Lorenzo Fracastoro e il viaggio al confine della guerra

ESPERIENZA Lorenzo Fracastoro è un professore di scienze che, a 38 anni, ha scelto di prendersi una pausa dal lavoro e usufruire di quel periodo di riflessione e riposo che va sotto il nome di anno sabbatico. Nato e cresciuto a Torino, la sua famiglia ha radici nel Roero, precisamente a Ceresole, dove possiede una casa usata principalmente nei fine settimana. È l’abitazione cara a suo nonno, il magistrato Bruno Caccia, ucciso in un agguato dell’Ndrangheta nel 1983.

Lorenzo Fracastoro e il viaggio al confine della guerra
Lorenzo, Silvia e i tre fratellini portati a Cracovia

Tra i sogni e le aspettative che Lorenzo nutriva in questi mesi, si è insinuato il conflitto in Ucraina, evento che ha scosso l’opinione pubblica mondiale. «Vedendo le bombe sulle città ucraine, ho pensato alle persone di quel Paese incontrate nei miei viaggi e durante l’esperienza del Servizio volontario europeo in Lituania. Mi sono sentito in dovere di agire: come primo gesto ho partecipato a una manifestazione in piazza Castello. Ho portato con me un cartello con la scritta “Spegni il riscaldamento, spegni Gazprom. Le nostre bollette finanziano la guerra di Putin”» racconta.

Ben presto Francesco capisce di essere in grado di fare qualcosa di più. L’occasione è data da una cena benefica russo-ucraina organizzata dal circolo torinese Polski Kot per comprare medicinali: serve qualcuno che trasporti il carico e Lorenzo si offre volontario.

«Domenica 6 marzo sono partito con il mio Doblò e le scatole di medicine. A Marostica (Vicenza) ho raggiunto la mia ragazza Silvia. Insieme, dopo due giorni di viaggio, siamo arrivati alla frontiera polacca. Dopo aver scaricato i pacchi, abbiamo scelto di fermarci per dare una mano in zona».

La coppia, dentro al magazzino per il deposito delle merci donate, aiuta a montare i numerosi scaffali necessari per lo smistamento. Capita anche l’occasione di fare da autisti a tre fratellini che, dal confine, devono raggiungere Cracovia per poi andare in Belgio.

Un evento avverso li costringe, dopo quasi dieci giorni, a tornare indietro. Continua Lorenzo: «Il mio gatto, a Torino, è stato ferito da uno scoiattolo: non me la sentivo di lasciarlo così lontano, ero preoccupato. Nel viaggio di ritorno abbiamo portato fino in Veneto tre profughe, madre, figlia e cognata. Una loro famigliare ha sposato, anni fa, un pastore abruzzese: li abbiamo incontrati e ci hanno regalato un formaggio di pecora».

Il ragazzo non esclude di effettuare un secondo viaggio verso il confine tra Polonia e Ucraina. Intanto, sta pubblicando a puntate il diario di viaggio sulla sua pagina Facebook.

d.ba.

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