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In Tribunale / Umiliata e insultata per anni dal marito trova il coraggio di raccontare

Nelle aule del Tribunale di Asti, una coppia di cinquantenni residenti nel Braidese. Lui, accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni, è un consulente bancario; lei, vittima per anni della condotta del marito, un’operatrice sanitaria.

Il Pm appella la sentenza di Feudo 2 per nove degli imputati
©Rossanino

di Manuela Zoccola

IN TRIBUNALEÈ la storia di un amore che piano piano si “ammala” lasciando dietro di sé una scia di dolore, quella che ha riguardato anche una coppia di cinquantenni, residente nel Braidese, finita alla ribalta della cronaca nell’ambito del relativo procedimento penale presso il Tribunale di Asti.

Lui, accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni, è un consulente bancario; lei, vittima per anni della condotta del marito, un’operatrice sanitaria. Dalla loro unione, inizialmente serena, sono nati due figli. Con il passare del tempo, però, l’uomo sarebbe diventato a poco a poco intrattabile, irascibile e sarebbero insorti i primi “problemi”, degenerati poi negli ultimi anni.

Secondo quanto emerso nell’istruttoria, l’uomo avrebbe esercitato nei confronti della moglie violenza psicologica, verbale e talvolta fisica (come quando l’avrebbe minacciata di morte e afferrata per la gola o nel caso in cui le avrebbe fratturato un dito). La donna sarebbe stata umiliata e insultata, mortificata e denigrata come moglie e madre, anche davanti ai figli minorenni. Su di lei, inoltre, il marito avrebbe esercitato un forte e ampio controllo, compresa la spesa, impedendole persino di usare i propri soldi, nonostante la donna lavorasse.

Da uomo molto religioso, le avrebbe fatto giurare sulla Bibbia, custodita nel comodino, che avrebbero ritrovato l’amore, usando la religione come monito, e l’avrebbe ricattata moralmente, minacciando di portarle via i figli e persino di suicidarsi. La donna avrebbe vissuto per anni nella paura, abituandosi a trattenere ogni reazione, fino alla decisione di sfogarsi con un’assistente sociale. L’avvocata Fiona Bianco, che assiste la persona offesa, ha sottolineato: «La donna ha faticato molto a ricostruirsi dopo le condotte subite».

All’imputato, rappresentato dal legale Piermario Morra, dopo l’allontanamento dalla casa coniugale, è stato applicato il braccialetto elettronico. Durante il processo l’uomo si è difeso dalle accuse mosse a suo carico dal pubblico ministero Davide Greco e dalla controparte sottoponendosi all’esame, nel quale ha dato la propria ricostruzione, negando gran parte dei fatti; ha fornito, inoltre, audio e registrazioni della vita in casa da lui estrapolati. Dopo la lunga discussione avvenuta nella scorsa udienza, il processo è stato rinviato al 26 maggio per le repliche e la sentenza.

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