Caporalato: in manette due coniugi macedoni titolari di una nota cooperativa agricola

Sfruttamento di braccianti agricoli, arrestati due coniugi macedoni che gestivano una cooperativa

SANTO STEFANO BELBO Costringevano i braccianti, reclutati prevalentemente nell’area balcanica e fra i migranti arrivati dagli Stati africani, a turni massacranti di lavoro per compensi inadeguati, negando loro il riposo settimanale e li alloggiavano in abitazioni fatiscenti, reagendo alle loro richieste con minacce e aggressioni.

A porre fine al regime vessatorio, instaurato da due coniugi macedoni di 42 e 37 anni fra i dipendenti della loro cooperativa che forniva manodopera agricola nei filari delle colline al confine fra Astigiano e le Langhe, sono state ieri (mercoledì 9 marzo) le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Asti.

Alcune lavoranti avevano sporto denuncia ai Carabinieri di Santo Stefano Belbo e di Castagnole delle Lanze: le successive investigazioni condotte dai militari delle Compagnie di Alba e di Canelli e dalle fiamme gialle del gruppo di Bra hanno permesso di ricostruire il clima di terrore instaurato fra gli addetti dai due coniugi, che oltre alle ingiurie e percosse, erano attenti a impedire ai loro dipendenti gli spostamenti autonomi: un quadro che ha aperto, per l’uomo, le porte del carcere, e si è tradotto, per la moglie, negli arresti domiciliari. Dovranno rispondere delle accuse di maltrattamenti, percosse, atti persecutori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le indagini sono in corso di sviluppo.

Davide Gallesio 

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