura di Giovanni Battista, che ci accompagnerà per due settimane: egli è l’uomo-ponte, l’ultimo profeta dell’AT, colui che fa strada a Gesù e ne anticipa anche la fine, essendo il primo martire. Egli è dunque la porta che ci introduce nel mistero di Cristo e della salvezza.

Un cammino di liberazione che parte dal deserto
San Giovanni Battista in meditazione, una tavola di Hieronymus Bosch, Madrid, Museo Lazaro Galdiano.

Tre letture che parlano oggi. Viviamo in situazioni molto simili a quelle in cui sono ambientate le tre letture. Come i Giudei a Babilonia, destinatari del messaggio di Baruc (5,1-9) ci sentiamo un po’ esuli in un mondo che si è allontanato da Dio. Come il Battista viviamo su una terra che si sta desertificando, a motivo di scelte sciagurate che hanno causato i mutamenti climatici di cui cominciamo a fare esperienza. E le nostre comunità sono piccoli gruppi di credenti come i Filippesi, destinatari della lettera di Paolo.

Per tutti un messaggio di speranza. Baruc ci ricorda il piano di salvezza di Dio: «Spianare ogni alta montagna… colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio». Come suggerisce Luca (3,1-6), con una rassegna dei personaggi storici dell’epoca di Gesù, Dio vuole portare la salvezza nella storia. Il Vangelo si apre con un’inquadratura da grande sceneggiatore, uno zoom, dal grande al piccolo: l’imperatore romano, i governanti della provincia di Palestina, le autorità religiose, e infine un personaggio in apparenza insignificante: Giovanni, figlio di Zaccaria, che aveva rinunciato alla carriera di sacerdote al tempio per rifugiarsi nel deserto a predicare un battesimo di conversione e di penitenza ai poveri della regione del Giordano, gli impoveriti dalla dominazione romana. Il centro della storia della salvezza è nelle periferie del mondo, là dove vivono i poveri. Dal deserto parte il cammino di liberazione.

Le scelte del Battista da condividere. La prima è evocata dal deserto: troviamo uno spazio di silenzio, raccoglimento, meditazione. La seconda è l’invito ad andare al cuore della fede, a cercare Dio dentro di noi. È l’opposto della cultura del “divertimento” che ci porta fuori. Questo stile di vita nuova viene raccomandato da Paolo ai Filippesi, una delle comunità più amate (1,4-11): ritrovare la gioia di pregare gli uni per gli altri, con la fiducia che Dio porterà a compimento l’opera di salvezza iniziata in noi e nel mondo, nonostante i segnali che oggi possono indurre al pessimismo. Infine, fare in modo che cresca una carità intelligente, capace di distinguere “ciò che è meglio”. Come scriveva san Tommaso, «non basta fare il bene; il bene bisogna farlo bene». Soprattutto a Natale!
Lidia e Battista Galvagno

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