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Dio è all’opera dove e quando meno te lo aspetti

PENSIERO PER DOMENICA – XI TEMPO ORDINARIO – 16 GIUGNO

Gesù amava la natura. Leggendo i Vangeli siamo immersi nello scenario agreste della Palestina: possiamo contemplare i gigli del campo e il biondeggiare del grano, possiamo sentire lo stormire del vento o seguire con lo sguardo il volteggiare degli uccelli nell’aria. Le letture di questa domenica fanno riferimento proprio alla vita della campagna.

Dio è all’opera dove e quando meno te lo aspetti
Parabola del granello di senape, da antifonario di Apollonio di Calvisano, cattedrale di Cremona.

Là dove tutto è contrasto. Sia il profeta Ezechiele (17,22-24) sia Gesù (Mc 4,26-34) pongono l’accento sul contrasto tra gli esordi e il risultato finale. Il cedro – albero maestoso che può raggiungere un’altezza di decine di metri – nasce come minuscola pianticella. Con questa immagine, il profeta cercava di infondere coraggio agli esuli a Babilonia: come un arbusto potrà essere nuovamente piantato sul monte Sion e potrà diventare un albero maestoso, così il popolo oppresso potrà ritornare in Palestina e diventare grande. Con l’immagine dell’arbusto della senape che, pur nascendo da un seme microscopico, può raggiungere anche i tre metri di altezza, Gesù indicava al piccolo gruppo dei discepoli le prospettive di crescita del regno di Dio. Così infondeva coraggio ai suoi. La storia gli ha dato ragione.

Dio non dà spettacolo. Il regno di Dio, come tutti gli elementi della natura, cresce in silenzio: che il seminatore «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce». «Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga». L’insegnamento della natura non potrebbe essere più chiaro: Dio è all’opera nelle cose nascoste, dove non te lo aspetti. Non solo nella natura, ma anche nelle persone. Dio non dà spettacolo, lavora nei cuori!

ANNO DELLA PREGHIERA – 20. Un modo di pregare bello e rasserenante è contemplare la natura. Gesù lo faceva abitualmente, come testimoniato dai Vangeli. È una preghiera molto semplice, alla portata di tutti: lasciarsi avvolgere dal calore del sole, sentire sulla pelle le carezze del vento, contemplare la bellezza di un giardino fiorito o sentire i gorgheggi degli uccelli. E pensare che nessuna di queste realtà è opera nostra. Pensare che tutte queste meraviglie sono un dono gratuito è rendere gloria a Dio. È la grande lezione del salmista: «Narrano i cieli la gloria di Dio; l’opera delle sue mani annuncia il firmamento» (Salmo 18). Per una preghiera del genere non servono libri o edifici sacri: basta fermarsi un attimo e “staccare la spina” dalle occupazioni che ci impediscono di gustare queste realtà.

 Lidia e Battista Galvagno

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